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Grazie a Dio non ho chiamato mia figlia Daenerys

Negli ultimi 8 anni 3500 famiglie americane hanno chiamato la loro figlia come la protagonista di "Game of Thrones" (anche nella versione Khaleesi). Una bella fregatura, dopo l'ultima puntata della serie

La regina in esilio, che si riprende “tutt’ chell che è ‘o suo“. Il simbolo supremo di empowerment femminile, in una serie che molti hanno voluto leggere come profondamente femminista. Questo, quando più e quando meno, è stata per sette stagioni e mezzo Emilia Clarke aka Daenerys Targaryen aka “Nata dalla tempesta”, Prima del suo nome, regina degli Andali, dei Rhoynar e dei Primi Uomini, signora dei Sette Regni, principessa di Roccia del Drago, Khaleesi e “Madre dei Draghi”, regina di Meereen, “Distruttrice di catene” e un po’ di altre cose.

Un personaggio grandioso, tormentata e seducente, marziale e umana. Ma se c’è una cosa che GOT ha insegnato è a non affezionarsi ad alcun personaggio, e la conferma è arrivata domenica notte, quando negli Stati Uniti é andata in onda la quinta e penultima puntata dell’ottava e ultima stagione. Quella in cui, senza che ce ne fosse alcun bisogno, la cara Daenerys ha dato fuoco a King’s Landing, devastandone il patrimonio artistico e uccidendo l’incolpevole popolazione.

Insomma, l’ennesimo turning heel della serie, forse il più clamoroso (e per molti versi atteso). Poco male, se non per quelle 3500 famiglie americane che secondo il Washington Post dal 2011 a oggi hanno chiamato la figlia Daenerys, o in alternativa Khaleesi. Che nel 2018 è stato il 549esimo nome femminile più popolare, secondo la Social Security Administration, più di Priscilla, Anne o Rosie. E ora che la loro piccina ha il nome di una carogna? Be’ pensate a chi ha chiamato il proprio figlio Higuain, oppure Capezzone…

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