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Mara Maionchi: «Chiedetelo al padre di Valeria Solesin se “non mi avete fatto niente”»

La lady di ferro di X Factor racconta l’avventura a Sanremo Young, suggerisce ai Måneskin di cantare in italiano e dice che il messaggio della canzone di Meta e Moro non la convince fino in fondo.

Foto di Juleh Hering

«Stavo facendo un riposino perché ieri abbiamo fatto tardi». Mara Maionchi esordisce così mentre un’auto la sta riportando a Milano. Il giorno prima ha preso parte a Sanremo Young, il contest canoro per adolescenti in onda su Rai 1, il venerdì, in prima serata: «Alla fine abbiamo fatto il 20%. Come ti è sembrato il programma? Ti è piaciuto?», domanda come un personaggio tv navigato, ma allo stesso tempo distaccato dal bailamme mediatico. Nello show, condotto da un’Antonella Clerici tutta paillettes, in realtà, la maggior parte dei partecipanti ragazzini, sono simpatici come una martellata sulle dita e si sentono già alla stregua di un Justin Timberlake o una Demi Lovato qualunque. Ci vuole giusto una come la Maionchi per farli volare basso. Perché lei, ormai è cosa nota, sfrutta la sua simpatica di nonna rock, per tirare stoccate capaci di sgretolare l’ego ipertrofico di chi si sente già un divo, ma starebbe meglio in qualche balera di Cesenatico. Sarà per questo che i talent se li è girati (quasi) tutti. E il suo ritorno a X Factor è stato accolto da tutti noi teledipendenti con un’ovazione. Del resto, meglio la sua schiettezza senza peli sulla lingua, alle disquisizioni dei cantanti fighetti.

Iniziamo dal Sanremo appena passato. Cosa ti è piaciuto e cosa no?
Devo dire che, in linea di massima, mi sono piaciute molte cose, è stato un buon festival. Adesso non è che voglio mettermi a cercare il pelo nell’uovo.

Sì ok, ma ci saranno canzoni che ti sono piaciute più delle altre.
Una vita in vacanza dello Stato Sociale l’ho trovata molto divertente, anche Frida (mai mai mai) dei The Kolors perché mi fa venire voglia di ballare, anche se non posso farlo per via del mio ginocchio. E poi mi è piaciuta quella della Vanoni con Bungaro e Pacifico perché c’è una strofa che dice che bisogna imparare ad amarsi e a lasciarsi. In effetti qualcuno ancora non vuole capire che ci si può lasciare senza far nascere tragedie.

E tra i Giovani?
Mirkoeilcane ha trattato un tema difficile in modo fiabesco.

Ma qualcosa che non ti ha convinto ci sarà stata…
Mah, devo dire che ‘sto Sanremo mi è più piaciuto che dispiaciuto.

E il pezzo di Fabrizio Moro ed Ermal Meta che ha trionfato? Credi sia stato aiutato dalla “polemica plagio”?
No, credo di no. La canzone, poi, ha sicuramente delle qualità. Non mi riconosco nella frase “Non mi avete fatto niente”, questo bisognerebbe chiederlo al padre della ragazza di Venezia rimasta uccisa dentro il Bataclan (Valeria Solesin, ndr). “Non mi avete fatto niente” mi è sembrato un modo un po’ semplicistico per affrontare l’argomento. Ma il fatto che non ci lasceremo impaurire dagli attacchi terroristici, questo è vero.

Arriviamo a Sanremo Young. Gira che ti rigira torni sempre a fare il talent.
Non è un talent. Lo vedo più come un concorso. Nel talent seguiamo i ragazzi, gli diamo le canzoni, creiamo un percorso. A Sanremo Young ci limitiamo a dare dei voti, non andremo avanti con questi adolescenti. La crescita, all’interno di questo programma è relativa, al massimo arriva qualche critica che li aiuta. Ma il concetto è diverso rispetto al talent.

Sai che ho trovato gran parte dei ragazzini concorrenti spavaldi al limite dell’antipatia?
Be’ perché forse i 14enni e i 15enni sono così. Magari, dopo qualche bastonatella sulle spalle, si rimettono in sesto. Però effettivamente un po’ spavaldini lo sono.

Non credi che ultimamente tutti questi contest musicali sfornino personaggi che non vanno oltre la stagione? Prima duravano di più.

Ragazzi, il problema sono sempre le canzoni. I cantanti durano se le loro canzoni durano. Se i pezzi non ci sono, gli artisti si spengono. Che personaggio è uno che non racconta qualcosa di interessante? Ci vogliono gli autori, l’ho sempre pensato. Non a caso il festival quest’anno ha funzionato perché c’erano belle canzoni.

Ok, ma veniamo a uno come Enrico Nigiotti: prima Amici, poi Sanremo e, infine, X Factor. Se non c’eri tu che lo ritiravi fuori pensi avrebbe avuto qualche chance?

Ma guarda, lui caratterialmente non è proprio il massimo della gioia. Che poi, poveretto, si è preso questa nomea perché a vent’anni partecipò ad Amici di Maria De Filippi, si doveva scontrare con la sua fidanzata, si rifiutò e lasciò il programma. Chiaramente quell’atteggiamento lì l’ha pagato: non fa notizia un ragazzetto – che nessuno sa chi è – che non vuole sfidare la sua donna. Magari lo scrivono una volta sui giornali e poi viene tutto dimenticato. Lui ha subìto questa storia qui, che si è provocato da solo però.

Ma a te lui piace, visto che lo hai scelto.

Nigiotti non sarà Modugno, ma la canzone che ha portato a X Factor aveva un bel gancio. Anche la prossima sarà piacevole.

E che mi dici dei Måneskin? Dureranno?

Be’ loro sono forti e il frontman è un vero teen idol, credo si dica così. Poi, sai, c’hanno questa cosa dell’inglese che è un po’ come quando Sting canta in italiano. Secondo me ognuno deve usare la propria lingua.

Quindi hanno le carte per farcela o no?
Se scrivessero pezzi in italiano, adatti al loro modo di essere, potrebbero davvero spaccare.

Arriviamo a Lorenzo Licitra, la sua vittoria a X Factor è stata molto criticata. Qualcuno sui social ha scritto che il suo trionfo è la prova che moriremo democristiani.

Possibile. Credo però che molti non abbiano considerato una cosa: in Italia, la forza dei muscoli, nelle canzoni, vince sempre. Nelle ultime puntate di X Factor Lorenzo ha interpretato pezzi, molto adatti alla sua vocalità, in maniera impeccabile. Purtroppo non era pronto con le canzoni. Ma se riesce a lavorare su brani potenti può confermare la sua vittoria. Perché sai, i teen idol poi crescono eh.

Ma tu stai seguendo qualcuno degli artisti della tua squadra?

Non seguo nessuno. Nigiotti mi ha mandato il nuovo pezzo solo per gentilezza, per carineria.

Senti, facciamo fantatelevisione, tu e Fedez siete stati riconfermati a X Factor. Ma con chi ti piacerebbe condividere il bancone dei giudici?
Vorrei Simon Cowell (ride sonoramente, ndr). Lo trovo molto divertente. A parte lui non saprei.

Sai che Gabriele Immirzi, il direttore generale di Fremantle Media, la società che produce X Factor, ha dichiarato che il sogno sarebbe avere come giudice la De Filippi?
Ah sì? Non avevo mica letto. Be’, questa è divertente, quasi come quella di Simon Cowell.

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