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Veronica Diquattro: «DAZN è una rivoluzione, ma servono infrastrutture e lotta alla pirateria»

Da oggi la numero uno della piattaforma di sport in streaming assume la guida del gruppo anche in Spagna. Intanto in Italia continua ad accrescere la sua proposta e puntare sugli eventi live

Foto Giovanni Gastel

In questi minuti è a Madrid, per un evento di presentazione che tutti attendono. Perché da oggi Veronica Diquattro, Executive Vice-President di DAZN Italia, assume la guida del gruppo anche in Spagna, dove la piattaforma fa il suo debutto in grande stile grazie all’acquisizione dei diritti della MotoGP, una specie di religione da quelle parti. Dovrà fare spesso avanti e indietro tra Milano, zona San Babila, dove DAZN ha il suo quartier generale, e la capitale iberica, ma per lei non ci sono problemi: negli anni si è fatta una certa abitudine a viaggi continui e ritmi frenetici.

Bolognese, 35 anni, è stata chiamata in estate a dirigere la sede italiana della multinazionale (oggi presente in Germania, Austria, Svizzera, Giappone, Canada e Stati Uniti, oltre che da noi, ndr) dello sport in streaming, che fa capo alla media company britannica Perform, protagonista da quest’anno di una rivoluzione nella fruizione del calcio di casa nostra con l’acquisizione di tre partite di Serie A per ogni giornata e dell’esclusiva per numerose altre discipline. In precedenza Veronica era stata al vertice di Spotify, come responsabile del mercato di tutto il Sud Europa, per cui ha condotto la fase di lancio e consolidamento in Italia. Prima ancora, dopo la laurea in marketing all’Università di Bologna e la specializzazione in International management alla Bocconi, l’esperienza da media specialist per Google a Dublino, che l’aveva raggiunta durante un viaggio “sabbatico” per il Sud America.

Ora la nuova esperienza, con un filo conduttore sottile ma molto resistente: la danza, sua grande passione da ragazza. «In fondo è il punto d’incontro perfetto tra musica e sport», dice, sorridendo.

Hai capito se preferisci il calcio o le freccette (altra esclusiva DAZN, ndr)?
(Ride) Ormai sono sei mesi che mi applico, e cerco di seguire tutti gli sport. Chiaramente il calcio ha la priorità, anche perché già lo seguivo: mi divido tra il Bologna, la squadra della mia città, e l’Atalanta, quella del mio fidanzato. Quindi diciamo che è una stagione di alti e bassi.

Da quando è stata lanciata, DAZN è meno “calciocentrica”?
Il calcio rimarrà sempre il punto forte della nostra offerta, ma il catalogo si arricchisce passo dopo passo. Il nostro obiettivo è dare spazio a tutte le discipline, anche quelle più di nicchia, e puntare su audience diverse tra loro. Ora, per esempio, stiamo puntando forte sulla boxe.

Infatti per l’8 marzo al SuperStudio di Milano organizzerete una serie di incontri (parteciperanno anche i campioni di casa nostra Daniele Scardina e Vissia Trovato, ndr). Vi state lanciando nel mondo degli eventi live?
Sì, abbiamo iniziato a produrre eventi sul territorio. L’idea in questo caso è quella di accompagnare il processo di crescita del pugilato in Italia, come già avvenuto in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove i match dal vivo sono tornati a rappresentare un momento sociale importante. Assistere agli incontri a bordo ring e vedere la dedizione e lo sforzo degli atleti è qualcosa di unico, spettacolare.

Che valore ha l’evento in un mondo sempre più liquido?
Il consumo di contenuti tende a polarizzarsi sempre più. Da una parte il live, che dà una determinata tipologia di esperienza, dall’altro lo streaming, che ti permette di portare quell’esperienza sempre con te. O magari di scoprire qualcosa che non conoscevi e poi andare ad approfondire dal vivo, proprio come avviene con i concerti.

Come si fa a conquistare nuove nicchie di mercato, e quanto ripaga questa strategia?

I risultati li vediamo già, perché stiamo riattivando interesse su sport considerati minori. Noi vogliamo parlare a tutta una serie di potenziali utenti, che magari prima non avevano modo di assistere a certi tipi di contenuti perché esclusi dai palinsesti della tv lineare. Per questo, per esempio, abbiamo preso i diritti del Bari, che ha tanti tifosi e molto attivi, nonostante sia in Serie D: noi gli abbiamo dato l’opportunità di seguire la squadra, e loro rispondono con interesse e abbonamenti. Però è fondamentale tenere bassi i costi, in linea con quello che costano oggi mediamente i servizi di streaming, perché molti non sono disposti a fare sottoscrizioni a prezzi alti. Proporre un corretto value for money aiuta a democratizzare lo sport, perché allarga la fetta di mercato.

Negli scorsi giorni l’Antitrust ha multato Sky, vostra concorrente, perché non sarebbe stata abbastanza trasparente nel comunicare ai suoi clienti di aver “perso” l’esclusiva su alcune gare di Serie A. Come commenti?
Prendiamo atto delle decisioni delle autorità, e vediamo come si evolveranno le cose.

Quando siete arrivati in Italia, quanto era forte l’idea che non potessero coesistere due diversi operatori per la Serie A? Che con un unico abbonamento si dovessero poter vedere tutte quante le partite?
Quando si arriva con una novità e l’offerta cambia, le reazioni dei consumatori possono essere diverse. Noi abbiamo provato a spiegare che non si trattava solo di avere due abbonamenti diversi per guardare il campionato, ma abbiamo chiesto di valutare il valore aggiunto che il nostro servizio di streaming portava con sé. Che non voleva e non vuole dire solo tre partite a giornata di Serie A, ma un catalogo molto ampio di contenuti: una cosa come 20mila eventi streaming live all’anno tra tutte le discipline a livello globale, a un prezzo contenuto. Tutto questo lo offriamo con la migliore tecnologia, sempre a portata di un solo clic. Mi pare che la fiducia degli utenti oggi ci stia premiando.

Nel mondo dello sport sta avvenendo un’evoluzione già vista altrove?
Indubbiamente. In altri settori dell’entertainment certe dinamiche sono già assodate.

I vostri investimenti in questi mesi sono stati forti e ininterrotti: un operatore solo digital deve dimostrare qualcosa più degli altri, una volta che irrompe sul mercato?

Noi facciamo l’investimento sui contenuti pensando all’utente finale, mentre quelli sulla piattaforma e le strutture servono soprattutto per radicarci e testimoniare il fatto che ragioniamo sul lungo periodo e siamo qui per restare. Messaggi che siamo convinti siano arrivati, anche sul mercato.

Foto Giovanni Gastel

Resiste l’idea che tutto ciò che è in Rete (anche se poi la fruizione di DAZN avviene soprattutto tramite smart tv, ndr) debba essere gratis?
Sicuramente la disponibilità a pagare per contenuti che possono essere facilmente accessibili online va educata, ma ci si può riuscire. Personalmente ho visto l’evoluzione dell’atteggiamento delle persone per quanto riguarda la musica. È un percorso, serve lavoro per spiegare alle persone che tutte le produzioni intellettuali hanno un valore e per far funzionare e crescere il processo è necessario dare vita a un’ecosistema che funzioni, e che ha dei costi. La pirateria penalizza tutti gli operatori del settore.

La gente non lo sa, oppure non gli interessa?
Sa che sta facendo qualcosa di illegale, ma secondo me non è tanto consapevole dell’impatto di quello che sta facendo. Anche perché più indaghiamo questo fenomeno, più ci rendiamo conto di trovarci davanti a vere e proprie organizzazioni criminali. Non parliamo della vecchia “Roja Directa”, cui uno si collega per guardare la partita che gli interessa, ma di organizzazioni che per tot euro al mese ti permettono di accedere a tutti i contenuti sportivi possibili. Il famoso “pezzotto”. Non credo che tanti sappiano che stanno pagando gruppi criminali veri e propri, e incentivando un mercato nero parallelo che procede alle spalle di investimenti fatti da noi e dagli altri operatori del settore.

Quanto è italiano questo fenomeno?

Purtroppo da noi i livelli di pirateria sono più alti rispetto agli altri Paesi in cui DAZN è presente. C’è meno consapevolezza, e un minor senso di legalità. Noi stiamo lavorando assieme alle istituzioni per cercare di fare capire i danni che la pirateria fa al mondo dello sport nel suo complesso.

Da oggi sei anche il capo di DAZN Spagna. La situazione di partenza quanto somiglia a quella italiana?
Lì partiamo con la MotoGp, che è molto sentita da quelle parti. Il mercato è simile al nostro e anche la nostra strategia: tanto sport, a prezzi contenuti. La grande differenza è rappresentata dall’infrastruttura, che in Spagna è molto più avanti che da noi. Tra i Paesi in cui opera DAZN siamo sicuramente quelli messi peggio. Per questo ci siamo messi a disposizione per accelerare il processo di digitalizzazione in Italia.

Come hai vissuto le prime settimane di problemi tecnici della vostra piattaforma, e relative critiche degli utenti?
Alla grande… (Ride) Scherzi a parte, il nostro lancio è avvenuto in sei settimane. Abbiamo dovuto mettere su il servizio in tempi rapidissimi, creare il team, integrare l’applicazione su tutti i device, eccetera. Sono stati giorni impegnativi, noi abbiamo fatto di tutto per fare andare le cose nel migliore dei modi il prima possibile. Penso sia stata una fase di rodaggio abbastanza inevitabile. Anche perché allora la maggior parte degli utenti stava facendo il mese di prova e quindi i numeri erano davvero grandi, e per noi è stato necessario testare il sistema e la sua capacità di reggere.

Qualcuno ci è andato giù pesante…
Il tifoso è molto esigente, ma lo capiamo perché siamo tifosi anche noi. E la nostra priorità è migliorare sempre di più, per cui continuiamo a lavorare su quel fronte.

Cosa rappresenta per la tua carriera questo passo, dopo le esperienze a Google e Spotify?
L’obiettivo è cercare di portare le mie esperienze nel campo della digitalizzazione e dei cambiamenti delle abitudini di consumo in un settore dominato dalla tradizione “lineare”. La cosa che più amo è lavorare con le passioni delle persone e con le loro emozioni: prima era la musica e ora lo sport, che tocca tutti. Come dicevamo prima, noi vogliamo parlare alla platea più ampia possibile, anche agli appassionati di discipline che non finiscono in prima pagina. L’idea è spostare la rivoluzione da un settore all’altro, con tutti i benefici che ci sono per le persone.

Le classifiche degli streaming sono il giudice più popolare che ci sia?
È un dato che è impossibile non prendere in considerazione, visto che la maggior parte dei consumi musicali passa da lì. Ma chi meritasse di vincere Sanremo, se è questo il punto, non spetta certo a me dirlo (Ride).

Come convivono in un Paese DAZN e i riti dell’Ariston?
Benissimo, visto che spesso sono le stesse persone che lo guardano (Ride). Guarda che abbiamo anche tanti utenti di una certa età, che si stanno digitalizzando grazie a noi. Ne siamo davvero contenti.

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