Le storie vere di “Gomorra”

Nel giorno del finale di stagione, quattro storie vere di organizzazioni criminali che hanno ispirato alcune scene della serie
Questa sera finisce la seconda stagione di "Gomorra"

Questa sera finisce la seconda stagione di "Gomorra"


«Negli atti di un processo si legge di un boss bielorusso in Campania, il quale avrebbe dato ordine ai suoi di torturare un informatore. Come? Infilandogli un saldatore collegato alla corrente nel culo. Nel giro di tre minuti gli sarebbero esplose le viscere. A quel punto l’informatore inizia a parlare. In altri atti si parla della ’ndrangheta nel Lazio, che fa sparire i cadaveri dandoli in pasto ai maiali. Questo per stare nello splatter. Ma ti posso anche raccontare di cose che riguardano direttamente la politica. Mafia Capitale: a un certo punto Buzzi ha un problema col vicesindaco di Roma. Non riesce a parlargli, non riesce a farsi ricevere. Quindi si rivolge a Carminati e Carminati risolve la questione. Allora Buzzi gli dice: “Ok, salgo a parlare col vicesindaco”, ma Carminati lo corregge: “No, è lui che deve scendere a parlarti”. Una scena così suonerebbe falsa in sceneggiatura, ma in realtà sta dentro agli atti».

Così risponde Roberto Saviano nella nostra intervista, alla domanda sul rapporto tra realtà e fiction televisiva.

La seconda stagione di Gomorra, come la prima, fa chiari riferimenti a fatti di cronaca realmente accaduti. Ne abbiamo raccolti quattro ben chiari. Ovviamente, per chi non ha visto le puntate, il rischio spoiler è altissimo.

La strage dei calabresi in Germania

Nel secondo episodio della stagione, ci troviamo in Germania un anno dopo i fatti raccontati nel resto della serie. Genny Savastano viaggia verso Colonia per incontrare il padre Pietro, scappato dall’Italia e ospite di un suo amico, capo-clan calabrese. Invitati a una cena dal loro contatto, riescono a fuggire a un regolamento di conti tra ‘ndrine rivali della ‘ndrangheta , grazie a una soffiata ricevuta da Genny.

Luogo diverso, ma fatti praticamente identici, nella famosa strage di Ferragosto di Duisburg. Il 15 agosto 2007, le ‘ndrine dei Nirta e degli Strangio hanno ucciso sei membri della ‘Ndrina dei Pelle-Vottari appena usciti da un ristorante tedesco. Il regolamento dei conti è stato l’atto conclusivo della cosiddetta Faida di San Luca.

I giovani “girati” del clan

o track

Le vicende legate alle figure di ‘O Track, Capa ‘e bomba e ‘O Cardillo ricalcano quasi perfettamente i fatti successi con i cosiddetti Girati del clan della Vanella Grassi. Nella serie i ragazzi del vico sono prima giovani affiliati dei Savastano, legano poi con gli Scissionisti, per poi riavvicinarsi al loro clan originario.

Stessa cosa successa nella realtà, con i Vannella che prima mollano i Di Lauro e poi si riavvicinano a loro per conquistare nuove piazze. Questa velocità nel cambiare alleati, fa conquistare al gruppo il nome di Girati.

L’amante della moglie del boss
marinella
Marinella è la moglie di Lelluccio, figlio di Scianel, ridotta quasi in prigionia da quest’ultima. Mentre Lelluccio si trova in carcere, inizia una relazione d’amore con Mario, autista della potente donna. Ma la tresca non sfugge agli occhi di Scianel, che fa fuori il suo autista con un colpo di pistola nei genitali.

L’equivalente di Marinella è, in qualche modo, Angela Martucca, moglie del boss Rocco Anello di Filadelfia, provincia di Vibo Valentia. E Mario, nella realtà, è Valentino Galati: nel periodo di carcerazione del boss, alla moglie serviva un aiutante per le faccende quotidiane. Il prescelto è proprio lui che, a causa della continua frequentazione con la Martucca, finisce con innamorarsi della donna. Una storia d’amore e di passione che finirà con l’omicidio di Galati.

Lo scambio di persona

Legato alla vicenda di Marinella è lo scambio di persona che porta all’uccisione di un innocente, che ha avuto l’unica colpa di uscire dallo stesso palazzo di Lelluccio, vero obiettivo dell’assalto. Una mitragliata in piazza, in mezzo alla folla, da parte dei giovani del vicolo.

Stessa sorte, terribile, che è toccata a Lino Romano, ucciso a causa di uno scambio di persona nel 2012. La colpa di Lino, come quella del giovane di Gomorra, è stata quella di uscire dal palazzo sbagliato, in cui viveva la sua fidanzata che era passato a salutare.