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Come funziona l’IpTv (o “pezzotto”) e cosa rischia chi la usa

Le piattaforme illegali piratano Sky, DAZN e le altre tv a pagamento, per permettere agli utenti di vedere partite e film a basso costo. Ma così si danno i soldi alle mafie e si rischia grosso con la legge

Foto Chris McGrath/Getty Images

Assieme a un disco di Lucio Battisti e un santino di Padre Pio c’è un oggetto che non manca mai nelle case degli italiani: la tv satellitare, possibilmente a scrocco. Prima erano le schede “col chippone” di Stream, poi i decoder avveniristici, adesso un complicato accrocco che mette insieme computer, un sito di streaming illegale e la tv. Lo chiamano “pezzotto”, ed è un decoder che permette di accedere tramite la Rete all’intero palinsesto delle tv a pagamento. La scatoletta nasconde un giro d’affari enorme – paragonabile a quello dei giganti del broadcasting di casa nostra –, un fenomeno che nelle ultime ore ha portato a un maxi sequestro della Procura di Palermo, e a possibili multe e denunce per gli oltre 11mila utenti che usufruiscono del “servizio” in Italia.

Stiamo parlando della IpTv pirata ZSat, un’infrastruttura informatica illegale che secondo il Corriere della Sera avrebbe accumulato più di 2 milioni di abbonamenti, per un giro d’affari che vale 700 milioni ogni anno. Una cifra enorme – anche se difficile da certificare, vista la natura dei “contratti” –, soprattutto se pensiamo che il colosso Sky conta “solo” 5 milioni di abbonati. Un dato particolarmente preoccupante, visto che in passato più di un’inchiesta ha collegato la diffusione del cosiddetto “pezzotto” alla criminalità organizzata.

La maggior parte degli utenti, da quanto si apprende, lo utilizza per vedere calcio e altri sport a basso costo. Il fenomeno sarebbe aumentato nell’ultima stagione, quando l’offerta di trasmissione della Serie A è stata divisa su due operatori a pagamento, come denunciano i vertici di DAZN. La domanda è posta direttamente a noi: siamo disposti a dare soldi a mafia e altre forme di criminalità per vedere la nostra squadra del cuore (a un prezzo ridotto)?

Secondo il Corriere, infatti, questa vasta infrastruttura illegale è il frutto di “una cooperazione internazionale tra mafie. La tentazione per i mafiosi di entrare in questo settore è irresistibile, perché il massimo della pena per chi viola il diritto d’autore è di quattro anni, molto meno che per lo spaccio o l’estorsione. Tra l’altro, i pochi soggetti arrestati fino a oggi hanno subito ottenuto pene ridotte patteggiando”.

L’uomo fermato a Palermo, infatti, è accusato solo di violazione delle leggi sul diritto d’autore. Nella sua casa la polizia ha trovato l’intera infrastruttura della famigerata ZSat, assieme a 57 decoder di Sky Italia, tutti collegati ad apparati per la ritrasmissione online, 187mila euro in contanti, una macchina professionale per contare le banconote, alcuni lingotti d’oro e due portafogli virtuali contenenti diverse cryptovalute. In caso ci fosse necessità di conferme sulla redditività dei vari “pezzotti”.

Ma come funziona precisamente l’IpTv pirata? Il sistema è semplice: la scatola si collega a internet tramite IPTV (Internet Protocol Television) e un software si occupa della visualizzazione dei contenuti sul televisore. Questo “abbonamento”, che costa tra i 10 e i 15 euro al mese, è perfettamente utilizzabile anche su pc, dove non è necessaria nessuna scatola aggiuntiva. Per trovarlo basta fare una semplice ricerca su Google.

E gli utenti? A oggi, la legge punisce lo streaming illegale con una multa che può arrivare fino a 30mila euro, ma una sentenza della Corte di Cassazione apre a pene più severe: nel 2017, infatti, i giudici della Corte hanno confermato una condanna a 4 mesi di carcere per un uomo che accedeva ai contenuti di Sky con un meccanismo molto simile a quello di ZSat. Secondo i giudici, la pena più alta è giustificata dalla “finalità fraudolenta nel mancato pagamento del canone”.

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