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‘House of Cards’ non serve più

L'era Trump rischia di compromettere uno show comunque buono, ma troppo dark per essere vero

Claire e Frank Underwood sono già tornati. A parlare alla telecamera.

Benvenuti nella più complessa macchina del potere mondiale. Nella più intricata rete di interconnessioni che sorreggono una presidenza che si sia mai vista. Insomma, gli Underwood riaprono le porte sul loro mondo di segreti in una nuova stagione di House of Cards.

Un mondo che ha subito a che fare con un problema non da poco, come il terrorismo internazionale (eravamo rimasti qua, se non vi ricordate). Ma, non preoccupatevi, ne arriverà presto uno più grosso: i media. Una storia che ci sembra già sentita dalle parti dello Studio Ovale.

Ma l’utilizzo che ne faranno gli Underwood sarà diverso da quello del reale inquilino. Più sottile, più raffinato, più manipolatore. E diciamo che questa incredibile distanza tra fiction e realtà, è involontariamente la più grande rivoluzione della nuova stagione.

Se con l’amministrazione Obama, Underwood sembrava un cattivo senza scrupoli, adesso sembra solo senza scrupoli. Cattivo? Bah, sì. Ma in fondo non così male.

La Casa Bianca della precedente gestione – e di tutte quelle prima ancora – poteva nascondere storie simili: ovvero poteva essere un luogo dove, dietro l’apparente serenità e gli orticelli nel backyard, si celavano segreti inenarrabili, finissimi intrecci politici e macchiavellici trucchetti per la conquista del potere. Ma davvero qualcuno adesso ci crede ancora?

La crisi della politica mondiale, la salita al potere del populismo, accompagnato da un furibondo turbinio di fake news e troll, ha di fatto messo gli Underwood sotto una luce diversa

I “covfefe” non esistono nella gestione Underwood. Anzi. Per ogni “covfefe” twittato, sono pronto a contare la quantità di teste che salterebbero. Immediatamente. E forse non soltanto in senso metaforico (ok, si esagera, ma Frank non ha perso quel vizietto, sappiatelo).

La crisi della politica mondiale, la salita al potere del populismo, accompagnato da un furibondo turbinio di fake news e troll, ha di fatto messo gli Underwood sotto una luce diversa. Ha rivalutato la figura del politico di professione – che lui è -, Rep o Dem che sia, facendoci apprezzare ogni suo colpo basso. Cambiando radicalmente la visione di una figura come la sua, preparata e determinata, sapiente e spietata. Tanto negativa, ma anche tanto strutturata, da sembrare quasi un riferimento positivo.

House of Cards, in una stagione che sarà ancora più scura e ancora più violenta delle precedenti, rischia di non reggere il confronto. E non è giusto dare la colpa alla solita realtà che supera la solita fantasia. Perché qui abbiamo virato verso un altro universo.

È che questa realtà non c’entra più niente con nessun tipo di fantasia.

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