Vera Gemma: «Gli haters hanno il valore di uno che ti manda a fanculo ai semafori» | Rolling Stone Italia
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Vera Gemma: «Gli haters hanno il valore di uno che ti manda a fanculo ai semafori»

Dall’Isola dei Famosi alla conquista della tv. La concorrente del reality spara a zero sui colleghi, racconta dell'amicizia con Quentin Tarantino e del passato da spogliarellista e domatrice

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Per molti è la vincitrice morale dell’Isola dei Famosi, che quest’anno si è retta molto sulla personalità forte e senza peli sulla lingua di Vera Gemma, attrice e (negli ultimi tempi) addicted ai reality formato tv. Best friend e compagna di scorribande di Asia Argento, ha respirato il grande schermo fin da bambina, quando accompagnava l’indimenticato papà Giuliano sui set dei western. La nostra chiacchierata avviene mentre è dal parrucchiere «come fanno le vere dive», dice.

Partiamo dalle tutine dello scandalo. Sui social, nonostante il fisico pazzesco, non sono state prese benissimo…
Mi hanno massacrata. E io continuo a fare l’errore di leggere i commenti come una strana forma di masochismo. Elisa Isoardi mi ha detto che gli haters hanno il valore di uno che ti manda a fanculo ai semafori. Io, però, sono curiosa di vedere fino a che punto arriva questo odio senza limiti.

Perché tanti commenti negativi, secondo te?
Scateno amori eccessivi, mitizzazioni – ancora prima di morire – oppure odio senza pari. La gente che si scatena verso di me credo abbia una vita abbastanza infelice. Non mi verrebbe mai di scatenare le frustrazioni su un personaggio pubblico. Ben vengano, comunque: mia madre diceva che è meglio essere odiati che compatiti.

Ok, ma ti sarai chiesta il perché di tutto questo risentimento.
La libertà fa paura, è ancora tabù. Sono una donna che, foto a parte, non utilizza filtri di nessun tipo nella vita di tutti i giorni. Sono nuda nell’anima, schietta, diretta, sexy. E che si accompagna a un ragazzo più giovane. Le mie sono forme di libertà che danno fastidio a coloro che si sentono poco liberi: rappresento ciò che avrebbero voglia di fare, ma non faranno mai. Si scatenano contro me, ma dovrebbero farlo verso la loro repressione e i loro limiti.

Parliamo dell’Isola dei Famosi. Che esperienza è stata?
Bellissima per alcuni versi, molto dura per altri. Il programma è durissimo, è tutto vero, ma non si vede tutta la sofferenza perché altrimenti sarebbe noioso.

Fammi qualche esempio.
Si dorme molto scomodamente, sulla sabbia, con le radici degli alberi che fanno malissimo. In più non avevamo coperte e asciugamani. A un certo punti ero una specie di selvaggia: mi arrampicavo a quattro zampe per trovare legna. Quasi non mi riconoscevo. Mi sono adattata, dimostrando di non essere particolarmente viziata. Il mio problema non era dormire male, la fame o la sofferenza fisica.

E qual era?
La convivenza con gli altri. Sono un animale ribelle, sto molto da sola, le persone che ho attorno le scelgo: trovarmi in una convivenza forzata con gente che non avrei mai frequentato nella vita, è stato molto difficile. E poi non mi alleavo, non mi mettevo d’accordo per le nomination: ho davvero giocato una contro tutti dall’inizio. Non ho fatto alleanze di alcun tipo e questo aspetto ha molto infastidito gli altri.

E allora parliamo dei tuoi compagni. Iniziamo da Ubaldo Lanzo, che, durante la diretta, è scattato contro di te.
Ubaldo sembrava essere mio amico, ma si è scatenato contro di me in palapa durante la diretta. È stato ambiguo.

Che mi dici di Valentina Persia?
Cattivella. Fa tanto la solidale con le donne, ma credo non le ami tanto. Credo non ami tanto neanche sé stessa. Le imitazioni di me che faceva erano sempre cattive e non facevano ridere, mentre credo che vengano bene se c’è dell’affetto verso l’imitato, bisogna avere un occhio benevolo. Era divertente quando imitava Rosolino, mentre io venivo dipinta come una top model svampita – magari! – che faceva sfilate sul bagnasciuga: quello che ho sognato di essere per una vita e non sarò mai (ride).

E Awed?
Un po’ traditore, ma non riesco a non volergli bene. Mi ha rinnegata per una pacifica convivenza con gli altri, è molto furbo, paraculo. Non mi dimentico, però, due settimane di risate con lui, giorno e notte, dove ci siamo voluti molto bene. Nonostante i dissapori lo considero un amico.

Arriviamo a Gilles Rocca.
Bipolare. Alternava momento in cui si faceva volere bene, a scatti di ira improvvisi. Non mi sentivo più a mio agio a stare dove c’era lui. Un’energia strana, che muta a seconda dei momenti.

Non andavi d’accordo neanche con Roberto Ciufoli.
Mi ha detto che valgo meno di zero, senza aver mai parlato con me. Mi ha detto una cosa così, all’improvviso, per una cazzata, un turno del fuoco. Non si è mai interessato a me, mentre io so tante cose di lui, come, ad esempio, che i suoi figli studiano alla Chateaubriand. Mi ha giudicata, con un’affermazione un po’ fortina, senza conoscermi.

A un certo punto rientravi sempre in gioco. Avevi capito che c’era un interesse a farti rimanere?
So solo che Asia (Argento, na) è andata ospite nella puntata in cui sono stata eliminata definitivamente. E mi ha detto di aver trovato gli autori e il regista disperati per il fatto che uscissi. Credo abbiano fatto di tutto per salvarmi, ma non me ne rendevo conto e, ogni volta, ero pronta a tornare a casa. Dopo l’eliminazione mi tenevano ferma nel mare e io chiedevo le motivazioni per le quali non mi stessero portando in hotel, ma in un’altra isola. Non capivo. Speravo fosse il pubblico a salvarmi, ma sospettavo fossero gli autori.

Da cosa nasceva questo sospetto?
Avevo le telecamere puntate più di altri, mi facevano fare tantissimi confessionali. Del resto creavo dinamiche, facevo casino, non avevo remore a dire le cose in faccia, litigavo. Mi veniva tutto naturale, non per attirare l’attenzione. Ero me stessa e, anzi, forse nella vita sono peggio. Sull’Isola mi sono tenuta: ero consapevole di essere in tv.

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Parliamo di te: hai avuto una vita rocambolesca.
Sono cresciuta nei set dei film western, in questa realtà irreale. E poi ho fatto di tutto: dall’attrice alla regista, dalla spogliarellista a Los Angeles fino alla domatrice di tigri e leoni in Russia e Bielorussia.

Come sei finita a fare la spogliarellista a Los Angeles?
Mi ero mangiata tantissimi soldi. A 20 anni, dopo la morte di mia madre, mi sono trovata a ereditare parecchio denaro. Ero molto giovane e sono sempre stata molto generosa, ho condiviso con le persone intorno a me anche troppo. Mio padre, a un certo punto, mi fece sapere che non mi avrebbe più dato una lira. Una casa ce l’avevo: dovevo solo trovare le risorse per mangiare. Mi suggerì di andare da un suo amico che aveva degli hotel a Miami.

Come andò?
Con questo amico di mio padre non mi trovai per niente. Così, da Miami, ho mandato un messaggio a Quentin Tarantino dicendogli che volevo conoscerlo. Lui mi ha invitato a casa sua. E sono corsa a Los Angeles per incontrarlo. Mi sono innamorata della città e ho deciso di rimanere, senza chiedere favori e aiuti. Nessuno doveva sapere che ero al verde.

E quindi?
Cercavo di essere assunta come cameriera nei ristoranti italiani, ma non mi pigliavano. Andai a fare un provino in questo locale di strip che mi era piaciuto tantissimo: a Los Angeles questi luoghi sono meravigliosi, non squallidi e, anzi, per entrare devi fare audizioni. Sono stata presa immediatamente, ho iniziato a lavorare. E guadagnavo anche 1200 dollari al giorno. L’ho fatto per un anno buono, creando la mia vita a Los Angeles: mi sono fidanzata con un musicista blues, ho avuto un figlio.

Perché sei tornata in Italia allora?
Mio padre è morto e non me la sentivo più di vivere là.

Poi che hai fatto?
Non contenta di queste esperienze estreme, ho iniziato a fare la domatrice in Russia, Bielorussia e Ucraina dove il circo è importantissimo.

Ma come ci sei finita nella gabbia dei leoni?
Il circo era una grande passione di mio padre, che ha imparato le acrobazie dei film proprio nei circhi. Dopo la sua morte ho fatto un documentario su questo mondo, mi sono innamorata di un domatore ventenne, bello come il sole. E mi sono messa in testa che anche io avrei dovuto dimostrare di aver il coraggio di rischiare la vita.

Fa strano che una indomabile come te per lavoro voglia domare…
Le tigri e i leoni hanno capito chi comandava, ma lo facevo con amore e sacrificio, senza metodi violenti, ma basandomi sulla fiducia. Anche se trovarsi una tigre e un leone davanti necessita di un grande controllo psicologico.

Ma non ti dispiaceva per questi animali?
No, perché sono trattati benissimo: nascono al circo e i circensi fanno sacrifici enormi, spendendo tantissimo, per mantenere quella che rappresenta l’unica e primaria ragione di vita. Del resto, se tratto male un leone e poi entro in gabbia, quello me la fa pagare. Se non lo fa è perché ha fiducia. C’è molta ignoranza rispetto a questa cosa.

Si vocifera che prima che iniziasse l’Isola hai avuto da ridire con Daniela Martani per una pelliccia che pensava fosse vera?
Non è vero. Indossavo una pelliccia vera, comprata in Russia, dove sono necessarie per la sopravvivenza. Lei mi guarda e io subito: “Sia chiaro, Daniela, è finta!”. E lei “Ma certo che è finta, vuoi che non riconosca la differenza?”.

E tu?
Dentro di me ridevo, poi sono andata a dirlo in giro. Ma ero una delle poche con cui Daniela andava d’accordo: era stata presa abbastanza di mira da tutti. Mentre io sono stata solidale con le donne.

Tra l’altro sui social si domandavano se avesse fatto tutti i vaccini, visto che, almeno per quello anti-covid, è contraria.
Ne abbiamo fatti tantissimi. Non le hanno lasciato scelta, se non li avesse fatti non avrebbe partecipato al programma. Ha preferito fare la tv più che seguire i suoi ideali.

Sai che in Scarlet Diva c’è la scena di “Je t’aime” che è cult?
Dietro c’è una gigantografia di Veronica Lake, omonima del personaggio che interpretavo. Lì è stata la genialità di Asia, che ha scritto un ruolo esagerando il mio masochismo di avere fidanzati che mi maltrattavano, mi usavano e mi rubavano i soldi. E c’era questa Veronica che più veniva picchiata dal compagno, più gridava “Je t’aime”. Un ruolo estremo cult: ho ancora persone che mi scrivono dall’America per quell’interpretazione.

A proposito di America, prima dicevi di aver chiamato Tarantino. Come facevi ad avere il suo numero?
Stavo leggendo un’intervista in cui ammetteva che Hollywood non sarebbe stata la stessa senza attori come Giuliano Gemma e Franco Nero. Impazzisco per questa affermazione e mando un messaggio a Eli Roth, regista di Hostel, che era stato fidanzato con Asia. Visto che era amico di Tarantino, gli scrivo: “Digli a Quentin che, quando vuole, gli cucino una cena italiana”. Pensavo mi pigliassero per scema.

E invece…
Dopo un mese mi arriva l’sms: “Dinner date. Quentin non vede l’ora di conoscerti e ti invita a casa sua”. Da Miami vado a Los Angeles.

Qual era il menù della cena?
Sono partita con la pancetta sottovuoto che ho trovato da un italiano che ha un negozio a Miami. Gli ho fatto la carbonara e il pollo al curry. E lui diceva: “Don’t stop cooking”. Alla fine ha confessato che, dopo quella cena, ha capito quanto aveva mangiato male fino a quel momento. Siamo diventati amici. Ogni volta che vado a L.A. contatto la sua assistente e, se può, ci vediamo, andiamo a cena. Apprezza che non gli abbia mai chiesto nulla. Solo dopo molto tempo gli ho confessato che, nel periodo losangelino, facevo la spogliarellista. Una volta, quando arrivò lui nel locale, mi nascosi nel bagno perché mi vergognavo.

Il cinema ti ha sottovalutata?
No, perché ho sempre messo la vita prima del lavoro, mi perdevo: ho vissuto sei anni a Los Angeles, altri cinque al circo, Mi sono presa tempi lunghissimi. Più che incompresa, me ne sono fregata. Però, quando ho lavorato, l’ho fatto con grandi registi e, a teatro, ho fatto anche cose scritte da me. Mi piace vivere la vita, prenderne ispirazione. Se non avessi vissuto così intensamente non avrei avuto nulla da raccontare.

Hai detto che, in passato, hai avuto a che fare con uomini sbagliati.
Non rinnego le mie storie d’amore. Poi ci sono stati quelli che si sono approfittati e quelli che non l’hanno fatto, ma li ho lasciati tutti io. E già questo mi sembra qualcosa. L’amore, giusto o sbagliato che sia, va seguito perché porta sempre da qualche parte.

E quello con Jeda dove ti porta?
Jeda mi sopporta, perché non sono facile. È un insegnargli la vita, dove ha sbagliato, come mi può aiutare. Altro che toy boy, caro je costa: riceve rimproveri che neanche mio figlio subisce, ma mi ama per quella che sono. La gente pensa lo mantenga, ma non è così. Siamo due persone innamorate. Lui mi dice che vuole stare sempre con me.

E tu?
Gli dico: “Amore, ma a ottant’anni non voglio che mi porti il pappagallo”. E lui: “Sì, io anche a ottant’anni ti amerò”. Ma gli rispondo: “No, perché non ci arrivo, non ti do questa soddisfazione: muoio prima. Ti attacchi al cazzo!”. Per dirti la delicatezza.

Come ti ha vista all’Isola?
È fiero. E quando sono tornat,a mi ha detto che avevo spaccato.

Tu hai fatto parecchi reality, come Pechino Express e Ritorno al presente.
È la preistoria! Penso non l’abbia visto nessuno. Un fallimento della tv.

C’è qualche reality che vorresti fare o basta?
Dipende dalla proposta: non ho regole di nessun tipo e non mi pongo limiti. Ben venga essere un fenomeno da reality, ma anche un fenomeno da baraccone, volendo. Non cerco accettazioni, approvazioni o esaltazioni per il mio talento, non me frega niente. Potrei fare qualsiasi cosa, anche un altro reality. Anzi li amo come forma di espressione. Non c’è niente di più interessante della realtà.

Sei in procinto di partire per Temptation Island con Jeda?
Oddio che scene che potremmo fare! Soprattutto io! Ma anche lui è geloso. Sarebbe molto divertente.

Ti hanno chiamata?
Ancora no, pensa che scemi! Dovrebbero sbrigarsi a farlo.

La tua più grande delusione professionale?
Il provino per l’Isola l’ho fatto per due anni di seguito, senza essere mai presa. Ora rinnegano, fanno i vaghi, dicono che non era il momento. Invece mi hanno mandata a cagare. L’ultima volta, dopo tre provini, di cui uno a Milano a spese mie, non mi hanno scelta. Solo dopo Pechino Express si sono fatti vivi: a quel punto non c’era bisogno di un provino, perché ne avevano sei. Ma quando mi chiamarono e poi mi sfancularono all’ultimo minuto fu una grande delusione.

La più grande soddisfazione invece?
La regista Tizza Covi, pluripremiata a Cannes, conosciuta facendo il doc sul circo, ha scritto un film per me, ispirato alla mia vita, ovviamente romanzata. Non riusciamo ancora a procedere per il Covid. Ho voglia, a 50 anni, di fare questo film per il cinema, ma non rifiuto i reality.

Sei quasi una mosca bianca.
Non amo queste attrici italiane che fanno cinema e schifano la tv. Un artista può esprimersi in più campi, mantenendo una dignità. Questo limite è tipico di uno snobismo italiano un po’ burino. Mi viene da pensare che la televisione non la fanno perché sono brave come attrici, ma hanno poco da dire come persone.

Asia Argento cosa rappresenta?
Una sorella acquisita. Senza nulla togliere a quella vera, che amo. Con Asia andavamo in vacanza insieme, nei villaggi, perché non facevamo danni e potevamo non uscire da lì. Abbiamo ricordi e condivisione dolorose. In quei momenti lei c’era per me e io per lei. è l’unica, grande, vera amica che ho. Insostituibile.

Le sei stata vicino per il caso Jimmy Bennett. Cosa non le perdonano?
Le persone hanno bisogno di una strega. Lei è diventata il capro espiatorio, la donna con cui ognuno poteva prendersela. Come diceva Al Pacino in Scarface: “Voi avete bisogno di puntare il dito e dire quello è un uomo cattivo. Non siete più buoni di me, sapete soltanto nascondervi meglio”. Asia ha rappresentato la donna da condannare, perché c’è ancora bisogno di condanna in questa società ipocrita e moralista.

Ti reputi una bambina cattiva come nel tuo libro Le bambine cattive diventano cieche?
Lo vorrei ripubblicare perché sarebbe attualissimo ancora oggi. La ragazza cattiva è ancora presente. Non cerco assoluzioni, sono ribelle e indomabile.

Dici di essere stata l’unica figlia d’arte che non ha chiesto al papà famoso di alzare il telefono per lavorare.
Esatto. Con mio padre ho lavorato solo nel Grande attacco perché servivano due bambine per fare le figlie del capitano Martin Scott, il suo personaggio. Non ho mai più lavorato con lui e non ho mai voluto mi imponesse quando faceva le fiction Rai. Cosa che non mi viene riconosciuta: mi chiamano ancora figlia di papà, raccomandata. Basta andare su Wikipedia per vedere che non è così.

Cosa ti ha lasciato tuo padre?
Il senso del sacrificio attraverso lo sport e l’umiltà. Diceva: “Ricordati sempre che non sei più importante di nessuno, semmai più fortunata”. Quindi ci faceva tenere i piedi per terra. Non si è mai dimenticato che veniva dalla strada. Per questo sono una forte, mi adatto a tutto. Non sono viziata, ma dico quello che penso. Non mi lamentavo neanche all’Isola.

Chi si lamentava di più?
Tutti. Andrea Cerioli, però, parlava solo di cibo. Aveva una nevrosi. Gli uomini si lamentavano molto più delle donne, eravamo noi che facevamo legna. Per questo dicono che questa edizione è “l’isola delle donne”. E per questo vorrei vincesse una donna. Sarebbe stato bello trionfasse Fariba.

Hai fatto pace con Cecilia Rodriguez?
L’ho trovata un’uscita veramente infelice andare a dire che sono brutta. Per prima cosa sono una figa pazzesca, quindi vorrei sapere dove cazzo ha visto che sono brutta. Magari non piaccio a lei, ma non ho mai fatto fatica a conquistare uno che mi piaceva. E poi non si dice una cosa del genere a un’altra donna: è poco elegante. A me piace valorizzare le altre donne, non sminuirle. Ha avuto una caduta di stile, dovrebbe imparare dall’eleganza di sua sorella che, una cosa del genere, non l’avrebbe detta mai.

Sai di essere un’icona gay?
Mi amano perché sembro una trans e mi ispiro a loro. Trovo l’ostentazione della femminilità e la bellezza artefatta delle donne transessuali estremamente affascinante, un modello di ispirazione. Non ho mai cercato la naturalezza, sono ricorsa alla chirurgia plastica. La bellezza artefatta è migliore di quella naturale.

Oggi come ti vedi?
Una donna consapevole, una madre e un’artista più interessante di quello che si vede. Sicuramente ho conservato un lato bambino che non vuole crescere. Fondamentalmente sono una donna che continuerà a sognare fino all’ultimo istante della sua vita.