Home TV Interviste TV

Pippo Baudo: «Sanremo non mi è mancato»

Super Pippo torna su Rai1 con Sanremo Giovani, ma non parlategli del Festival della Canzone Italiana. Su questo argomento ha le idee ben chiare. E, tra il rimpianto Vasco Rossi, torna pure sul capitolo Kessler.

Pippo Baudo non è un pezzo della tv italiana. Pippo Baudo è la tv italiana. Pippo è quello che, anno dopo anno, ha lanciato programmi rimasti scolpiti nell’immaginario collettivo. E ha scoperto i professionisti che, ancora oggi, sono i protagonisti del piccolo schermo: da Loretta Goggi a Heather Parisi, da Lorella Cuccarini a Beppe Grillo, da Massimo Ranieri a Giorgia, passando per Al Bano e Laura Pausini. Insomma è tutta “colpa” di Baudo. Che dire, poi, dei suoi Festival di Sanremo? Chi se li dimentica! Quelli della valletta bionda e della valletta mora, delle cinque serate consecutive, degli scandali, dei grandi successi, dell’intrusione di cavallo pazzo sul palco dell’Ariston con l’exploit «Questo Festival è truccato, vince Fausto Leali!», della sigla-slogan “Perché Sanremo è Sanremo”.

Già, perché fu proprio Super Pippo a prendere le redini della kermesse canora trasformandola nel grande evento che tutti conosciamo. Per intenderci, all’epoca, Sanremo arrivava al 66% di share. Insomma, Sanremo e Baudo sono una cosa sola ed ecco che il direttore artistico Claudio Baglioni ha avuto la grande e felice intuizione di affidare proprio a lui la selezione dei Giovani, due dei quali verranno ammessi nella gara dei Big a febbraio. Insieme a lui c’è Fabio Rovazzi. Una stana coppia, molto insolita, che vedremo su Rai1 il 20 e 21 dicembre. Durante le due serata si scopriranno anche i cantanti affermati in gara al festivalone.

Signor Baudo, finalmente torna a Sanremo. Mi dica la verità: quanto le è mancato?
Mi è mancato mica tanto.

Ma come?
L’ho fatto tredici volte, anche l’anno scorso sono stato ospite di Claudio Baglioni, ho fatto una bella cosa. Sanremo ce l’ho avuto sempre nel sangue.

E infatti il 20 e il 21 dicembre è al timone di Sanremo Giovani. Ha già sentito le canzoni dei ragazzi in gara?
Ancora no, ma mi dicono ci sia del buon materiale.

Al suo fianco c’è Rovazzi. Come sta andando?
È divertente, simpatico, intelligente e anche colto. Molto colto.

Ah sì?
Abbiamo parlato del più e del meno e ho capito che ha una base culturale profonda, consistente. Lui poi non è un cantante, è un regista, un creatore, uno che fa dei brani che sono anche, diciamo, dei cartoni animati. Sono dei piccoli musical. Ho visionato il suo materiale ed è molto interessante.

Nello spot tv Rovazzi appare come quello “vecchio” e lei come il “giovane” della coppia. Non è che è davvero così?
È uno scherzo che stiamo facendo con Rovazzi, ma è chiaro che il vero giovane è lui. Teatralmente io faccio il giovane e lui fa l’anziano.

Senta ma non le hanno più proposto di condurlo, il Festival?
Noooo. Non avrei la pazienza e la forza. Devo dire che apprezzo davvero il lavoro che ha fatto Baglioni, un lavoro massacrante. Tra l’altro lui, contemporaneamente, ha fatto una tournée che ha portato in tutta Italia con un successo enorme. E quindi, man mano che girava nelle varie piazze, ha dovuto ascoltare tanti brani.

Lei lo sa che i suoi festival sono scolpiti nelle nostre menti, vero?
Ho avuto la fortuna di trovare delle belle canzoni. Il merito del direttore artistico è consistente, ma non assoluto. Purtroppo, oggi, non ci sono più grandissimi pezzi. Io ho trovato brani eccezionali.

Ma cosa si ricorda maggiormente?
Tutto, dei tredici che ho fatto non scarterei nulla. Quello che più mi è rimasto in mente è quello con Whitney Houston (nel 1987, ndr), perché poi la sua carriera ha avuto un’impennata, prima della caduta verticale e anche tragica.

Ricordi non piacevoli ne ha?
Quando arrivò quello che si voleva buttare dalla balaustra della galleria (si riferisce a Pino Pagano nel Sanremo 1995, ndr). Ma ricordi brutti non ne ho guardi, se dovessi metter lo shaker con tutte le cose che sono accadute, rimetterei tutti gli ingredienti senza scartarne nemmeno uno.

Eppure molti hanno pensato che l’episodio del signore che voleva gettarsi fosse una montatura.
Purtroppo no, dietro c’era una tragedia familiare vera. E l’ho vissuta sulla mia pelle. Mi sono molto arrabbiato quando nacque questo sospetto. Tra l’altro è stato uno dei festival più belli che ho presentato, non avevo bisogno di ricorrere a questi mezzi squallidi.

Lei ha scoperto davvero tantissimi cantanti. Tra le tante che ha lanciato, Giorgia ha sempre un grande affetto quando la vede.
Siamo parenti addirittura. Siamo fratello e sorella. Ci siamo trovati così bene come carattere, come temperamento. E dopo tanti anni ci vogliamo ancora bene.

Penso non sia l’unica…
Anche Fiorella Mannoia, Eros Ramazzotti. Lui l’ho visto recentemente a Milano, gli ho presentato il disco nuovo. Abbiamo passato una bellissima serata insieme. Con tanti cantanti ho ancora un bellissimo rapporto, come Romina Power. Sono diventati miei amici.

Tra quelli sui quali ha puntato chi pensava si meritasse di più?
Probabilmente Gerardina Trovato, che poi è scomparsa. Ha fatto un bel Sanremo tra i Giovani con Ma non ho più la mia città e un bel Sanremo tra i Big con Non è un film (Sanremo 1993 e 1994, ndr). Aveva grandi mezzi, era una ottima cantautrice e chitarrista, ma si è persa.

Non ha mai preso un granchio su qualche cantante?
Mah…non lo dico per presunzione, ma ci ho sempre azzeccato. Se ho pronosticato il successo per un cantante, questo è avvenuto. Non mi risultano delle défaillance di previsioni.

Parliamo del suo libro. Ecco a voi. Una storia italiana. E che storia!
È un libro in cui c’è molto di me, c’è tutto me stesso, ci sono tutte le mie esperienze, le mie conoscenze, i miei inizi. È un libro che sento molto. E ringrazio anche Fabio Fazio.

Come mai?
Mi ha suggerito il titolo.

Ah!
Sì, perché io volevo intitolarlo solo Una storia italiana, ma mi sembrava troppo presuntuoso. Chi sono, Cavour? Garibaldi?

Ahahahahah! E Fazio come ci è entrato in questa storia?
Insomma manifestavo queste mie perplessità a Fabio e lui mi fa: «Ma il titolo c’è: è Ecco a voi». Ed è un titolo bellissimo, perché colpisce subito. E poi quante miliardi di volte ho detto, davanti ai teleschermi, «Signore e signori, ecco a voi». È una frase tipica, che mi appartiene.

Lei da pochissimo è su Instagram e ha avuto subito un boom di follower.
Lo devo a Rovazzi.

Spieghi un po’.
Scherzando scherzando mi ha postato su Instagram, mettendo le mie foto, commentandole. E ci sono stati oltre 50mila follower (a oggi superano i 55mila, ndr). Hanno riversato il loro gradimento con i like.

Cosa ne pensa?
È un mondo che non sconoscevo totalmente.

Insomma ora sarà più social!
Eh, appunto! (ride, ndr)

Parliamo dei suoi colleghi. Chi le piace e chi non le piace?
Guardi, è gente che lavora con molta passione. Carlo Conti è bravo, Amadeus è bravo, sono tutti ragazzi – non molto ragazzi eh, perché sono già maturi – che formano una bella squadra. Poi c’è Paolo Bonolis, Maria De Filippi. Ce ne sono, ce ne sono.

Come ha detto lei, però, questi conduttori sono da tempo sulle scene. Non c’è qualcuno di veramente nuovo.
Una volta la tv, agli inizi, aveva bisogno di aprire, di costruirsi un cast. Era più predisposta. Io sono arrivato a 23 anni e a quell’età ho debuttato. Avevo appena preso la laurea e, pochi mesi dopo il conseguimento, era in onda. Oggi non ti danno il video con tanta facilità.

Perché?
Sono nate anche altre forme di espressione televisiva. Internet ha cambiato tutto, i giovani seguono spezzoni dei programmi, non guardano una trasmissione dall’inizio alla fine. E quegli spezzoni non li guardano nemmeno dal piccolo schermo.

Una curiosità. Non le hanno mai proposta un talent show. Ma un X Factor, un Amici, non lo farebbe? Del resto, lei, se ne intende di musica.
Ma se dovesse capitare lo farò. Però il primo talent show l’ho fatto io con Settevoci (del 1966, ndr). Era il primo talent della televisione italiana.

L’ha inventato lei.
Completamente.

Un cruccio? Chi vorrebbe aver scoperto?
Vasco Rossi. Ma si è ampiamente scoperto da solo e ha una genialità straordinaria.

Torniamo a Sanremo. Un paio di anni fa le proposero il Dopofestival, ma rifiutò. Come mai?
Perché voglio molto bene a Carlo Conti.

Cioè?
Avrei dovuto fare la parte critica nei confronti del Festival. E non volevo mettermi in quella posizione, data la grande amicizia che c’è con Carlo. Oppure sarei dovuto essere incensatore e non sarei stato creduto, perché poco obbiettivo e troppo buono. Allora ho detto a Carlo che era meglio evitare. E poi, lo sa, il Dopofestival l’ho inventato io.

Lo so, lo so. Mi ricordo quelli con Ambra, la Parietti, Mara Venier.
Appunto.

Ma dopo Sanremo Giovani che farà?
Di progetti non ne ho, sta maturando qualcosa, ma progetti veri non ce ne sono. Sto pensando. Sicuramente non starò fermo.

Da uomo Rai cosa augura alla nuova dirigenza?
La Rai ce l’ho nel sangue. Mi auguro che recuperi la sua centralità e faccia una programmazione con forti connotati culturali. Capisco bene che le televisioni commerciali debbano spesso volare basso, per toccare un pubblico plateale. Ma la Rai, in quanto Rai, in quanto pagata col canone di tutti gli italiani – perché adesso è in bolletta – ha l’obbligo di fare una programmazione che, cum grano salis, abbia molti aspetti culturali.

Senta, signor Baudo, una curiosità me la deve togliere: ma cos’è successo con le Kessler? Ci è andato a letto o no? Loro hanno smentito categoricamente.
Ma no, loro non ricordano. Io non ricordo niente perché mi sono ubriacato. Poi l’indomani mattina mi sono trovato a letto. Loro dicono di non avermi accompagnato, ma qualcuno lo deve pur aver fatto! Eheh. (ride, ndr)

Prima di lasciarla, mi auguro di vederla nuovamente sul palco dell’Ariston, il suo habitat naturale.
Ma no, non me lo auguri, perché è una fatica pazzesca. È come se mi augurasse le fatiche di Ercole. Perderei la salute.

Ma in tv la rivedremo?
Questo glielo garantisco.

Leggi anche