‘La bambina che non voleva cantare’, la storia di Nada in un film | Rolling Stone Italia
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‘La bambina che non voleva cantare’, la storia di Nada in un film

Liberamente tratto dal suo libro 'Il mio cuore umano', il lungometraggio racconta il percorso dell'artista alla luce del complesso rapporto con la madre, fino all’esordio a Sanremo nel 1969

Paolo Calabresi e Tecla Insolia

Foto: Fabrizio Di Giulio

«Sono la bambina che non voleva cantare. Pensate se avessi voluto». Silenzio, parla Nada. E lo fa in un videomessaggio girato nella campagna dove abita e inviato durante l’incontro stampa per il film liberamente ispirato al suo libro Il mio cuore umano.

«Anni fa ho scritto il mio primo romanzo, che parla della mia infanzia e del mondo in cui sono cresciuta. L’ho scritto perché ho dovuto lasciare il mio paese, e non avevo più incontrato persone importanti della mia vita. Crescendo ho sentito sempre di più il legame con quelle radici, ecco perché ho pubblicato il libro. Quando è uscito, la regista Costanza Quatriglio se n’è innamorata, e abbiamo deciso di realizzare un documentario. Poi l’idea si è sviluppata in un film».

Quel film, titolo La bambina che non voleva cantare, andrà in onda il 10 marzo su Rai 1. E a dirigerlo è proprio la Quatriglio, già autrice di un documentario sull’artista realizzato nel 2009 e presentato a Locarno: «Nada mi aveva raccontato che stava scrivendo la sua storia, poi sono andata alla presentazione del libro a fine 2008, c’era anche Mario Monicelli e abbiamo scherzato su questo mondo toscano, sul realismo magico di questi personaggi, mi sono innamorata di quel clima che aveva raccontato nel libro e ho trovato la mia chiave», spiega la regista. «Nel documentario Nada racconta le sue fragilità e il suo percorso attraverso la lente del rapporto con la madre, molto tormentato ma con momenti di pacificazione: Viviana voleva che cantasse, ma lei no, e non voleva nemmeno allontanarsi dal suo paese, Gabbro. Ho accarezzato l’idea del film per anni e quando si sono allineati i pianeti è stato bellissimo». Il progetto è tratto da un’autobiografia, «ma supera la specificità di Nada per toccare qualcosa di condivisibile, universale». La chiave è quella di raccontare «un talento involontario in cui le persone che le stanno intorno vedono qualcosa: su tutti la madre, che è prigioniera di un male di vivere e prova gioia profonda solo quando sente la sua bambina cantare. Qui si crea l’equivoco: la ragazzina che pensa di poter guarire la mamma, non vuole esibirsi in pubblico ma impara a fare i conti con questo dono per amor suo».

Carolina Crescentini e Tecla Insolia. Foto: Fabrizio Di Giulio

Nei panni di Viviana, la madre di Nada, c’è Carolina Crescentini: «Ha riversato sulla figlia tutte le sue aspettative, è una donna e una mamma molto complessa, ha un’emotività straripante che sale e scende in continuazione», dice l’attrice. «Alla base però non c’è un interesse, ma l’idea che il talento di Nada sia il passaporto per la libertà di quella ragazzina, ciò che le permetterà di vivere una vita diversa della sua e da quella di sua nonna. Quella tra madre e figlia è una dipendenza reciproca, un rapporto simbiotico, c’è un amore grandissimo tra loro anche quando non sappiamo se i farmaci faranno effetto o meno».

Se la piccola Nada ha il volto di Giulietta Rebeggiani, l’artista adolescente è interpretata da Tecla Insolia: «Il racconto della protagonista è molto travagliato ma anche leggero, stiamo pur sempre parlando di una bambina e di un’adolescente cresciuta negli anni ’60. Nada inizia a cantare perché pensava che fosse una cura per la malattia della madre, la donna che ama di più, ma ha un rapporto difficile con la musica, perché non capisce se è quello che vuole fare o se lo sta facendo solo per la mamma. E nel percorso del film comprende che in realtà è un mezzo per esprimere la sua rabbia e tutto quello che ha dentro».

Tra i personaggi più importanti del film c’è anche Paolo Calabresi, il maestro di musica Leonildo: «Ho amato da subito il progetto, perché non c’è la celebrazione della grande cantante che è Nada, ma si concentra tutto sull’interiorità, mai sull’esteriorità, è una storia di crescita che non ha niente di patinato, è tutto dentro. Leonildo è un uomo che non vive il suo tempo e quindi destinato necessariamente alla malinconia che però cresce insieme a Nada come tutti, soffrendo molto».

E Nada che ne pensa di La bambina che non voleva cantare? «Sono molto grata a Costanza, ho visto il film e mi è piaciuto molto, ha fatto un lavoro importante sui sentimenti, sulla sensibilità e la forza che c’è in questa bambina e in tutte le persone che ruotano attorno a lei. Non avrei mai pensato che quel libro sarebbe diventato un film, E tutti gli attori sono stati veramente bravi, mi hanno emozionato, hanno dato il meglio di sé. Grazie a tutti quelli che hanno creduto in questo lavoro».