Home TV News TV

Eurovision 2019: vincono i Paesi Bassi. Mahmood secondo. Le pagelle

Il sogno italiano rimasto acceso fino a pochi minuti prima della fine. Mai come quest’anno l’Italia meritava la vittoria

Duncan Laurence, il vincitore dell'Eurovision 2019

Foto di Guy Prives/Getty Images

Per poco, l’Italia non ha portato a casa la vittoria da questo Eurovision. Mahmood ha raggiunto il secondo posto, dietro soltanto ai Paesi Bassi. Ma com’è andata la serata? I nostri voti, esibizione dopo esibizione.

Lo show voto: 7 e ½
Spettacolo entusiasmante, quasi come al solito. Inizio scoppiettante con Netta, la vincitrice dello scorso anno, che atterra nel super palco. Un balletto di hostess e steward, nel mega hub, danno il via alla sfilata dei Paesi in gara. Le presentazioni dei partecipanti sono intervallate da Dana International (la prima donna transessuale a vincere l’ESC), Ilanit (prima vincitrice della competizione nel 1973) e Nadav Gudej con la sua bellissima Golden boy che non vinse, ma fu una super hit. Non hanno invece osato – tranne qualche eccezione – i cantanti. Peccato. L’ESC è anche un modo per giocare, divertirsi e non prendersi troppo sul serio.

Conchita Wurst, Måns Zelmerlöw, Eleni Foureira, Verka Serduchka, Gali Atari voto: 8
Buona idea quella di invitare le vecchie glorie dell’Eurovision per rinfrescare i brani più rappresentativi della kermesse.

Netta voto: 7
È come quegli amici che sono tanto simpatici e ti ci diverti tanto, ma a piccole dosi. Ecco, abbiamo capito, Netta. Ricorderemo senza dubbio il tuo cavallo di battaglia Nana Banana.

Madonna voto: 7
A parte la domanda di Flavio Insinna («Perché è vestita come il Trono di Spade?») che mi ha fatto molto ridere, Madonna (anche se con l’autotune e un’intonazione – a volte – vacillante) ha carisma da vendere. Dote che l’aiuta sempre. Anche in una performance come questa che non ha brillato di inventiva, ecco. La performance di Like a Prayer in un’ambientazione che riprende una chiesa è un po’ telefonata. Segue il nuovo singolo Future feat. Quavo. Va detto: è impietoso il confronto tra la sua hit e il nuovo estratto (anche se non è così terribile come Medellín). Ci auguriamo che l’album smentisca i brani sentiti fino qui.

Malta – Michela con Chameleon voto: 4
Una sorta di Shakira, in salsa maltese, che scimmiotta le varie popstar in circolazione. Sarà per questo che il titolo del brano è Camaleonte? La coreografia (in cui la cantante muove malamente due passi) e l’inizio del brano lasciano il sapore di Pumpkin soup di Kate Nash. Do you remember?

Albania – Jonida Maliqi con Khteju tokes voto: 7-
Un misto tra Aida Nizar e Sofia Vergara con il trucco di Ru Paul e gli abiti di un concorrente della Drag Race. La canzone pare l’incrocio tra Grande amore de Il Volo e Processo a me stessa di Anna Oxa. Il risultato non è malaccio: rientra in quelle robe che vogliono fare presa. Il ritornello si appiccica al cervello, anche se non credo resterà negli annali.

Repubblica Ceca – Lake Malawi con Friend Of a Friend voto: 7
Quando vorresti essere i Maroon 5 ma ti accorgi di essere gli Ultra (quelli di Say it Once). Il brano è, ovviamente, super orecchiabile e ha qualcosa di I Can’t go On dello svedese Robin Bengtsson, in gara nel 2017. I componenti della band sembrano usciti dal catalogo primavera/estate di H&M. Immagino che tra le ragazzine ceche facciano furore.

Germania – S!sters con Sister voto: 6
Niente, a me le sistas (anche se non sono parenti) non mi fanno impazzire. La ballata un po’ ritmata è abbastanza scontata con sonorità anni ‘90 (che vanno tanto di moda). C’è poco da fare: le canzoni tedesche non acchiappano. E l’esibizione segue lo stesso trend. Non è un caso se non hanno beccato neanche un voto dal pubblico a casa. Insomma, sembrava di vedere un talent qualunque con la versione teutonica 2.0 di Loretta e Daniela Goggi. E all’ESC pretendiamo di più.

Russia – Sergey Lazarev con Scream voto: 7 e 1/2
Messa in scena molto interessante e d’impatto con l’interprete russo che si moltiplica con effetti speciali e realtà aumentata. C’è un problema però: il pezzo non parte mai. Dopo il mega acuto di Sergey (che ha già vinto Bravo, bravissimo! condotto da Mike Bongiorno) mi sarei aspettato un coup de théâtre nel ritornello, ma non è arrivato. Peccato.

Danimarca – Leonora con Love is Forever voto: 3
No, non è la pubblicità del Limoncé, anche se, praticamente, Lemon tree fa da sfondo a tutto il brano. Leonora pare la versione danese e insipida della nostra Arisa. Direi che il love, per questa canzone, non è per niente forever. Un po’ di carisma no eh?

San Marino – Serhat con Say Na Na Na voto: 5
Ogni volta che il turco Serhat pronuncia una frase in inglese un prof di inglese sviene. Diciamo che la pronuncia è abbastanza, come dire, unica! La canzone – tamarrissima e super queer!!!! – era meglio farla intonare dai ballerini che aprono il pezzo. Sarebbe stato tutto più credibile. E alla fine avrebbero potuto concludere con un “Vengaboys are back in town“. Che su ‘sto pezzo ci stava come il cacio sui maccheroni!

Macedonia del Nord – Tamara Todevska con Proud voto: 6 e 1/2
Sarà perché mi piacciono le belle voci, sarà che Tamara è figa, sarà perché è una dedica alla figlia – affinché diventi orgogliosa, libera e coraggiosa –, ma a me ‘sto pezzo piace. Certo, ha un po’ quel retrogusto strappalacrime e melodrammatico, ma chissene. No?

Svezia – John Lundvik con Too Late for Love voto: 8
Ma quanto è bravo ‘sto ragazzo? È impeccabile: bello come il sole, voce che spacca e pezzo super radiofonico. Forse avrei osato un po’ di più sull’esibizione, per renderla ancora più spettacolare, oltre alle gospel singer, intendo.

Zala Kralj & Gašper Šantl con Sebi voto: 5
A guardarli meglio sembrano la versione elettro-pop di Kripstak e Petrektek. La canzone è un loop continuo. Mentre il bacio finale dei due fidanzatini mi ha fatto venire una carie.

Cipro – Tamta con Replay voto: 7
Anvedi. È Tamta roba questa. Look: Lady Gaga docet. Il ritornello molto catchy ricorda un (bel) po’ un altro brano. Ah, sì: Toutes les mêmes di un certo Stromae.

Paesi Bassi – Duncan Laurence con Arcade voto: 4
Dato per favorito, il bel Duncan ha poi vinto. Abbiamo una certezza: il ragazzo deve essere fan dei Coldplay, viste le sonorità. La canzone, però, non balla. Anzi, è una palla tremenda. Nel videoclip ufficiale fa il bagno nudo. Se avete un qualche prurito fateci un salto, magari potremmo capire meglio il perché di questa vittoria.

Grecia – Katerine Duska con Better Love voto: 7
Voce interessante, estensione non male e brano super adatto all’Eurovision. È un guazzabuglio di cose già sentite, ma forse funziona proprio per quello. A tratti – nel ritornello – viene in mente Shake it Out di Florence + the machine.

Israele – Kobi Marimi con Home voto: 3
Nonostante l’ovazione del pubblico, che conosce a memoria ogni singola strofa di un pezzo che, nonostante sia accompagnato da uno dei gruppi vocali (probabilmente) scartati da X Factor, è di rara bruttezza. Oh Licitra, per favore non fare ‘sta roba col nuovo album eh!

Norvegia – KEiiNO con Spirit in the sky voto: 9
Mi piace un sacco questo trio che ha inserito, nel brano, il canto tradizionale joik con cui i sami evocano la natura. Un bel tunz tunz che risveglia e fa ballare. Bravi i norvegesi!

Regno Unito – Michael Rice con Bigger Than Us voto: 9
Chiedete agli inglesi una canzone pop e loro vi tireranno fuori una hit. C’è poco da fare. Bigger Than Us ha tutto quello che un pezzo pop dovrebbe avere. Risultato? Quasi perfetto. La giura l’ha, ingiustamente, penalizzato.

Islanda – Hatari con Hatrið mun sigra voto: 10
Se i Rammstein incontrano i Cugini di campagna il risultato sono gli Hatari. Una roba che si può solo amare, anche se – per la prima volta all’Eurovision – è stata usata la parola “odio”. Fortissimi. Meritavano molto di più.

Estonia – Victor Crone con Storm voto: 4
Sì, ok, inciso carino. In radio può pure funzionare, ma che palle. CHE PALLE!!! Almeno lui, comunque, ci crede tantissimo. E sottolineo l’”Almeno lui”.

Bielorussia – Michael Rice e ZENA con Like It voto: 6
Look urban per un pezzo che, con la cultura urban, non c’entra nulla. Pop-dance alla Freaky Fortune (duo ellenico che partecipò all’ESC). Tanto caruccia.

Azerbaigian – Chingiz con Truth voto: 6
Cantante bono, per pezzo passabile. La canzone ha un ritornello che fa il suo dovere. Esibizione carina di ispirazione sci-fi, ma niente per cui gridare al miracolo.

Bilal Hassani con Roi voto: 5
Nonostante ami tantissimo la chanson française, questo pezzo non mi dice molto. La forza che Bilal ha quando canta nella sua lingua, la perde quando intona strofe in inglese. A questo si aggiunge una composizione che non convince. Anche se il messaggio a rompere gli schemi è importante.

Italia – Mahmood con Soldi voto: 10
Bravo Mahmood. Una canzone forte, bella, dal respiro internazionale. Meritava, senza ombra di dubbio, la vittoria. Questo ragazzo è davvero in gamba, oltre che un orgoglio nazionale. Mi ripeto e confermo quello che ho detto quando vinse il Festival di Sanremo: è la nuova popstar italiana.

Nevene Božović con Kruna voto: 3-
Quella che all’inizio sembra una lagna, nota dopo nota è, effettivamente, una lagna. Anche se cantata da una che potrebbe gareggiare a Miss Mondo.

Luca Hänni con She Got Me voto: 4
Ma che è ‘sto bordello. Non è che per fare un bel pezzo bisogna prendere pezzi di millemila brani pop e mixarli tutti insieme. Forse è bene che il nostro Luca (tutto ammiccamenti) pensi accuratamente se vuole continuare a fare il cantante o provare fare il muratore, suo sogno da bambino.

Kate Miller-Heidke con Zero Gravity voto: 8
Oh, finalmente qualcosa per cui è valsa la pena guardare l’ESC. Le esibizioni dovrebbero essere tutte così spettacolari. Solo un dubbio: ma siamo sicuri che Kate Miller non sia una delle Yavanna?

La Venda voto: 9-
ìAmo. Amo. Amo. Amo tantissimo. Inspiegabile il piazzamento così basso. Ma perché questa canzone non è ancora arrivata in Italia? Potrebbe fare impallidire qualsiasi interprete in cerca di tormentone. Álvaro Soler trema: nei villaggi vacanze quest’estate ci potrebbe essere La Venda!

Leggi anche