Venezia 73, quello che troveremo alla Mostra del Cinema di quest’anno

Dalle prime puntate di "The Young Pope" a "La La Land", uno di quei dolci impossibili da non assaggiare. E poi c'è l'incredibile Natalie Portman in "Jackie"
Natalie Portman è Jackie Kennedy nel nuovo film di Pablo Larraìn

Natalie Portman è Jackie Kennedy nel nuovo film di Pablo Larraìn

È un esercizio forse ozioso quello di spulciare il programma di un grande festival cinematografico cercando di individuarne le future sorprese e conferme, senza ancora aver visto neanche una delle opere selezionate. Ma la curiosità e la voglia di godersi una decina di giorni speciali ti impediscono di non affrontarlo.
C’è però una dovuta premessa: Venezia 73, in crisi da anni, prova il controsorpasso. Non tanto sull’irraggiungibile, anche per il budget quadruplo, festival di Cannes, ma su Toronto. C’è una controtendenza evidente, che è quella di studios Usa e star: stanno tornando. E allo stesso tempo però – si vedano le scelte dei film italiani in concorso – non si ha paura di scegliere una via sperimentale, fatta di documentari, racconti ibridi, opere diverse dal mainstream.
Ecco perché proveremo a fare una road map license parziale, ma concentrata proprio su questi due aspetti.

Partiamo dalle scelte tricolori più sorprendenti tra quelle che tenteranno l’assalto al Leone d’Oro: Piuma di Roan Johnson, uno che ha un talento per la commedia giovane e vitale non comune, capace di essere sensibile e malinconico, da contrapporre a Spira Mirabilis, opera di due documentaristi di altissimo livello e molto conosciuti da rassegne importanti come Locarno e dai critici più raffinati (Massimo D’Anolfi e Martina Parenti), che si annuncia con la pesante etichetta di “film sull’immortalità”. Sulla caducità del mestiere e della vita dell’attore, anche letterale, è il fuori concorso Tommaso, di Kim Rossi Stuart, sorta di divertita autobiografia di emozioni e ossessioni.
E infine, alle Giornate degli Autori, non si può non prestare attenzione a Edoardo De Angelis e a Indivisibili, su due gemelle siamesi: film che ha costretto le protagoniste a vivere fisicamente legate per mesi, sfida cinematografica e umana e registica di alto livello.

Uscendo dall’Italia, certo c’è curiosità per Jesus Vr, un film cristologico che usa la realtà virtuale: per durata e tecnologia, però, dobbiamo ancora decidere se considerarlo “cinema”. Ve lo sapremo dire. Di sicuro però la nuova opera da cineasta di Mel Gibson, uno che per la passione di Gesù ha un’ossessione che lo ha reso ricco e discusso, è tra i circoletti rossi da mettere sul programma: la sua storia di eroismo di guerra di Hacksaw Ridge non passerà, come sempre succede con Mad Mel, inosservata.

Cult o stracult, non ci sono mezze misure, sarà l’Emir Kusturica che ha scelto Monica Bellucci per il suo stralunato Sulla via Lattea, e lo stesso discorso vale per The beautiful days of Aranjuez, in cui Wim Wenders inquadra una coppia che parla di vita e d’amore. Entrambi geni ormai appassiti, hanno dato delusioni cocenti ultimamente. Sapranno riscattarsi? Se dovessimo puntare 10 euro, a giudicare dalle trame, no.
La coppia Watts-Schreiber sarà al centro di The Bleeder: classico biopic sportivo-emotivo all’americana, racconterà la vicenda di Chuck Wepner, l’uomo che resistette 15 round contro Muhammad Alì e che Stallone scelse come ispirazione per il suo Rocky Balboa. Altra coppia, sul set e nella vita, è quella formata da Alicia Vikander e Michael Fassbender, coppia da Oscar, visti i loro successi all’Academy (lei lo ha vinto, lui nominato già più volte). La loro storia di originale genitorialità sembra cucita per colmare la lacuna di lui nella bacheca di casa e per far fare il bis a lei. Ad aiutarli uno bravo come Derek Cianfrance, talentuoso se pur non di rado lezioso nel disegnare le sue immagini in movimento.
Occasione d’oro per gli amanti del genere è The bad batch, horror thriller su una comunità di cannibali. Diego Luna protagonista, ma nel cast rubano l’occhio i divi – seppur un po’ arrugginiti negli ultimi anni – Jim Carrey e Keanu Reeves. Coppia di assi, come Jake Gyllenhall e la soave Amy Adams (protagonista anche di Arrival del bravo ma sopravvalutato Denis Villeneuve) anche per Animali notturni, in un melodramma letterario di Tom Ford che ci affascinerà o ci addormenterà, difficile che esista anche qui una via di mezzo.

Impossibile poi non citare Paolo Sorrentino – arriveranno al Lido le prime due puntate di The Young Pope – e Terrence Malick, che con la voce narrante di Cate Blanchett ci porterà un documentario ambizioso fin dal titolo (Voyage of Time, Life’s Journey). La La Land è uno di quei dolci impossibili da non assaggiare: storia d’attori, vista e rivista, ma quei due sensualissimi talenti di Emma Stone e Ryan Gosling, insieme, come fai a ignorarli?
È giusto però che sappiate qual è il film più atteso (e più temuto, una delusione sarebbe dolorosissima) da chi scrive. È il primo lungometraggio in inglese di quello che è forse il miglior regista vivente – sì, anche più di Iňarritu e Scorsese (quello attule, intendiamoci) – ovvero Pablo Larraìn (già autore di Tony Manero, Post Mortem, No e Il Club: per lui solo capolavori). Nel suo Jackie, peraltro, c’è la miglior attrice su piazza, Natalie Portman, e un produttore come Aronofsky. Un po’ come se Maradona avesse giocato insieme a Van Basten, allenati da Mourinho. Infine la nostra anima bambina non potrà non dare un’occhiata a I magnifici sette di Fuqua. Qui troviamo Peter Sarsgaard (già in Jackie) con assi come Denzel Washington, Ethan Hawke e molti altri caratteristi di fama, un remake di un remake di un remake (eh già, ricordate che Sturges pescò da Kurosawa). L’impressione è che sia un tentativo incosciente e un po’ “coatto”, si direbbe a Roma. Insomma, imperdibile.