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‘Rolling Stone’, 50 anni di sesso, droga e rock’n’roll in una serie

Musica, politica e cultura attraverso la prospettiva della rivista iconica - la nostra - che prima e più di tutti comprese la rivoluzione del rock. Dal 6 febbraio su Sky Arte

“Vi starete chiedendo che cosa cerchiamo di fare, difficile a dirsi, speriamo che sia qualcosa di buono, una specie di rivista il cui nome proviene da un vecchio detto. Muddy Waters lo usò per una sua canzone, i Rolling Stones presero il nome dal quel pezzo, ma era anche il titolo del primo brano rock di Bob Dylan. Non parleremo soltanto di musica, ma anche di tutto ciò che ha a che fare con essa. Ci abbiamo lavorato molto, speriamo che vi piaccia. È difficile dire di più senza che sembrino stronzate”.

Poche parole, dritte al punto, in quello che da lì in poi diventerà lo stile di Rolling Stone. A scriverle è Jann Wenner in persona, il 9 novembre del 1967, sul numero 1 della rivista che cambierà il mondo dell’entertainment. Ora a raccontare quella storia, che è la storia d’America e della cultura pop, arriva una docu-serie, Rolling Stone: sesso, stampa e rock’n’roll, 6 puntate dirette dal premio Oscar Alex Gibney e dal vincitore dell’Emmy Blair Foster, che andranno in onda su Sky Arte ogni mercoledì alle 21.15 a partire dal 6 febbraio.

Jann Wenner e Jane nel 1968


Cinque decenni raccontati e attraverso la prospettiva della rivista iconica che comprese fin da subito come il rock andasse ben oltre la musica: negli anni ’60 era il mezzo di comunicazione dei giovani, una forza culturale che permetteva loro di uscire dal quadretto dell’America di Eisenhower. “Non c’era nessun giornale che raccontasse il rock come doveva essere raccontato, che lo capisse davvero”, dice nel 1968 in un filmato inedito un giovanissimo Wenner, che confessa di aver capito di non essere abbastanza bravo da diventare musicista al college e di aver invece capito che il suo vero talento era il giornalismo.



Nella serie ci sono materiali d’archivio esclusivi, come i filmati dell’edificio di una tipografia nel quartiere South of Market di San Francisco, che all’epoca era una zona industriale, da cui Jann e la compagna Jane stamparono il primo numero: “Ci servivano 7.500 dollari e ne chiesi 2mila a mio padre”, spiega lei. E poi il sodalizio con Ralph Gleason, “l’unico ad aver capito la musica rock e il valore delle persone che lo facevano”.

Sulla cover del primo numero Rolling Stone c’era John Lennon, dentro tra le altre cose un’intervista a Donovan e due pagine sull’arresto dei Grateful Dead. Ma è solo l’inizio di un mito. Di un lavoro rivoluzionario che racconta anche lo stile e sensualità della cultura giovanile. Il fotografo Baron Wolman realizza un numero speciale sulle groupie, al grido di “i gruppi musicali condividono tutto, anche il sesso”. Menzione speciale ovviamente per i calchi dei peni delle rockstar in gesso.

Jann Wenner nell’ufficio di Rolling Stone in Brannan Street, San Francisco, 1968


Nella squadra arriva anche Ben Fong-Torres, sarà lui a entrare nel salotto di Ike e Tina Turner: “li vidi in concerto, erano qualcosa di sconvolgente, ma River Deep Mountain High fu un flop, le stazioni nere lo consideravano troppo pop e quelle bianche troppo R’n’B”. Una poco più che ventenne Annie Leibovitz scatta il servizio fotografico dei due e riferisce a Ben quello che ha visto: brocche di polvere bianca e telecamere intorno ai letti. Ike si arrabbia moltissimo, ma ormai è fatta.

La Leibovitz spiega quanto quegli anni l’abbiano formata: dal suo secondo servizio con Grace Slick e Paul Kantner dei Jefferson Airplane, “in cui nessuno sentiva il bisogno di vestirsi o di nascondere droghe”, a quello con Lennon John e Yoko Ono: “Ero molto agitata, si trattava di artisti di fama planetaria, mi dissero che trovavano molto dolce che Jann avesse mandato una fotografa sconosciuta e donna, mi accolsero benissimo”.



E qui, 10 mesi dopo il primo numero, si apre la love story tra Lennon e Rolling Stone: Wenner e soci sentono True Virgins, il primo brano a cui John e Yoko lavorarono come duo. La cover del disco dove erano nudi fu censurata praticamente dappertutto, anche in USA. Rolling Stone la pubblica insieme a un’intervista che fa esplodere in milioni di pezzi l’immagine patinata dei Fab Four. “Non è bello essere un artista, è una tortura”. “Non credo nei Beatles”, canta Lennon, e nell’intervista spiega, “Erano un sogno e non credo più nei sogni”.

E questo è solo quello che vedrete nella prima puntata. Stay tuned. La storia del rock è appena iniziata.

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