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I comici di ‘LOL’ Italia hanno copiato gli sketch delle edizioni straniere? Lillo risponde

Dal suo mago Lioz alla Gioconda di Elio, alcune gag erano già presenti in altre edizioni. Dopo la solita indignazione social, arriva la replica del comico romano

Lillo in ‘LOL – Chi ride è fuori’

Il successo di LOL – Chi ride è fuori non poteva durare così a lungo. Sui social è esploso il LOL-gate, vale a dire: l’accusa è che i comici protagonisti dell’edizione italiana del format nato in Giappone abbiano copiato alcuni sketch delle versioni straniere.

Per dire: sia la Gioconda di Elio sia la gag del “mago Lioz” di Lillo che fa numeri di prestigio con un metro e una scatola di kleenex erano già apparse nell’edizione tedesca.

Dopo l’inevitabile polemica social, è lo stesso Lillo a rispondere, in un’intervista al Corriere della Sera: «In realtà è tutto molto semplice. Quel numero non è mio e nemmeno del concorrente tedesco, ma del mago Lioz, come dichiaro anche all’inizio dello sketch, mostrando anche un finto biglietto che mi avrebbe consegnato lui, in quanto suo adepto. Insomma, ho subito dichiarato l’autore. Ad ogni modo, il concetto di LOL è far ridere gli altri, non necessariamente con cose del proprio repertorio».

«Se devi far ridere gli altri usi anche cose che fanno tanto ridere te per primo. Sempre dichiarando la fonte. Anche le barzellette non le ho inventate io. Ma mi facevano ridere», aggiunge Lillo, uno dei volti rivelazione di LOL Italia. Che però ci tiene a far sapere che la maggior parte delle gag è stata farina del suo sacco: «Posaman o la frase “so’ Lillo” è chiaro che vengono da me, ma è un gioco, una sfida in cui ognuno usa le armi che gli fanno più ridere».

Quindi la colpa è degli autori? «Gli autori ci hanno solo messi in condizione di fare tutto quello che volevamo per far ridere. E quindi, dicendo che volevo fare Posaman, mi hanno fatto trovare il costume. È stato naturale parlare delle cose che avremmo voluto proporre e loro hanno fatto il possibile per assecondarci. Ma sono stati i primi a dirci che non dovevamo fossilizzarci sulla questione che fosse tutto repertorio nostro. Davvero, è un gioco, non una esibizione personale».

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