‘Insatiable’ è la peggior serie di Netflix

Con la scusa del disordine alimentare giustifica una narrativa che si crogiola nei cliché ed è talmente piatta a livello di contenuti e humor da rinforzare i miti che – teoricamente – si prefigge di demolire.

Netflix poteva arrivarci. Poteva arrivarci quando 230 mila persone avevano firmato una petizione per bloccare la messa in onda di Insatiable dopo il suo orribile trailer. Poteva arrivarci, sì, o almeno poteva farsi qualche domanda. O guardare il pilot con un minimo di attenzione critica. Questo perché Insatiable – senza dubbio – è una delle serie più terrificanti prodotte finora da Netflix.

La trama è questa. Patty, interpretata da Debby Ryan, è una giovane ragazza sovrappeso. Dopo una scazzottata con un homeless ubriaco, traumatizzata, perde involontariamente peso e diventa la più figa della scuola. Altro non ci è dato sapere su come abbia controllato il suo disturbo da alimentazione incontrollata (detto BED, binge eating disorder), qui usato esclusivamente come escamotage per dare una spolverata di real life ad un storia inverosimile. Fatty-Patty scopre dunque il potere di essere magra: tutti la amano, tutti la vogliono, tutto le è concesso. Quindi, in una serie di avvenimenti ridicoli, inizia a gareggiare come reginetta di bellezza per vendicarsi del bullismo subito (essì!). Da magra, Patty diventa una stronza colossale. E così via per stereotipi infiniti inerenti a qualsiasi minoranza e disturbo.

Un paio di anni fa parlavamo di Netflix come della piattaforma che avrebbe rivoluzionato l’industria dell’intrattenimento a livello qualitativo. Produzioni davvero fighe, con una particolare attenzione alle minoranze e ai temi più delicati. Ecco. Con questa serie Netflix ha cagato sopra a tutte queste buone intenzioni. Alè.

Insatiable usa la scusa del disordine alimentare per giustificare una narrativa vergognosa che si crogiola nei cliché. È il leghista che sostiene di non avere nulla contro le persone di colore perché ogni tanto ordina il kebab, di non aver nulla contro i gay perché una volta ubriaco è finito – per sbaglio – ad una festa gay-friendly, di non aver nulla contro i meridionali perché va spesso in vacanza a Gallipoli. Però vuole rimandare sti n•••• a casa loro e non far adottare bambini a sti f••••, che tanto i terroni son tutti pigri e non voglio lavorare, sti mafiosi. È una serie talmente piatta a livello di contenuti e humor da rinforzare i miti che – teoricamente – si prefigge di demolire.

Insatiable vorrebbe essere una commedia ironica e pungente, capace di ironizzare su stupri, handicap, identità sessuale. Vorrebbe essere intelligente come un set di stand up comedy di Ricky Gervais, ma resta una copia della peggiore commedia americana dei primi duemila. Fuori tempo massimo. Non si ride mai. Non si ride alla battuta ‘essere bisessuali non esiste, è soltanto una fermata prima di Gaytown’, non si ride alla battuta ‘è un pedofilo? Questo significa che avrò un’occasione con lui!’, non si ride a nessuna battuta sul fat-shaming, né nei flashback dove vediamo la protagonista in costume da obesa (tra Ciccio Bastardo di Austin Power e Schimdt di New Girl), né negli infiniti e beceri doppi sensi a sfondo sessuale (il fast food locale si chiama Taco Wiener e Wiener è un modo bambinesco di dire pene; immaginate il peggio a partire da qui). E non strappa una risata nemmeno il macchiettismo caricaturale con cui vengono dipinti gli omosessuali (repressi o meno), la Chiesa, i disabili, i transessuali, le donne, i teenagers. E quando, in questi dodici interminabili episodi, si tenta di risolvere in una qualche effervescente epifania, si cade nel paradosso. Il paradosso dove la totale assenza di ilarità trasforma ogni momento comico in un momento awkward, per cui – allo stesso tempo – ci sentiamo presi in giro intellettualmente e feriti nella sensibilità. Oltre a sentirsi derubati del tempo concessogli.

Il fat-shaming, come ogni forma di bullismo, non può essere trattata come uno sketch da teen movie. Perché uno sketch da teen movie non sarà mai intelligente e non ci porterà mai a riflettere – in bene o in male – come una battuta di Ricky Gervais. L’umorismo è un ambiente stratificato: se con un joke ci fermiamo al livello base, il prodotto in questione sarà gretto, offensivo, banale.

Insatiable è il bignami di ciò che non bisogna fare quando si scrive una serie. Gervais dice: “Se non possiamo scherzare su tutto, che senso ha l’umorismo? L’umorismo è ciò che ci fa superare le cose più brutte. Si può ridere di tutto, ma dipende dalla battuta”.

E Insatiable ha sempre la battuta peggiore.