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Jos de Gruyter & Harald Thys: un catalogo ambiguo di orrori

Inaugura stasera alla Triennale di Milano la mostra “Elegantia”, la prima personale del duo belga in un’istituzione italiana

Foto di Gianluca Di Ioia / La Triennale di Milano

Indirettamente ispirata dalla complessa storia della Triennale di Milano e del suo spazio espositivo, Elegantia è la caricatura di un’architettura che si rivela come un catalogo ambiguo di orrori. Concepita come la costruzione di un ambiente in dialogo rigoroso con le sale del Palazzo dell’Arte, sede della Triennale, il progetto è stato concepito come una meta-mostra, una messa in scena dell’idea stessa di esposizione.

In trent’anni di lavoro insieme, Jos de Gruyter & Harald Thys hanno dato forma a un corpus di opere che, partendo dal video, include anche il disegno e la scultura, fino ad abbracciare l’installazione, il suono e la performance. Sedotti e terrorizzati dalla psicologia della dominazione e dell’umiliazione, dal dramma crudo della quotidianità – in sostanza, dalle regole meccaniche della società – gli artisti danno vita a mondi paralleli attraverso la compilazione ossessiva di liste: persone, oggetti, macchine, animali, pezzi di architetture e angoli di città. Figure e personaggi della paura e dell’innocenza, della depravazione e della leggerezza sono presentati sulla scena senza alcuna gerarchia, giudizio morale o interpretazione sociale. Piatti e immobili, bidimensionali e stereotipati, sono abitanti di uno spazio ideale e distopico, testimoni muti e inermi del nostro mondo.

L’architettura della mostra è sia allestimento che opera: un’infilata di teste si allinea lungo una serie di stanze e quinte disegnate. In apparenza si tratta di teste classiche, in verità siamo davanti a campioni microcefali di civiltà indigene – pupille dilatate, attonite e spaventate di fronte alla realtà.

Tra le forme romane e industriali della Triennale, De Gruyter & Thys propongono un esperimento sull’idea stessa di esposizione e sul suo fallimento: modello possibile di una mostra senza autore, bidimensionale e deformata come lo spazio della nostra mente.

Fino al 19 marzo alla Triennale di Milano

© Gianluca Di Ioia - La Triennale-3

© Gianluca Di Ioia - La Triennale-8

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