«Voglio che tutti capiscano che Aretha Franklin è stata un vero genio» | Rolling Stone Italia
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«Voglio che tutti capiscano che Aretha Franklin è stata un vero genio»

Parole di Cynthia Erivo, che la interpreta (magistralmente) nella serie-biopic ‘Genius: Aretha’, arrivata su su Disney+. L’abbiamo incontrata

Cynthia Erivo è Aretha Franklin in ‘Genius: Aretha’

Foto: Disney+

«Aretha ha cominciato a cantare ancora bambina, perché era la sua vocazione, quasi una chiamata… Ha scoperto presto che la musica era il mezzo più potente che aveva per comunicare con gli altri in modo profondo e radicale. Aveva tante cose da dire, una grande vita da raccontare, pregiudizi da sovvertire, le canzoni sono state il modo a lei più congeniale per farlo». A parlarci – via Zoom – è l’attrice, cantante e musicista Cynthia Erivo, che nella serie Genius: Aretha dà corpo, volto, voce e puro soul alla divina Aretha Franklin, che ci ha lasciato nell’estate 2018, ma la cui arte vive ancora.

Genius: Aretha, ora visibile su Disney+, è un lungo, serrato e sentito biopic in otto puntate, scritto e curato da Suzan-Lori Parks. La serie narra infanzia, adolescenza ed età adulta della “Regina del Soul”. Possiede un ritmo, una cura per i dettagli e una drammaturgia degni del miglior cinema. E, ovviamente, una potente colonna sonora in cui Erivo reinterpreta in modo sentito, spesso struggente, tantissimi pezzi cult di Aretha, da Chain of Fools a Try a Little Tenderness (per ragioni di diritti mancano invece alcuni pezzi storici come Respect e A Natural Woman).

«Fin da bambina, nel mio walkman, la musica di Aretha mi ha folgorato e accompagnato ovunque. Quando ero in auto con mia madre, lei alzava il volume solo se sull’autoradio suonava una sua canzone!». Quando intervistiamo Erivo, attraverso la nostra webcam, l’attrice presenta un look completamente diverso da quello anni Sessanta che sfoggia nella serie. Mentre ci parla ha i capelli rapati corti mezzo centimetro, biondo platino, unghie lunghissime, anello scintillante al naso.

Cynthia, nata a Londra da genitori immigrati nigeriani, è una vera star di Broadway (Tony Award per la versione musical 2016 del Colore viola). Al cinema è stata cantante nel noir 7 sconosciuti a El Royale (2018), poi l’eroina anti-schiavitù, storicamente esistita, Harriet Tubman, nota anche come “Mosè” degli afroamericani, in Harriet (doppia nomination all’Oscar come attrice protagonista e per la migliore canzone originale). In tv l’abbiamo vista nei panni della sensitiva nella serie The Outsider tratta da Stephen King (su Sky). Prossimamente sarà infine la Fata Turchina nel nuovo Pinocchio di Robert Zemeckis.

Cynthia Erivo alias Aretha. Foto: Disney+

La vita di Aretha Franklin, dalla nascita all’età adulta, è stata una moltitudine incredibile di storie musicali, politiche, successi artistici e battaglie per i diritti civili. Quale aspetto ti interessava di più del progetto?
Della serie televisiva Genius di National Geographic, questa terza stagione è la prima incentrata su un personaggio di colore. All’inizio ho sentito la responsabilità di accostarmi a una figura così “iconica”, inarrivabile, profonda. Una donna forte e al contempo gentile. Volevo far conoscere una personalità e una vita così complesse a un vasto pubblico. Spero che questa serie possa aiutare a prendere coscienza di quanto una donna nera sia capace di vero “genio”.

Cosa più di tutto l’ha resa “Genius” secondo te?
Il “genio” si può manifestare in molti modi difformi. Ci sono il talento e la bravura, ma la genialità è qualcosa di più, qualcosa che consente di migliorare se stessi e gli altri. La sua arte ha rivoluzionato la musica e la coscienza di chi le si accostava. Oltre a una voce portentosa, Aretha era una formidabile pianista da concerto. E pensare che non sapeva leggere la musica! Molte donne nere, nel tempo, hanno dovuto faticare più di ogni altro per dimostrare il proprio valore. Non bastano il talento e nemmeno il genio, ogni sforzo va accompagnato a un lavoro durissimo, a una preparazione estrema.

Ho letto che hai incontrato davvero Aretha Franklin…
L’ho incontrata molto tempo prima del progetto Genius: Aretha. È accaduto un paio di volte. La prima è stata nel mio camerino dopo uno spettacolo. Aretha è arrivata da me ricantando un verso della canzone che avevo cantato poco prima sul palco: un’emozione indescrivibile, perché voleva dire che le ero piaciuta.

E la seconda volta?
È stata al Kennedy Center Honors (evento annuale che si tiene al Kennedy Center Opera House di Washington e premia le eccellenze musicali americane, nda). Si ricordava di me, mi si è avvicinata dicendo: «Ehi, tu sei la ragazza che sa cantare!». La donna che più di ogni altra ha sempre ispirato ogni mia scelta pensava avessi del talento! Quella sera ho poi cantato The Impossible Dream (The Quest), dal musical Man of La Mancha. Rivedendo la registrazione dell’evento, mi sono accorta che, mentre cantavo sul palco, proprio lei, inquadrata in platea dalle telecamere, “accompagnava” il pezzo cantando con me (il labiale di Aretha che accompagna la canzone, mentre Erivo è sul palco, è visibile nel video CBS rintracciabile online, nda). Aretha, l’epitome del talento musicale in Terra, unica e meravigliosa, vedeva qualcosa di buono in me. Posso solo ringraziarla, ancora oggi.

Immagino che per prepararti, oltre alla sceneggiatura, tu ti sia documentata molto. C’è un dettaglio che ti ha aiutato più di altri a entrare nel personaggio?
Ho studiato molto prima delle riprese, ma credo che più di ogni altra cosa mi abbia aiutato proprio la sua musica. Penso che le canzoni che ha scritto, le storie che ha cantato, i personaggi di cui ha parlato nei suoi pezzi siano stati la vera illuminazione per me. Se ascolti Aretha cantare e suonare, cogli quanto era sicura di sé nella sua arte. Se invece la ascolti parlare nelle interviste degli anni Sessanta, appariva sempre piuttosto timida. Nel pezzo Rocksteady, ad esempio, è diretta, fiera, direi spavalda. Ho visto un’intervista video in cui era sui tacchi alti e sembrava quasi in imbarazzo, super schiva, rispondeva pressoché a monosillabi. Questi due poli opposti e la sua capacità di trasformarsi mi hanno aiutato molto a “diventare” Aretha.

Ti sei mai preoccupata di come la famiglia di Aretha o gli amici, i colleghi e i conoscenti avrebbero reagito davanti al prodotto finito?
Certo, c’era pressione. C’è sempre quando ti confronti con un personaggio così grande, che ha lasciato un segno indelebile in molte persone. Per affrontare una montagna altissima ti preoccupi di fare nel modo migliore ogni singolo passo della scalata e preghi che vada tutto bene. Se ti concentri subito esclusivamente sulla vetta, invece, non arriverai mai. Ho cercato di dare il meglio di me, musicalmente, come attrice e, per quanto riguarda il look, mi sono affidata al mio costumista, al parrucchiere e al make-up artist.

Avevi una canzone preferita di Aretha, prima di cominciare a girare la serie e, alla fine delle riprese, hai scoperto una nuova preferita?
La canzone di Aretha che amavo di più era Ain’t No Way, perché è una di quelle canzoni belle da cantare, con un’intensità rara e una bella storia (narra del rapporto uomo-donna e della durezza di cui è capace il primo, nda). Verso la fine delle riprese, però, abbiamo provato You’re All I Need to Get By (di Nickolas Ashford e Valerie Simpson, resa celebre nel 1968 da Marvin Gaye e Tammi Terrell, nda). Non avevo mai sentito la versione di Aretha di quella canzone, ed è stata un’emozione pura. Il modo in cui la canta è meraviglioso, perché riesce a infondere in quel pezzo una dolcezza fuori dal comune e si fa quasi trionfale nel finale. Ora è la mia preferita.

Qual è stata invece la più difficile da cantare?
Sicuramente Never Grow Old! È una canzone in cui non è definito il tempo, in teoria libero. Lei si prendeva lunghe pause tra le note di quel pezzo… Al principio non riuscivo a capire come interpretarlo, perché se cercavo di imitarla troppo non mi veniva bene, alla fine l’ho cantata così (e ci ha cantato la prima strofa!, nda). Adesso è uno dei suoi pezzi che ho sempre nel cuore.