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Addio alle carni, o forse arrivederci

Dopo l'analisi di 800 studi, l'OMS inserisce carne rossa e lavorata tra le sostanze cancerogene, insieme a fumo e amianto. Le vostre maestre delle elementari avevano ragione

Cover di "Meat is Murder" degli Smiths

Cover di "Meat is Murder" degli Smiths

Consumare carne processata, insaccata, affumicata, inscatolata, fermentata aumenta del 18% ogni 50 grammi consumati in più al giorno il rischio di sviluppare un tumore al colon. Consumare carne rossa fresca potrebbe aumentare il rischio di sviluppare tumori al colon, al pancreas e alla prostata. Questo è quanto ha definito l’IARC, International Agency for Research on Cancer, un’agenzia governativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa di analizzare e suddividere sostanze varie in gruppi secondo il grado di tumoralità. Nel gruppo 1 ci sono le sostanze sicuramente cancerogene, come il fumo, l’amianto, i raggi x, la pillola anticoncezionale e, da ieri, la carne processata. Nel gruppo 2A le sostanze probabilmente cancerogene, come gli steroidi anabolizzanti, alcuni insetticidi, e da ieri le carni fresca di manzo, vitello, maiale, agnello, montone, capra, cavallo. Seguono i gruppi 2B (possibilmente cancerogeno), 3 (non classificabile come cancerogeno) e 4 (probabilmente non cancerogeno).


Una canzone del gruppo 1

L’IARC non pretende di avere l’ultima parola, è capitato che il posizionamento di una sostanza in un gruppo sia poi cambiato grazie a nuove evidenze scientifica. Il problema è che delle sostanze rianalizzate, 69 hanno mostrato maggiori rischi di quelli previsti inizialmente, solo 6 sono state declassate a “non classificabili”. Per i mangiatori di carne c’è ancora qualche piccola speranza – delle stesse dimensioni delle arterie dopo una vita passata a mangiare insaccati.


Un’altra canzone del gruppo 1

La decisione di inserire nei due gruppi varie tipologie di carne è arrivata dopo l’analisi fatta da 22 esperiti della IARC di 800 studi sul tema, di cui forse già vi era arrivata voce – i pericoli legati al consumo di carne, soprattutto degli insaccati, erano noti e suddivisi in un arcobaleno di problemi cardiovascolari, intestinali, e ora tumorali. Un tema piuttosto caldo per gli italiani, visto che abbiamo trasformato la lavorazione della carne (in particolare di maiale) in un’arte.


Un cantante del gruppo 1

Non siamo dei grandi consumatori di carne messi a confronto con altri paesi: qui il consumo pro capite all’anno è intorno ai 78 kg, mentre negli Stati Uniti è di circa 125 kg. Resta la dichiarazione del curatore del rapporto IARC, Kurt Straif, secondo cui 34 mila morti sono legate al consumo di carne. Certo, si contano più di80 mila morti causate dalle sigarette solo in Italia all’anno, ma non è il momento di fare una gara a cosa può ucciderci di più. La stessa rivista che ha pubblicato lo studio, The Lancet Oncology, ha ribadito che la carne ha anche dei nutrienti importanti, come vitamine del gruppo B, ferro e zinco.


Una canzone su una ragazza con una dieta non molto salutare.

Ora la CNN consiglia di mangiare come i greci, tralasciando che tra i prodotti più consumati ci sono la carne di agnello e maiale, e in generale di avvicinarsi alla dieta mediterranea, che era stata declassata dalla posizione di regime alimentare esemplare per l’eccesso di glutine e la presenza di latticini. Oggi c’è la corsa ai “non esageriamo” di molti oncologi e dei produttori, e ai “te l’avevo detto” di Umberto Veronesi e dei vostri amici vegetariani su Facebook. Alla fine dei conti, la soluzione è non eccedere, un consiglio che, come il nero, va con tutto. Intanto le vostre maestre delle elementari ridono sotto i baffi (nel caso della mia, non figurati) ripensando ai vostri pianti mentre vi infilavano broccoli dritti nell’esofago.


Gli Umberto Veronesi della musica inglese

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