I Father Murphy hanno trovato un portale per il mondo dei morti | Rolling Stone Italia
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I Father Murphy hanno trovato un portale per il mondo dei morti

La band noise rock italiana celebra la propria fine in un cortometraggio girato a Casa Mollino, a Torino. «È un luogo magico, pieno di simboli nascosti». L'ideale per un rituale perturbante

Father Murphy

Foto: Carlotta Del Giudice

Una casa progettata e arredata nel corso di otto anni seguendo un disegno segreto. Un’abitazione in cui non ha mai vissuto, in cui non ha nemmeno mai dormito, che utilizzava come set fotografico, sede di esperimenti da non mostrare per nessuna ragione all’esterno. Un’aura di mistero avvolge Casa Mollino, la dimora costruita dall’architetto Carlo Mollino a Torino, sulla sponda nord del fiume Po, ora diventata un museo visitabile grazie al lavoro dello studioso Fulvio Ferrari, custode e interprete dei messaggi nascosti di Mollino. Potremmo dire medium, anzi, visto che in questi anni sono stati diversi i tentativi di rievocare lo spirito di uno degli architetti più importanti della Torino contemporanea, morto nel 1973, anche designer, artista, fotografo, aviatore, sciatore. Perché Casa Mollino è un portale che avrebbe dovuto accompagnare l’anima dell’architetto nell’aldilà. Ecco a cosa servono il letto a forma di barca, le pareti piene di specchi, le foto di donne in pose erotiche appese sui muri, vestali con il ruolo di agevolare il transito nella nuova dimensione, tutti simboli ispirati al Libro egiziano dei morti, di cui (pare) Carlo Mollino fosse un appassionato cultore.

Non potevano non venire colpiti da questo luogo anche i Father Murphy, una delle band più importanti del noise rock italiano, da sempre devoti all’occulto, che dopo molti anni passati a girovagare hanno trovato una nuova casa proprio a Torino, la città più esoterica d’Italia. Una band che ufficialmente non esiste più, e che ha celebrato la sua dipartita con gioia, prima con un disco, poi con un lungo tour di addio, pensato come «un rito funebre collettivo itinerante». Ora, per rievocare e per dire addio per sempre allo spirito di Father Murphy, c’è 171219 May Them White Rise with You, cortometraggio presentato al Torino Film Festival, girato in una notte negli spazi arcani di Casa Mollino.

«Abitualmente si affronta la fine solo perché arriva», spiegano Chiara Lee e Freddie Murphy, i due creatori di Father Murphy insieme al batterista GVitron, cioè Vittorio Demarin, che ha abbandonato la band nel 2013. «Noi invece l’abbiamo cercata, per renderla parte del nostro stesso percorso. Quando abbiamo conosciuto Fulvio Ferrari, stavamo cercando un portale in cui poter liberare lo spirito di Father Murphy. Invitati a visitare la casa, abbiamo sentito che quello sarebbe stato il luogo ideale per il nostro rituale personale. Un luogo magico, pieno di simboli nascosti». A iniziare i due ai segreti di Casa Mollino è stato Roberto Maria Clemente (ringraziato nei credits), chitarrista della storica band noise torinese dei Larsen.

Per realizzare l’omaggio finale alla band, i due musicisti hanno deciso di coinvolgere i registi Micol Roubini e Davide Maldi, autori legati al documentario, che da tempo lavorano insieme ma che solo in questo cortometraggio hanno firmato la loro prima co-regia.

I Father Murphy avevano già lavorato in passato con entrambi i registi. Appaiono in una scena del film Frastuono di Davide Maldi, in cui suonano il brano In the Flood with the Flood in un inquietante cameo. Due loro brani aprono e chiudono il documentario di Micol Roubini, La strada per le montagne. Chiara Lee e Freddie Murphy, quando la band già non esisteva più, hanno poi curato la colonna sonora de L’apprendistato, che nel 2019 ha vinto il Torino Film Festival. Il fatto di non presentarsi più come Father Murphy evidentemente ha liberato una personalità musicale inaspettata, tanto è vero che molte scelte registiche sono state fatte pensando alle musiche della band, come il bolero che accompagna una delle scene del film.

Quanto a 171219 May Them White Rise With You, è stato un lavoro concepito a quattro teste. «Per noi è stato molto stimolante», riflette Micol Roubini. «Abbiamo iniziato ragionando su quella che poteva essere una ritualità sonora da parte loro e visiva da parte nostra. Ci siamo messi a immaginare una serie di situazioni simboliche che potessero corrispondere alle loro sonorità». Due protagonisti che si preparano al saluto finale, purificandosi, in mezzo a luci, frutta, campane tibetane, suoni e presenze di cui non si capisce la provenienza, in un crescendo misterioso e perturbante, pieno di rimandi alla Casa e a Carlo Mollino.

Per quanto riguarda la componente musicale, Chiara Lee e Freddie Murphy spiegano che «siamo partiti da cut up di suoni presi da ogni uscita della discografia di Father Murphy, a rappresentare ciascuno un preciso significato, e un legame con quella che è stata l’evoluzione della leggenda di Father Murphy, storia che abbiamo raccontato lungo i vari dischi».

Ogni momento, ogni parte del rituale, si svolge in una stanza diversa, «fino a che i loro spiriti risorti si incontrano in quello che è il salone principale, il luogo dove anche secondo i diversi racconti si situa il portale», spiega Micol Roubini.

Una scena del corto ‘171219 May Them White Rise with You’ di Micol Roubini e Davide Maldi. Foto press

Gli spazi di Casa Mollino si prestano particolarmente bene a fare da scenografia cinematografica. Qualche anno fa anche Yuri Ancarani (esatto, quello dei barchini) aveva realizzato un film in cui una vera medium si metteva in contatto con lo spirito di Carlo Mollino.

«Questa casa, nelle intenzioni di Mollino, doveva essere una linea di passaggio, un confine tra ciò che è vivo e ciò che è morto», dice Davide Maldi. «Ecco perché abbiamo ragionato molto sul doppio in questo film».

Tranne rare eccezioni, come Frastuono, i Father Murphy sono sempre stati restii ad apparire in video (tant’è che la maggior parte dei loro videoclip sono lavori di animazione dell’artista Luca Dipierro). Ma in questo caso è andata diversamente. «Avevamo deciso di coinvolgerli in Frastuono per il loro percorso militante in musica. Con loro c’è un rapporto di fiducia che dura ormai da dieci anni», spiega Davide Maldi. «Sia io che Micol siamo abituati a lavorare con dei non attori, dirigere chi non sa recitare è la cosa che ci interessa di più. Con loro c’è stato un po’ anche il tentativo di metterli in difficoltà, a fin di bene. Magari vedevamo delle cose che, per com’è la loro estetica, avrebbero faticato a realizzare. Ma volevano lasciarsi andare, e li abbiamo portati un po’ ad abbandonarsi».

Così si conclude, con l’ultimo saluto, l’esperienza dei Father Murphy. Addio Father Murphy, lunga vita ultraterrena a te.

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