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X Factor 2022, le pagelle delle seconde Audizioni: è arrivato Rkomi Hood

L'uomo di 'Taxi Driver' ha quasi sempre una parola buona per tutti e i giudici per ora buonisti dicono troppi sì. Dove sono finiti il rock e la voglia di spaccare tutto che aveva portato Manuel Agnelli?

Rkomi e Fedez, entusiasmo a X Factor 2022

Foto: Virginia Bettoj/Sky

Talenti ce ne sono, acerbi spesso, ma ci si può lavorare. Ma manca il rock, la personalità, la voglia di stupire e ancora di più di rischiare. Con Manuel Agnelli se n’è andata la voglia di spaccare tutto, con Mika i paraculi bravi che vogliono prendersi tutto. Funzionano, per ora, i cambi Ambra-Emma e Manuelito-Rkomi, ma erano comprimari. Qualità musicale media bassa e in parabola discendente, acuita dai troppi sì di giudici per ora troppo prudenti e buonisti. Per i bootcamp servirà lo stadio Diego Armando Maradona, tanti sono i passati al secondo turno.

Cecilia Quaranta e Colin MacDonald voto: 10

Cecilia Quaranta sceglie Amandoti e tu già senti la mancanza di Manuel che la canta a Sanremo con Damiano. Ok, non ce la faccio, troppi ricordi. 
Una scelta incredibile, rischiosissima, che dopo dieci secondi ti sembra inevitabile e naturale. Le devo peraltro il mio ritorno all’eterosessualità dopo una breve parentesi di amore eterno per il cantante dei Gemini Blue (9, fanno un Hendrix rivisto, scorretto e Afroblues, e lo fanno avendo provato un solo giorno insieme, e per il frontman potrei fare una pazzia: aspetto il loro primo live post X Factor per lanciargli le mutande). A una così brava e credibile nel suo essere delicata e potente, elegante e squassante, le perdoni pure «viva il lupo». Del buon Colin possiamo dire che l’Emilia Romagna rende fighi anche gli insegnanti di inglese. Sceglie Heart-Shaped Box dei Nirvana – si può fare un’audition con una canzone fichissima e rock, non è reato – e ne dà un’interpretazione piena di carisma, intensità, forza. E quando stai per storcere il naso dicendo «sì, ok, bravo ma la voce?» ti stende. Così bravo che alla fine dell’esibizione sembra sexy pure il suo golf.

Simone voto: 9,5

Chiede a Fedez di cantare con Francesca Michielin Magnifico per fare la proposta di matrimonio alla fidanzata (da 14 anni, una decisione improvvisa e istintiva insomma). Ti vogliamo bene eroe, ti ricorderemo con onore. Anche quando le cose andranno male e non troverai nessuno con cui sfogarti perché tutti noi saremo troppo impegnati a litigare con le nostre di mogli perché non siamo mai stati così romantici.

Marco Zanini, Tiziano Melani, Wiam Ait Bakrim voto: 9

Marco, già sei il sosia di Pietro Castellitto e ti dovrebbe bastare. Ma no, la natura vuole prendersi gioco di chi come me non ha talenti degni di nota, e ti dà pure una voce clamorosa, tanto riconoscibile quanto plasmabile. Fossi un giudice mi venderei un rene per averlo nella squadra. Lo ascolti e capisci che lui potrebbe cantare tutto, dal country alla trap. Anzi, dovrebbe. Così come Wiam Ait Bakrim, di quelle che non noti quando entrano in scena e salgono sul palco e poi mai vorresti che lo abbandonassero. Inconsapevole del suo talento e irresistibile per questo, va protetta e valorizzata. Ambra, tocca a te. 
Su Tiziano Melani che dire? Vederlo a X Factor è come vedere Dio che partecipa a un talent e nessuno se ne accorge tranne te. Il suo inedito cantato con l’inglese di Celentano ma fatto male unito a una coreografia di ballo che ricorda Valeria Marini che prova a fare Michael Jackson, entrambi ubriachi, è la hit definitiva. Amo disperatamente chi ha il suo coraggio suicida.

Ambra voto: 8,5

La migliore giudice per distacco. Mezzo voto in meno perché i suoi sì sono troppi, serve più cattiveria. Ma è sempre a fuoco, a partire da quando si deve giocare sull'(auto)ironia: la battuta sul playback è fulminante e geniale ma è anche un avvertimento agli altri giudici: ho la pellaccia dura, se provate a farmi male, mi scivola addosso e con un gancio posso mettervi al tappeto, dopo quello che ho passato per me X Factor è la sigla dei Puffi. Il tutto sempre con il sorriso dolce e lo sguardo di chi ti sfida, senza aver bisogno di mostrare i muscoli o i denti. Ingeneroso il confronto con Fedez che ride alle sue stesse battute, uno dei mali del mondo insieme al gesso che graffia la lavagna.

Gaia Eleonora Cipollaro, Giorgia Turcato, Tania Bornacin, Francesca Rigoni voto: 8

Fa male pensare che delle quattro moschettiere ne resterà soltanto una, al massimo due. Gaia ha un mondo che vuoi esplorare, scoprire, capire, e alla fine fermarti a viverci. C’è tanto da correggere e smussare, ma perché va senza rete sulla sperimentazione e l’ibridazione. Correrei a un suo spettacolo e ha ragione Fedez, in lei vedi “il progetto”. Giorgia rivaleggerà con Cecilia Quaranta per il ruolo di “The voice” dell’edizione, con la sua Miley Cyrus domata con sensibilità e personalità stupisce tutti. E se questa era davvero la prima esibizione dal vivo, non osiamo immaginare dove potrebbe arrivare. La sua musica ipnotizza come i suoi occhi.
 Tania Bornacin è una virtuosa, il sospetto è che lo sia in qualcosa di meravigliosamente inutile (sorella, ti capisco, io so fare solo queste pagelle). Canta Anna Tatangelo come se fossimo negli anni ’80 ed è irresistibile. Il punto è: questo mash up temporale di generi sa farlo in qualunque angolo musicale e ritmico? Se è così, abbiamo una N.A.I.P. melodica e pop, altrimenti la salutiamo al prossimo turno (come succederà alla Antonella Ruggiero sotto acidi Maria Chiara Leoni, voto 7, ma Ambra con uno dei suoi rari no intuisce quello che pubblico e colleghi fingono di trascurare: sa cantare solo così, urlerebbe come una Matia Bazar soft metal K-pop pure Toto Cutugno). Francesca Rigoni come Gaia Eleonora Cipollaro deve crescere ma la sua Madonna stile Frozen, come l’ha definita Dargen, è impavida e riuscita e magnetica. E lei, di una bellezza rock fuori e dentro, è una pietra preziosissima. Serve un orafo che la faccia diventare il gioiello più bello.

Filippo Ricchiardi, Omar Ahmed voto: 7,5

Con la sua faccia da Ian Curtis e la sua voce da Ed Sheeran, con quella sicurezza in se stesso di chi ti sta facendo un favore a essere là, Filippo non riesci a non ascoltarlo, apprezzarlo, volerlo ai live. Irritante come pochi altri concorrenti, vorresti rimandarlo in Canada seduta stante, poi lo senti cantare e suonare e capisci che sarebbe perfetto per Mika (nostalgia canaglia vol. 2). Perfetto per un live intimo in un locale e poi la cena. Ma senza di lui, la seconda. A cena andresti con il Mahmood dei poveri, il benzinaio cantante Omar, bravo e acerbo, che ha un inedito sentito e doloroso, premio bruschetta nell’occhio della settimana (se risento le parole Ti perdono papà piango come un vitello). Ti commuovi con le sue parole, poi con le lacrime di una mamma eroica e le proteste di una nonna (10) che è la cosa più rock vista in queste audition. Fedez prende una buccia di banana nel blastarlo, ma da vecchia volpe se ne accorge e la lancia sotto i piedi dei colleghi. Ma è qui che vedi che è troppo nervoso, il buon Federico.

Rkomi voto: 7

È arrivato Rkomi Hood. Memore della sua gavetta ha sempre (o quasi) una parola buona per tutti (sembra accorgersene pure lui quando infila una serie di no persino severi in alcuni casi). Ma quando esce fuori quella cattiva, è tagliente e affilata. Ancora un po’ troppo timido – deve capire che quando inizierà la gara gli altri tireranno fuori l’artiglieria pesante e lui per ora sembra avere solo brutte camicie e neanche il giubbotto antiproiettile – ma decisamente più a fuoco della prima puntata. Tanto che i suoi capelli ti distraggono meno. Il voto è anche perché è il primo giudice in anni che ha ricevuto un’insufficienza e mi scrive in privato in modo civile e intelligente, senza insultarmi. Di solito è il controcanto arguto di uno degli altri tre: mi sa che il bruco non diverrà farfalla, ma grillo parlante.

Elephants in the Room, Lost Kids, Tropea voto: 6,5

I primi hanno un nome bersaniano (Pierluigi, non Samuele), un groove notevole e un buon talento, ma sono la fotografia delle (poche) band di questa edizione: senza Agnelli arrivano tutte con il freno a mano tirato, da un colpo al cerchio e uno alla botte. Una sorta di rock for dummies (dove dummies sta per giudici). Sui Lost Kids e Tropea vien solo da dire: ma allora l’It-pop non è il male assoluto. Peccato che i primi sembrino più adatti ad Amici e i secondi sono tanto cool quanto scarsi nei testi (il loro inedito sembra Riccione dei Thegiornalisti fatta bene).

Andrea D’Ascanio, Samuele Luciani e Satura Lanx, Hate Moss voto: 6

Sia chiaro, non comprerei un album del primo neanche sotto tortura, ma ha grinta e palle da vendere. Più dei finti crooner, Brit It popper d’accatto e cantautori farlocchi passati prima e dopo di lui. Sarebbe interessante vederlo crescere nel talent, potrebbe diventare un Max Pezzali 2.0. Ed è un gran complimento. Samuele e Satura sembrano un buon progetto, soprattutto quando non danno spazio alla voce. Ma per finire ai live serve più coraggio e creare più aspettative, altrimenti al massimo possono aprire i djset. Gli Hate Moss hanno un nome figo – secondo solo ai Pink Freud – un mood non banale, ma uno intonato avrebbe aiutato. Così sembrano perfetti per essere eliminati al prossimo giro.

Dargen D’Amico voto: 5,5

Un po’ deve svincolarsi dall’abbraccio mantideo di Fedez, un po’ dà l’idea che quando non è in giornata, non sa nasconderlo. Discontinuo – rifila un paio di no incomprensibili (tipo quello a Spanu, definito da lui «perfetto fino al gran finale», troppo coatto aggiungiamo noi, e poi mandato a casa) e la sua ironia si rifugia in formule già un po’ stanche tipo «salutiamo Catania» – ma capace allo stesso tempo di riempire la telecamera. Capisse di musica sarebbe perfetto, per ora ci accontentiamo delle sue battute. Peraltro fratello mi stai rubando il lavoro, un paio delle mie le ho dovute cancellare per non farmi accusare di plagio. Conferma comunque che sarà una delle pietre angolari dell’edizione, se funzionerà X Factor resterà a galla. Deve fare molto più casino, spiazzarci, e siamo convinti che lo farà quando il gioco si farà duro. Ha ragione il pubblico, è il nostro spirito guida. Deve solo esserne all’altezza.

Fedez voto: 5

Andrebbe capito se essersi creato una comfort zone con due giudici “vicini” e una conduttrice amica sia stata un’idea sua o della produzione. Federico è uno da battaglia, funziona se litiga con chi non ti aspetti, se si incazza e tira bordate, per ora invece sembra un capoclasse saccente che non è contento della scarsa disciplina dei suoi alunni e di quella ribelle che non ne subisce il fascino. Sul finale prova la carta simpatia e si salva in corner.

Luca Fallini voto: 4,5

Ambra lo definisce «il figlio illegittimo di Battiato», che però a X Factor non sarebbe mai andato. Bravo, ma si fa fatica a capire perché dovremmo sentire per varie settimane uno che fa una musica vecchia di trent’anni, senza guizzi.

Wepro voto: 4

Il loro biglietto da visita dice futurismo e rock. Nel senso che amano il rumore indistinto come gli alfieri del primo e del secondo il frontman ha solo l’arroganza, peraltro troppo infantile. Sopravvalutati, soprattutto da se stessi. Rkomi, non avere dubbi: il ragazzo è (solo) fastidioso.

Clemente Guidi voto: 3,5

Sarebbe perfetto per una serata karaoke di radical chic o a un pianobar di alto livello. Potrei anche salvarlo, ma la mimica facciale compiaciuta è davvero troppo. Alla prossima o canta Maracaibo o lo saluteremo dimenticandoci il suo nome.

Giacomo Paris voto: 3

Paracadute è il nome del suo inedito, ma anche quello che vorremmo quando attacca i pipponi. Meglio buttarsi nel vuoto che ascoltarlo. Anche quando canta: i giudici ci cascano perché l’intemerata iniziale abbassa le aspettative in modo clamoroso. Ha un solo vero talento: mettere in fila indiana luoghi comuni nel testo e nelle note. Ha il pregio di fotografare perfettamente la qualità media (e mediocre?) di questa edizione. Aspettando il momento in cui finirà per piacermi, per ora vedo solo un Daniele Groff che non ce l’ha fatta. Bluff giocato maluccio ma per ora incredibilmente vincente.

Valeria Agata Romeo voto: 2,5

Un’altra che la sfanga e non si sa come. Inizia dicendo «ho inventato un genere». Una di quelle cose che ammazzerebbe un cavallo. Quest’ultimo rimane agonizzante finché non è la sua performance a finirlo.

Dynamite 36 voto: 2

Una bomba. Nel senso che a metà della canzone vorresti farti esplodere per smettere di ascoltarla. Andrebbero bene in crociera, almeno finché non li lanciano fuori bordo. Ma davvero c’è chi ancora pensa di far musica così?

Gianmarco Ciullo voto: 1,5

Nelle saghe di paese (che adoro, sia chiaro), potrebbe essere il figlio del sindaco che prova a fare il leader di una cover band dei Sex Pistols. Fallendo. Ma vorrei essere lui: fa quel cazzo che gli pare, con una faccia da culo notevole ed è felice. Senza alcuna vergogna.

Paolo Civitarese voto: 1

Il sosia di Grignani. L’ultimo Grignani però. Con il look degli Hanson. E ha anche dei difetti.

Guilty pleasure della settimana: I Nitidi

La loro Jah Rastafari la voglio sentire fino alla prossima primavera. Forse esagero, sarà che con loro andrei a sballarmi tutte le sere.