Come HBO ha cambiato per sempre le scene di sesso

Sull'onda del #MeToo, la rete ha ingaggiato un "coordinatore di intimità" per rendere sicure le scene di sesso in ‘The Deuce’, cosa mai accaduta prima ma che da oggi sarà applicata in tutti gli show e film.

La scorsa primavera nel Bronx, Emily Meade era pronta a fare un pompino davanti a una troupe sul set di The Deuce, senza farsi particolari problemi. Il pene non era reale – era un dildo – ma lei non aveva mai fatto una cosa del genere sullo schermo. Meade, che interpreta la pornostar in erba Lori, era preoccupata di come il mondo avrebbe reagito a quella scena. «Che cosa succederebbe se mai dovessi avere un figlio e lui guardasse questa scena?», pensava. Lei era una donna in un’industria sessualizzata mentre recitava il ruolo di una prostituta nella New York degli anni ’70; certamente le sue preoccupazioni non erano una cosa nuova. Ma nell’era del #MeToo qualcosa poteva cambiare. I tempi erano maturi per prendere in considerazione la sicurezza sul lavoro, in particolare se il lavoro in questione aveva a che fare con il sesso.

Prescindendo dal fatto che Meade ha registrato scene di sesso da quando aveva 16 anni, sono momenti che hanno sempre il potere di mettere a disagio. Una parte del problema legato alle scene di sesso è il sentimento di solitudine che provocavano all’attrice. Quando aveva dubbi riguardo a una scena, se non si sentiva a suo agio o aveva freddo, o se si sentiva troppo nuda tra una ripresa e l’altra – fisicamente ed emotivamente – stava sempre a lei farlo notare, in quel momento e davanti a tutti. Come molti attori, non voleva deludere le persone che lavoravano con lei o sembrare che si stesse lamentando. Durante gli anni, si è spesso rassegnata all’accondiscendenza, anche se le costava caro. Per certi lavori metteva addirittura in valigia le sue “scorte di sicurezza”, come un perizoma color carne che sperava l’avrebbe protetta durante le scene di nudo. Troppo spesso, nessuno prendeva in considerazione questi dettagli.

Ma in questa stagione di The Deuce le cose sono andate diversamente. Nel momento in cui Meade si è inginocchiata per la scena, una donna di nome Alicia Rodis, il primo coordinatore di intimità nella storia del network, si trovava a un paio di metri, a guardare il monitor. Lei ha dato a Meade un supporto per appoggiare le ginocchia, sapendo che il pavimento avrebbe potuto graffiarla. Tra una ripresa e l’altra le ha offerto spray per la bocca o un lubrificante aromatizzato, È stata sempre lei, inoltre, a parlare con Meade prima della scena riguardo le preoccupazioni dell’attrice, riferendole poi al regista. In un momento in cui Meade era completamente esposta, Rodis era con lei, per darle sostegno fisico, emotivo e professionale.

Un cambiamento positivo avviato dalla stessa Meade. Era stata proprio lei, infatti, ad andare dai dirigenti HBO per un cambiamento; tutto ciò lo scorso inverno, durante lo scandalo che aveva sconvolto Hollywood in materia di violenze sessuali e cultura dello stupro. L’attrice chiedeva di avere sul set una figura che fosse per lei una sorta di avvocato, qualcuno che l’aiutasse quando aveva una scena di sesso da filmare.

È stata lei a presentare la domanda – altre l’hanno seguita. I dirigenti del network hanno trovato Rodis grazie a Intimacy Directors International, l’associazione no profit da lei fondata nel 2016 che che mira a normalizzare una serie di standard e pratiche che riguardo l’esecuzione di scene di sesso sul palcoscenico e nei film. L’assunzione di Rodis ha comportato un tale impatto che lo showrunner David Simon, a settembre, ha detto a Rolling Stone che non avrebbe mai più lavorato senza un coordinatore di intimità. Da quel momento in avanti HBO ha deciso di adottare una politica in base alla quale tutti i suoi spettacoli e film con scene intime saranno dotati di un coordinatore di intimità – che sia Rodis o qualcuno con le sue qualifiche. Oltre al lavoro fatto con The Deuce, Rodis sta già supervisionando i set di Crashing, la nuova serie di Damon Lindelof, Watchmen, e Deadwood (il film); inoltre sta addestrando altri coordinatori di intimità per lavorare su Jett, una serie che racconta di un ex detenuta in un carcere femminile e su Euphoria, una serie di formazione in cui i protagonisti sono ragazzi delle scuole superiori.

Rodis, nativa di Cleveland ma stabilitasi a New York 12 anni fa, è un ex attrice con un background da controfigura e regista di scene di lotta. Prima di diventare coordinatrice d’intimità, si è formata e consultata, tra gli altri, con psicologi, avvocati dello spettacolo, assistenti sociali e operatori sessuali professionisti con l’obiettivo di fare per le scene di sesso ciò che è stato fatto da sempre per scene di combattimento: riconoscere che sono piene di potenziali insidie – fisiche ed emotive – in modo da proteggere le persone coinvolte. Meade descrive Rodis come “come una madre o una sorella sul set” che si occupa di lei e di altri attori. Una professione, quella di Rodis, che esiste da diversi anni nel mondo del teatro per diversi anni ma relativamente nuova per il cinema e la televisione.

«Persino io non comprendevo quanto ci fosse bisogno di un ruolo del genere, di come questi problemi siano stati ignorati e per quanto tempo», ha detto Rodis parlando dell’urgenza del proprio lavoro. «Ci sono così tante dinamiche di potere sul set, tantissima pressione, e la sensazione da parte degli attori di doversi sempre sottomettere».

In termini pratici, Rodis è un mediatore tra attori, registi, produttori e membri della troupe. Rivede le sceneggiature, facilita le discussioni di gruppo sulle scene di sesso che stanno per filmare e incontra gli attori individualmente. Quando si aggiungono nuove scene di sesso o se queste ottimizzate per stare in un giorno di riprese, è lei a dare la notizia a un attore, chiarendo subito con lui o lei quali sono i confini personali che non si vuole superare – per assicurarsi, come dice lei, “che il consenso sia informato e accertato prima di andare avanti”. Inoltre sostiene gli attori nelle discussioni con il team di produzione.

Oltre a coprire i genitali degli attori con pezzi di stoffa o sospensori, Rodis usa il suo background da stunt e coreografa per aiutare Meade e altri attori ad affrontare la fisicità delle scene di sesso in modo diverso. «Capisce come aiutarci a coreografare le scene per farle sembrare più reali ma facendo, in realtà, qualcosa di meno reale», aggiunge Meade. «Provare a lasciarsi andare, aiutare a capire che stai solo facendo quello che fai nella vita reale ma senza che tutto ciò sia davvero come nella vita reale».

Rodis chiama questo processo “separazione della sessualità tra i personaggi e ciò che sta realmente accadendo tra gli attori”. In altre parole, Rodis rende il set più simile a un vero ufficio, cioè quello che è in realtà per gli attori. Questo è un punto che spesso inconsapevolmente ignorato perso sia gli spettatori – che vedono il prodotto finito, dove attori bellissimi si spogliano in modo accattivante – che da regista, produttori e troupe, ci quali non sono chiamati a spogliarsi improvvisamente davanti a un gruppo di persone con cui lavorano.

È facile dimenticare come la stanza in cui si sta lavorando in realtà possieda solo tre muri, di essere circondati da spettatori e colpiti dalle luci del palcoscenico, di non essere necessariamente atratti dai colleghi con cui si sta recitando. È facile dimenticarsi che i loro baci sono programmati e scritti dentro una sceneggiatura, che c’è un regista a chiedergli di farlo, che – anche nelle migliori condizioni – il lavoro può risultare scomodo o scatenare qualcosa. Si aggiunga tutto questo a un generale imbarazzo culturale legato al sesso, ed è per questa ragione che le scene di sesso vengono discusse sempre poco prima della loro realizzazione sul set.

«Con i momenti intimi, dai baci fino alle scene intense di sesso, è sempre stata usanza [per i registi] di dire semplicemente “Quando sei a tuo agio puoi iniziare”», dice Rodis. «Ma se non stai dando a qualcuno precise indicazioni e stai semplicemente chiedendo agli attori di rotolarsi l’uno sull’altro, stai chiedendo ai tuoi attori di fare sesso? O di raccontare una storia con i loro movimenti?» aggiunge, «Se il tuo set non ha un coordinatore di intimità, nella migliore delle ipotesi, potresti non essere in grado di raccontare la storia che volevi raccontare. Nel peggiore dei casi, hai attori che vengono fisicamente aggrediti».

Rodis racconta come la maggior parte delle persone con cui parla abbia una storia spaventosa riguardo una scena di sesso mal fatta che le ha fatte sentire estremamente a disagio. «Gli attori mi dicono, “Devo convivere con quello che ho fatto sul set due anni fa”. Oppure, c’è stata una persona che mi ha detto: “Ho visto cose che non riuscirò mai più a vedere, cose che non mi hanno fatto dormire per una settimana”. Anche su set controllati, come The Deuce, osserva Rodis, l’intrinseco squilibrio di potere durante le riprese può spesso incoraggiare gli attori ad andare avanti con le cose nonostante le riserve.

Questo è in parte il motivo per cui, oltre ai movimenti e alla protezione fisica, Rodis presta attenzione al modo in cui le persone parlano di sesso sul set: «Un regista può dire, “Prendile le tette” Ed è quel momento di ricordargli che si sta lavorando. Per cui non si dovrà dire “Scopala”. Al contrario, “Parliamo di come creare questo movimento aggressivo”.

Una tipologia di lavoro del genere può essere molto più determinante quando si registra una serie. Con i film, spiega Meade, l’attore ha settimane di preavviso per una scena di sesso, un tempo enorme per prepararsi psicologicamente ed emotivamente, oltre che fisicamente. Ma la televisione viene prodotta in un lasso di tempo molto più breve, il che significa che gli attori a volte vengono informati delle caratteristiche di una scena di sesso solo 24 ore prima di girarla. Avere Rodis lì per informarla di cambiamenti e rendere strategico il suo approccio, dice Meade, l’ha aiutata a sentirsi più a suo agio.

Il risultato finale di uno spettacolo come The Deuce non è che ci sia meno sesso, sesso sterilizzato o un sesso noioso. È una storia realizzata meglio – e un modo di recitare con cui gli attori possono convivere.

«Sono qui per dare voce agli attori, specialmente agli attori che si sentono come se non ne avessero una. E sono anche qui per i produttori, per assicurarmi che sappiano che stanno facendo del loro meglio per assicurarsi che il set sia sicuro», afferma Rodis. «Eccoci qui un anno dopo #MeToo e Brett Kavanaugh siede alla Corte Suprema. Donald Trump è il nostro presidente. Ora, dimmi che non abbiamo bisogno di questo – che non abbiamo una cultura che deve ancora essere cambiata».