Massimo Coppola: «Eravamo io, un tedesco e un tassista greco» | Rolling Stone Italia
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Massimo Coppola: «Eravamo io, un tedesco e un tassista greco»

Il direttore di Rolling Stone è stato in vacanza su un'isoletta della Grecia. Al suo ritorno ci ha raccontato queste 3 cose che gli sono successe

Un fotogramma di I Wanna MMM, il videoclip di The Lawyer (2000)

Un fotogramma di I Wanna MMM, il videoclip di The Lawyer (2000)

Il tassista
Ha 28 anni, guida una Mercedes nera, ha l’aria condizionata a palla. Parla un buonissimo inglese. Dice che Tsipras non è di sinistra, è di centro-sinistra. Dice che al referendum nessuno ha capito davvero per cosa stava votando. Dice che è vero, loro che stanno sulle isole, che lavorano coi turisti, sono dei privilegiati. Tipico dei paesi in via di (sperabile) sviluppo, penso. Dice che Tsipras ama il suo popolo. Devi amare il tuo popolo, almeno un pochino, se vuoi guidarlo. Mi guarda facendo un segno con le dita a mimare la minima quantità d’amore di cui sopra. «Tsipras ama il suo popolo», aggiunge, risoluto. Dice di sentirsi europeo al cento per cento, abbiamo lo stesso sangue aggiunge guardandomi e mostrandomi il suo avambraccio tatuato. Sì, dico io. Vorrei suonare più convinto perché ovviamente lo sono, ma mi esce un sì un po’ stitico. Vabbè. Ha gli occhiali a specchio. Ci sconsiglia la spiaggia libera, ci porta in un posto che vorrebbe essere chic ma è tamarro. Noi una volta scesi aspettiamo che non ci veda più e ce ne andiamo a piedi alla spiaggia libera, lontani dal tunz-tunz e dai veli bianchi che ormai ogni spiaggia attrezzata deve avere se vuole essere una spiaggia per gente seria.

Il prezzo della corsa di nemmeno 15 minuti, stabilito unilateralmente dal tassista, è stato di 50 euro. Senza tassametro.

Il barista
Un bambino assetato, in piena contr’ora. Sole a pioggia sui muri bianchi che fanno da marciapiede in una isoletta che non nomino. Entriamo al “Roxi bar” (sic!). Chiediamo una bottiglia d’acqua. Il barista ci accoglie parlando inglese e italiano, mi stringe la mano, mi fa accomodare, estrae una bottiglia e rifiuta i soldi che gli porgo. Gratis, dice, no problema. Il bambino europeo assetato mi chiede come mai non ha voluto soldi. Non so cosa rispondergli. Torno poi spesso nel bar. Oltre a fare sempre lo scontrino – l’unico a farlo, in 10 giorni di permanenza – il barista mi fa sempre uno sconto. Il bambino continua a chiedere perché. Io continuo a non sapere bene cosa dirgli. Gli dico solo che spero che quel barista abbia una vita felice da qui alle prossime duemila generazioni. Il bambino sorride.

Il secondo tassista e il tedesco
Un porto, decine di persone in attesa. Tocca a noi finalmente. Il tassista ci prende a bordo e chiede a quelli in fila dopo di noi dove stiano andando. È una coppia asciugata dal sole, lui camicia a fiori e occhiali da sole con la catenella, lei caschetto nero e rossetto, sui 50. Siamo di strada, salgono anche loro. Inizio a parlare con l’uomo. È di Amburgo. Ci scambiamo pareri sulla sua città. Gli chiedo del St Pauli, la celeberrima squadra di calcio di Amburgo (per molti l’unica squadra di calcio di Amburgo) lui dice sì, loro sono i nostri ribelli. Io penso ai “ribelli” greci, sarebbe una battuta facile, non la dico.

Dice che in Germania vale la pena vivere solo ad Amburgo e Berlino, che il resto è noioso, che Amburgo avendo il porto è un posto aperto, mischiato. Parla un ottimo inglese. Sua moglie non ci ascolta, malinconica. Il tassista ci studia dal retrovisore. L’uomo aggiunge che secondo lui Amburgo è come Napoli. O Genova? Si parla della bellezza del peloponneso. Arriviamo. Il tassista si gira. Ten dollars, dice. Poi sghignazza. Ridendo gli dico, ma dai, siamo ancora tutti europei. Lui risghignazza e dice ok, give me ten euros. Il tedesco è chiaramente in imbarazzo. Lo sarei anche io se fossi in lui. Mi guarda quasi a scusarsi. Il tassista conclude con un risolutivo no problem e sgomma via coi crucchi.