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Iva Zanicchi: «Non ho mai votato PD»

L’aquila di Ligonchio parla del presente teatrale, del passato e delle delusioni tv, della politica, di Berlusconi e di come ha raggirato la produzione di Music Farm

«Rete 4 è stato per tanti anni il mio canale. È un po’ tornare a casa, insomma». Iva Zanicchi esordisce così parlando di #CR4 – La Repubblica delle donne, lo show che vedrà protagonista l’universo femminile in tutte le sue declinazioni in partenza stasera alle 21:25. La Zanicchi si occupa «delle lettere dei cornuti. Chiambretti è bravissimo e fa sempre cose innovative. Rispondo a queste lettere, seriamente, in modo ironico e canticchio anche. Sarò spontanea». L’aquila di Ligonchio è simpaticissima, è un fiume di parole e battute, come solo le signore emiliane sanno fare. Tra l’altro il 7 novembre, dal Teatro Brancaccio di Roma parte Una vita da zingara, lo spettacolo biografico che farà ripercorrere tutta la sua carriera. Ma la Iva nazionale ha davvero tanto da raccontarci sulla musica, la tv e la politica.

Signora Zanicchi, partiamo dallo spettacolo teatrale Una vita da zingara.
Non si può definire concerto, ma se fossimo stati in America lo avremmo definito un one-woman show.

Ah!
Un po’ presuntuoso, forse, ma così è. Diciamo che è una commedia anche cantata. Non ho la pretesa di raccontare la mia vita.

E cos’è allora?
Una storia che accomuna tanti. Comincio dalla mia nascita, in un paesino sperduto da tutto e da tutti e molto povero. Per cui c’è stata questa rivalsa da parte di mamma, di papà, di aiutare i figli e io che volevo cantare. Cantavo sempre.

Vabbè, ma allora si parla di lei, in fondo.
Racconto la mia infanzia, gli incontri, gli scontri. È molto ironico. Poi ci sono anche dei momenti di commozione, volendo. Poi parlo delle mie tournée, ma non in modo trionfalistico, in modo molto buffo e spiritoso. Cose che mi sono successe veramente, da sbellicarsi dalle risa. Robe vicino al paradosso, che non sembrano neanche vere. Poi parlo degli incontri fortunati che ho avuto sia musicali che artistici.

Tipo?
Gli incontri con Fellini, con artisti straordinari come il recentemente scomparso Charles Aznavour. Con lui feci un duetto in una trasmissione estiva, Senza rete, in cui abbiamo cantato assieme Ti lasci andare. E ancora l’incontro con Ungaretti e con Visconti. Legati a questi grandi personaggi ci sono canzoni e aneddoti.

Quindi canterà molto.
Certo, questo è fuori di dubbio. E addirittura parlerò del sesso della terza, della quarta, della quinta, della sesta età. Lo spettacolo è la mia vita, raccontata e cantata.

Senta, poco fa ha parlato di tournée. Ma lo sa che Amanda Lear me ne raccontò una, in cui c’era anche lei, in cui l’impresario vi lasciò senza soldi?
Ahahahah (ride, ndr). Non è stata così drammatica la cosa. È successa in un’altra occasione. Questo impresario, che era un italo-venezuelano, un furbacchione, aveva scritturato anche la Gina Lollobrigida. Poi c’era Amanda Lear, l’attrice francese Pascale Petit, Ombretta Colli. Siamo andati al Festival di Viña del Mar, dove io ero già stata. È un festival tipo Sanremo. La presidentessa era proprio la Lollobrigida e io avrei cantato per mezz’ora, in diretta, il sabato sera. Era come se, appunto, a Sanremo, mi avessero dato uno spazio di 20 minuti solo per me. Era una cosa straordinaria: c’erano i Chicago, c’era Sting, una manifestazione grandiosa.

Sì, conosco. Poi che è successo?
Non so quello che è successo ad Amanda, forse sì che quell’impresario lì non l’ha pagata. Però io sono stata pagata perché nella mente di quest’uomo un po’ perverso – le cose erano andate benissimo, io ero andata a Buenos Aires e avevo cantato – c’era l’idea di scritturarmi per un’altra tournée, cosa che ha fatto. E lì non ne parliamo…

No, no, parliamone.
Mi ha fatto cantare in tutta l’Argentina, tutto il Cile, l’Uruguay, il Paraguay, non mi ha dato una lira, io ho dovuto pagare tutti i musicisti e addirittura i biglietti per poter tornare in Italia, supplicandolo e pregandolo, perché ci aveva ritirato i passaporti.

E come ha fatto?
Per farmi ridare i passaporti, in una notte mi ha fatto fare prima uno spettacolo alle 20, in un bellissimo hotel a Buenos Aires, poi un altro alle 23, poi uno alle 2 di notte. Fino all’ultimo, alle 6 di mattina, in una specie di aia, dove c’erano dei contadini. Questa cosa non la racconto in teatro eh, perché mi fa stare troppo male.

Be’, ci credo. Invece, credo non le dispiacerà parlare dei due grandi che ha citato prima: Fellini e Visconti.
Visconti ha voluto inserire a tutti i costi – nonostante gli avessero proposto altre cose e cercassero di convincerlo altrimenti – la mia canzone Testarda io per il film Gruppo di famiglia in un interno, che non è la sua pellicola più popolare, ma la più raffinata sì. Si vede Burt Lancaster, in questo suo studio, con quadri di gruppi di famiglie nobili, che ascolta Mozart e poi, improvvisamente – lui aveva affittato una mansarda alla Mangano, che aveva questo figlio – parte la mia vociaccia con questa canzone. E lui, sale le scale, apre questa mansarda e ci sono questi tre ragazzi bellissimi e giovanissimi, che non erano neanche volgari, che giocano a fare all’amore, insomma.

Ma Visconti che le ha detto?
Poi l’ho sentito, il Maestro, ha detto che in quel momento lì voleva la voce mia. Per fortuna!

E di Fellini che mi dice?
Ho passato una settimana con lui, molto bella, molto intensa, molto divertita. Non mi voleva fare il provino, ma mi ha chiesto stare con lui un po’ di giorni – c’era anche la moglie Giulietta – perché voleva affidarmi la parte in un film. Io ero molto agitata, molto emozionata perché lui era ed è il mio regista preferito. Per cui è stato bellissimo: mi ha fatto andare negli studi, nella sartoria, mi ha portato a cena fuori. Siamo anche andati in un salotto molto bene di Roma, che era del Dottor Cresci, dove ci trovavi dal cardinale all’attore. Io lì ho incontrato tanti interpreti come Alberto Sordi. È stata una settimana bellissima. Intanto mi studiava, per capire se potevo andare bene per interpretare questo personaggio. E lui mi diceva «Sì, però se capisco che non vai bene per questo personaggio non devi starci male». Ma io gli rispondevo che, per me, era già un onore passare con lui qualche giorno.

Ok, va bene tutto, ma come finì e, soprattutto, di che personaggio parliamo?
Poi alla fine lui era molto teatrale, si è inginocchiato e mi ha detto: «Zanicchina, tu non sei Gradisca, non posso farti interpretare Gradisca». Che poi era il personaggio di Amarcord. Lui voleva la Sandra Milo.

Be’ perché non la prese allora?
Perché la Milo si era sposata da poco e credo aspettasse un bambino da suo marito. E comunque lui voleva lei. La sua musa era lei. Cercava di sostituirla, ma non era facile.

Poi però la trovò.
Sì, un’attrice francese, una certa Magali Nöel che ha truccato e vestito come fosse la Milo. Hai capito?

Capito. Torniamo a parlare di lei, perché quest’anno è sempre sul palco. C’è pure lo spettacolo Men in Italy.
Dopo il mio spettacolo Una vita da zingara – che riprendo i primi di febbraio – per riposarmi, faccio un mese, dal 31 dicembre al 20 gennaio, di questo musical.

Che si rifà al film Il diavolo veste Prada, no?
Sì. Dato che sono giovane e forte posso permettermi di fare queste stron…non farmi dire delle robacce eh! E poi faccio anche Tú sí que vales.

Ecco, a questo proposito, ha detto che è stata un po’ la sua rinascita Tú sí que vales.
No, be’, rinascita direi proprio di no. È stata un’occasione, ho fatto anche altre trasmissioni. Questa mi piace in particolare, perché – non è una sviolinata! – lavorare con Maria (De Filippi, ndr) è un privilegio per me, è una professionista serissima e tratta tutti gli ospiti come se fossero dei re. Io mi sento a mio agio, lei fa di tutto perché io possa sentirmi a mio agio.

Poi ci sono i suoi colleghi giudici…
…che sono straordinari. Di Gerry Scotti sono amica da una vita, mi piace, mi diverte ed è un uomo che stimo tantissimo. Ho scoperto Teo Mammucari con il suo umorismo che mi piace moltissimo e si avvicina un po’ a Vianello, quando fa il cattivo. E poi c’è Rudy Zerbi che è un grande esperto musicale, Belen che è una delle più belle donne mai apparse in televisione.

Com’è Belen?
Non è stupida per niente. È molto cordiale, è una ragazza davvero sorprendente.

Insomma non ci sono pecche.
Mi sento bene, mi sento a mio agio e son contenta.

Bene, bene, ma senta una cosa: sa che si vocifera che si rifarà Ok, il prezzo è giusto?
Ahahahahah! No!

E invece sì. C’è una gran voglia di revival. Lo rifarebbe?
No, non lo rifarei. È una trasmissione che mi ha dato tantissimo, mi ha dato l’affetto della gente. Io sono davvero entrata nelle famiglie. Pensi che quando incontro ragazzi di 30-35 anni, vedo un affetto, mi ricordano solo per Ok, il prezzo è giusto.

Come mai secondo lei?
Perché con i nonni vedevano la televisione, si commuovono perché pensano che i nonni non ci sono più. Era una trasmissione che davvero mi ha dato l’amore delle persone.

Ma fanno bene a rifarlo per lei?
Farebbero bene, forse, a riproporla. Però, magari, non avrebbe più quella magia.

Perché?
Eravamo più sinceri. Non lo so, oggi chi se ne frega di sapere quanto costa un televisore o un kilo di pane? La gente è così distratta, non si interessa più a niente. Che guaio.

Comunque non rifarebbe il quiz che l’ha imposta sul piccolo schermo.
Io no, non lo rifarei.

Si è mai pentita di qualche programma che ha condotto?
Ho fatto solo Ok, il prezzo è giusto e poi, mentre facevo quello, ho condotto programmi, sempre per Rete4, ma erano molto belli.

Tipo?
Testarda io e Io tra di voi erano bellissimi, perché si cantava, avevo come ospiti delle colleghe – sono venute tutte – dalla Milva alla straordinaria Giuni Russo che poverina è scomparsa. E la Ruggiero e Gabriella Ferri, che erano anni che non cantava. Cose molto belle.

Insomma tutto perfetto. Mi perdoni, ma non credo che, in tutta la sua carriera, non ci sia stato qualcosa che è andato storto.
L’unica cosa che non ho perdonato alla produzione è 100 milioni + Iva.

Come mai?
Hanno fatto una puntata, la prima, non è andata bene e l’hanno segato.

Una cosa che capita spesso.
Peccato perché da quel programma, in televisione, ancora oggi, vedo trasmissioni simili, anche in Rai. L’ho rivisto quasi uguale dappertutto. La prova d’appello si dà a tutti. Se la prima puntata non va bene, si cerca di vedere come va la seconda.

Comunque il sassolino è solo 100 milioni + Iva.
Guardi, lei non ci crederà, ma ho fatto programmi che me li hanno segati perché andavano troppo bene.

Ma come scusi?
E ti dico anche dove.

Ecco, me lo dica.
Su Rete 4 facevo l’Iva Show, con interviste stranissime come, ad esempio, Luciano Lutring, il re del mitra. Solo che, per il canale, il 19-20% era troppo, anche per questioni pubblicitarie.

Cioè?
Perché loro pagavano per l’8, il 9, il 10, il 12%. Facendo il 20 era troppo e mi hanno segato per quella ragione lì. Bello eh?

Be’ e non c’era soluzione?
O passava su Canale 5 – ma non era possibile perché facevo già Ok, il prezzo è giusto – oppure lo segavano. E me l’hanno segato.

Insolito.
Di solito si potano i programmi che vanno male. Ma io lì ho avuto delle cose strane davvero. Avevo già in serbo due puntate straordinarie per allora.

Cosa aveva preparato?
Un padre che confessava di aver indotto la figlia alla prostituzione. Non si era mai visto. Ovviamente l’argomento era trattato con delicatezza, ma era molto forte.

E al suo posto chi hanno messo?
Una signora, che parlava di medicina, e faceva il 2-3%.

Che smacco!
Le dirò di più: che mi sono messa davanti al televisore – perché il programma era settimanale – per guardarmi. E ho visto un’altra trasmissione. Non mi avevano neanche avvertito. Bello no?

Non si è arrabbiata?
È passato tanto tempo, tanto tempo che va bene così, dai.

Restiamo in tema tv. Ha rifiutato il Grande Fratello Vip e non ha avuto parole tenere sul reality.
Se una cosa non mi piace, non mi convince, abbiamo una grande libertà che è il telecomando. E cambio canale. Non lo guardo, ma non posso neanche giudicarlo perché non l’ho visto. Non guardo più quel genere di trasmissioni, per ora. Poi magari fra un anno mi innamoro di nuovo. Adesso preferisco guardare cose più semplici, più banali, se vuoi.

Tipo?
La domenica pomeriggio, Conti, i giochi preserali, Caduta libera. Non è che guardo solo i documentari sulla storia. Anche se guardo anche quelli. Seguo anche la messa la domenica mattina.

Eppure, mi scusi eh, ma lei ha fatto Music Farm che, nella sua edizione, era un po’ simile al GF.
In effetti sì. Non si sputa mai dove si è mangiato. Ma Music Farm lo promuovo per il semplice motivo che si faceva musica tutto il giorno e poi, una sera a settimana, ci esibivamo in diretta, c’era una giuria che ci giudicava e chi arrivava primo faceva il leader per la settimana successiva.

Ma com’è stato?
Sicuramente era un modo di vivere atroce, per me che amo la libertà e mi piace dire tutto quello che penso. Una sofferenza vera, anche se mi sono divertita, devo dire.

Il ricordo più bello?
Il fatto che ci fosse la musica. Mi ricordo che, con Fausto Leali, si prendeva la chitarra e si cantava tutto il giorno. E poi con Baccini, Dolcenera, Mietta, Mariella Nava. Si mangiava anche a dismisura: c’erano delle tavole imbandite che, per me, erano la cosa più bella. Si faceva ginnastica, c’era il massaggiatore, ci viziavano.

E allora?
Sono avvenute alcune cose che io mal sopportavo.

Si spieghi meglio Zanicchi.
Mentre eravamo dentro questa casa di Music Farm è morto Papa Wojtyla. Allora io ho detto che dovevano farci vedere il telegiornale o farci assistere ai funerali. Altrimenti sarei uscita. Non esiste.

Come finì?
Ci concedettero la possibilità di vedere i tg. Poi, a Pasqua, riuscii a ottenere la visita di Don Mazzi che venne a celebrare messa. Perché la domenica, se io volevo andare a messa, dovevo andarci. Non era previsto, l’ho ottenuto ed è venuto il prete. Capito?

Sì, ma non ho capito una cosa invece: come aveva saputo che era morto il papa se non potevate avere contatti con l’esterno?
Avevo trovato un escamotage. Non dico quale, ma io sapevo tutto. Io. Sapevo. Tutto.

Eh no, Signora Zanicchi, adesso me lo deve dire.
Eheheheh. Svelarlo adesso non posso…

Ma come no? Sono passati più di dieci anni. È proprio adesso il momento.
Li ho fregati come ho voluto perché, visto che avevo bisogno di un determinato prodotto, quando questo prodotto mi arrivava, dentro c’erano tutte le lettere di mio marito che mi raccontava la rava e la fava, ecco.

Hai capito. Senta, adesso arriviamo alla nota dolente: Sanremo. Ultimamente tante volte ha provato a partecipare, ma nulla. Ha addirittura detto che, se non si è di sinistra, non si poteva essere invitati.
L’avevo detto un anno – anche se poi mi sono pentita – quando lo conduceva Fabio Fazio e sembrava proprio fosse così. Almeno così si diceva in giro. Però il festival rimane una delle poche cose che uniscono ancora l’Italia. Adesso c’è rimasto solo Sanremo che unisce un po’, oltre al calcio.

Come le è sembrato quello di Baglioni?
Un bellissimo festival. Mi auguro che anche quest’anno sia altrettanto gradevole. Lui è un grande cantautore che si è saputo attorniare di persone che la gente ha apprezzato.

Insomma Sanremo le piace.
Io sono nata lì, l’ho vinto tre volte. Ero un buon cavallo. Mi sono piazzata una volta terza con L’arca di Noè e poi sono andata quasi sempre in finale, tranne qualche volta. È una manifestazione che io amo, ho dei ricordi bellissimi. Non posso parlarne male assolutissimamente, guardi. Anzi, sono una grande ammiratrice del festival.

Eppure, l’ultima volta che ha partecipato, con Ti voglio senza amore, ci fu una polemica con Roberto Benigni.
Aveva studiato la mia canzone prima, a tavolino, perché l’avevano presa di mira. La cosa che non ho perdonato loro è che, prima che io uscissi, c’era stato l’intervento di Benigni. Lui è stato molto pesante perché chiaramente la gente rideva, si divertiva, e lui rincarava la dose, come un bravo attore comico deve fare. Io, che non sapevo niente, quando sono uscita, ho trovato un gelo che non capivo. Un gelo assoluto. Penso che nessuno dei 300 votanti nel loggione mi abbia votato. Nessuno. E io ho cantato bene, quella volta lì. Ci ho messo il cuore, l’anima e la voce soprattutto. Perché non capivo questo gelo.

Solo questo?
Mentre cantavo cose piuttosto forti, nelle prime file, ridevano. E anche il direttore della Rai, un certo Del Noce, sghignazzava. Mi sono detta che doveva essere successo qualcosa di tragico. Me ne sono accorta troppo tardi. E anche questa è passata. Comunque non c’entra il Festival di Sanremo. C’entrano gli organizzatori, il direttore artistico e chi ha messo in piedi questa brutta cosa. È stata voluta e, forse, hanno fatto anche bene, perché io non sarei dovuta andare a Sanremo quell’anno.

Perché?
Perché ero europarlamentare. Non si possono unire le cose. Mi hanno castigato e hanno picchiato duro, soprattutto per quello. Hanno fatto bene.

Ah, proprio così.
Io ho perdonato Benigni, lui stava facendo il suo lavoro, ma c’è satira e satira. E quando la satira sfocia nell’offesa grave, personale, su una donna, una madre, una nonna, che viene trattata peggio di una donna di strada, be’, allora lì non è più satira.

Ma la canzone incriminata la sentiremo nel suo one-woman show?
Non l’ho mai più cantata lo sa?

Addirittura!
Ci ho pensato, ma non posso, anche perché dovrei raccontare tutto. Ho sofferto troppo, mi ha fatto troppo male quella roba lì. Io sono una cantante che ha dato voce a una canzone – che non ho scritto io perché non è autobiografica – che girava da un bel po’, ma me ne ero innamorata. E volevo portarla al festival. Bisognava scindere.

Senta signora Zanicchi, ora parliamo un po’ di politica…
No, no quello no. È un capitolo chiuso.

Ma come?
Ho fatto politica, ci ho creduto, non me lo ha chiesto nessuno, nessuno mi ha obbligato a candidarmi.

Ah sì?
Berlusconi mi ha detto «Tu sei pazza! Hai un lavoro d’oro, sei amata, guadagni bene. Cosa vieni a fare? Guarda che sentirai l’odio sulle spalle».

E lei?
E io non gli ho creduto e anche se gli avessi creduto sono testarda come poche. Ho voluto questa cosa con tutte le forze. Ho fatto sei anni al Parlamento Europeo, ho faticato il triplo degli altri perché dovevo dimostrare di più, venendo dal mondo della musica, ma ho avuto le mie belle rivincite. Ero vicepresidente della Commissione Sviluppo, ma nessuno l’ha mai detto, perché per l’amor di Dio.

Ma cosa faceva?
Me ne andavo in giro per il mondo, nei Paesi più poveri. Sono andata in Africa, ho visto cose atroci, cercavo di raccontarle, ma non gliene fregava niente a nessuno.

Dov’è stata?
In Congo, in Angola, in Burkina Faso. Sono stati anni, per me, importantissimi e ricchissimi dal lato umano. Però non mi sono mai confrontata con i politici italiani, neanche quelli della “mia parte”. La cosa tragica è stata il “dopo”.

In che senso?
Dovermi reinserire. È stata durissima e forse, adesso, iniziano a dimenticare, ecco perché non ne voglio parlare. Forse ho scelto la parte politica sbagliata.

Dice?
Lo dico sempre. Se fossi stata di sinistra mi avrebbero messo sugli altari e sarei diventata un’icona. Visto che ho scelto la parte politica sbagliata, sono diventata una stronza.

Ma davvero Berlusconi non le ha chiesto niente e ci è andata lei di sua sponte?
Sì, sì. Tutto è nato da un sindaco brianzolo, molto simpatico, che adesso è scomparso, che veniva spesso a Ok, il prezzo è giusto e mi diceva sempre che dovevo fare politica.

E lei?
Gli dicevo che dentro avevo questa voglia. Da sempre, fin da bambina. Poi un giorno mi ha portato da Berlusconi per farmi candidare alle europee. E Berlusconi mi disse che, fosse stato in me, non lo avrebbe fatto. Ma se lo volevo, mi avrebbe candidato. Così è stato.

Cosa pensa dell’alleanza Cinque Stelle e Lega?
Come tutti gli italiani, ogni volta che qualcuno vince le elezioni e ci promette mari e monti, speriamo che mantenga le promesse fatte in campagna elettorale. Solitamente non avviene. Salvini mi pare che, in qualche modo, voglia mantenere quello che ha detto. Sarà dura e sarà difficile, questo è un Paese ingovernabile, per certi versi. Siamo in un momento storico difficilissimo perché, non ce ne accorgiamo, ma c’è una crisi profonda, ci stiamo mangiando i risparmi che abbiamo fatto negli anni del boom. Finiti quelli sarà una tragedia vera, se non riescono a mettervi riparo.

Come pensa possano risolvere la questione?
Non so come. Loro sanno tutto e bla bla bla. Basta accendere la televisione e hanno il rimedio. Bene, vedremo. Speriamo.

Senta ma ha votato PD o no alle ultime elezioni? Perché sul web ci sono molti articoli sul fatto che ha votato PD e uno o due che sconfessano questa affermazione. Ci dica.
Era una battuta che ho votato PD. Io non sono una donna di sinistra, non lo sono mai stata. Io bado agli uomini. Se ci fosse un uomo straordinario, di sinistra, che mi convincesse davvero, potrei anche votarlo. Ma non parliamo più del vecchio partito comunista. Io sono anti-comunista, perché sono anti falce e martello. Anche se adesso non è più rosso, non ci sono più i vecchi comunisti, si spera.

Ma perché dice così?
Perché fin da bambina mi avevano colpito certe cose.

Cosa?
Mi ricordo l’invasione dell’Unione Sovietica, a Praga, mi avevano sconvolto tutte ‘ste cose.

Senta ma Berlusconi lo sente ancora o no?
Non l’ho mai più sentito e non l’ho mai più cercato. E lui non ha mai più cercato me. Non lo sento da quando ho finito il mio mandato.

Be’, da tanto.
Non c’è stata più l’occasione perché non mi occupo più di politica. E va bene. Preferisco sentire Pier Silvio, che è carinissimo con me, è gentilissimo e adesso sono per Pier Silvio.

Passiamo alla musica. Chi le piace tra le nuove leve canore?
L’ultima che mi è piaciuta dopo Whitney Houston è Amy Winehouse. Altrimenti sono rimasta ad Aretha Franklin.

Be’, io intendevo tra le italiane.
Mi piace Bianca Atzei, perché ha una voce nera e l’ho voluta con me nel musical Men in Italy. Poi mi piace la voce di Giorgia, Elisa scrive canzoni bellissime. E non posso non ammirare la grinta di Emma e Alessandra Amoroso. Oh, quando uno si impone, c’è poco da dire. Poi, sai, non è facile trovare una Mina, una Milva, una Zanicchi, una Ferri. Hai capito ragazzo?

Ho capito, ho capito. Senta un po’, ma in tv chi le piace tra le colleghe?
La più brava è Maria De Filippi, perché ha un modo di condurre innovativo. Di solito la presentatrice tende a prevaricare, fa le domande e a volte si dà pure le risposte. Lei è un outsider. Poi mi è molto simpatica Antonella Clerici che è umana, casereccia, intelligente e colta.

Chi non le piace?
Non lo posso dire. E poi, come per le cantanti, se una ha successo un motivo c’è sempre. Molti criticano Barbara D’Urso, ma Barbara D’Urso è una donna che, tutto quello che fa, ha successo. Ha ragione lei. Evidentemente conosce il pubblico, sa quello che il pubblico vuole e glielo da.

Senta, ma lei tornerebbe al timone di un programma?
Non condurrei più nulla. Per anni ho sperato di condurre un contenitore come quelli della domenica pomeriggio. Adesso vorrei solo portare il mio spettacolo, dal teatro alla televisione.

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