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Marta Kauffman, come ‘Friends’ è diventato un fenomeno tv

La co-creatrice della 'sitcom delle sitcom' parla dello show cult, della sua seconda vita con 'Grace and Frankie' e di quella volta che ha mandato un cesto di assorbenti a un direttore di rete sessista

Foto: NBCU Photo Bank

Il finale è andato in onda nel 2004, ma Friends è ancora vivo e vegeto su Netflix, dove va alla grande anche tra i millennial. E la co-creatrice della serie tv-fenomeno Marta Kauffman dice che sta “godendo appieno della cosa”. Quando lo show è arrivato per la prima volta sulla piattaforma di streaming quattro anni fa, spiega la Kauffman, gli amici della figlia adolescente ne sono stati catturati, anche se hanno fatto un po’ di confusione. “Le avrebbero detto: ‘Hai visto quella nuova serie, Friends?'”, racconta, “Pensavano che fosse un period piece”. Con Marta abbiamo discusso di quel fenomeno, della sua trentennale carriera e dei nuovi progetti.

Marta Kauffman al Sundance del 2018 per la presentazione di ‘Seeing Allred’. Foto: Taylor Jewell/Invision/AP/REX/Shutterstock

Da cosa dipende questa seconda vita di Friends, specialmente tra i più giovani?
È come il comfort-food. Sono tempi difficili e certe persone preferiscono quello a show complessi e cattivi. È caloroso, confortevole, i personaggi si vogliono bene. Come si fa a non amarlo?

Che gap ha riempito lo show nel mercato quando l’avete creato?
Penso che sia molto difficile e anche sbagliato basare ciò che svilupperai su quello che esiste e meno. Non c’è una formula. Onestamente, noi (Kauffman e il partner creativo David Crane, nda) avevamo appena finito Dream On, uno show con un protagonista in ogni scena, e volevamo fare un ensemble.

C’è stato un momento all’inizio in cui avete capito che sarebbe stato un successo?
Ci sono stati due momenti. La prima prova generale quando li abbiamo visti sul palco tutti insieme mentre leggevano la scena nella caffetteria. Mi sono venuti brividi e ho pensato: “C’è qualcosa in questi sei, il copione sembra scritto apposta per loro, è tutto speciale”. E poi un giorno in cui stavo camminando con addosso una giacca di Friends e qualcuno mi ha fermato per strada chiedendomi cosa sarebbe successo a Ross e Rachel. Erano usciti un sacco di articoli e li vedevo sulle copertine dei magazine negli aeroporti, ma quello che mi ha colpito di più è stato sentirne parlare al ristorante o il mio rabbino che mi domandava anticipazioni, questo tipo di connessioni.

In origine avete considerato qualcuno degli attori principali per un ruolo diverso?
Pensavamo che Courtney Cox potesse essere Rachel. È stata lei a dire “No, dovrei essere Monica”. Matthew Perry è stato uno dei primi nomi della nostra lista ma in quel momento stava facendo un altro show quindi abbiamo fatto un’offerta a un altro attore, che per fortuna ha rifiutato, e siamo tornati a Matthew. David Schwimmer ha fatto un provino con noi l’anno prima per un altro pilot e ce l’avevamo in testa quando abbiamo scritto Ross – la voce e quella vibrazione da cane bastonato.

Per una generazione di fan Friends ha incarnato la televisione degli appuntamenti settimanali, quella in cui ci si riuniva con gli amici per vedere l’episodio. Secondo te si è perso qualcosa per come guardiamo la TV oggi?
Un po’. C’era un forte senso dello stare insieme nel ritrovarsi ogni settimana per guardare uno show. Quando ero al college, erano Mary Tyler Moore e Rhoda. E parte dell’affetto che ho per questi show viene dall’idea di stare tutti in una stanza come una comunità. Adesso guardano le serie a letto e sul computer.

Ci sono anche dei vantaggi nell’era dello streaming, specialmente per i creatori, che possono realizzare serie che in passato non avrebbero mai avuto il via libera dei network. Con Grace and Frankie avete avuto problemi a presentare uno show incentrato su due donne anziane?
No, perché avevamo Jane Fonda e Lily Tomlin.

Le avevi incontrate prima di lavorarci?
No, e ancora oggi, sei anni dopo, ogni tanto quando siamo seduti per le letture, guardo dall’altra parte del tavolo e penso: “Santo cielo, quelle sono Jane Fonda e Lily Tomlin“.

La cosa ti intimidisce?
Oh sì. E non solo per il talento e le carriere, sono entrambe maledettamente intelligenti.

Dall’alto della loro esperienza, si sentono libere di dare suggerimenti su battute, archi narrativi, cose del genere?
Molto spesso Jane dice che una scena deve essere rivista perché non sente lo slancio di cui ha bisogno per dire una battuta, o qualcosa a loro sembra falso. Una volta magari sarà qualcosa di più grosso e Jane mi chiamerà per discutere. Ma non sono per niente cocciute, fanno quello che devono fare.

Quali serie attuali ti piacciono?
Hill House, Bodyguard, True Detective, Escape at Dannemora … Guardo solo drammi. Quando guardo comedy, è un lavoro. Comincio a dire: “Aspetta, non ho capito la struttura di quella battuta” o “Oh, lo storytelling è interessante”. È difficile per me non essere risucchiata.

La tua società di produzione tutta al femminile, Okay Goodnight, ha recentemente prodotto un documentario sull’avvocato Gloria Allred, Seeing Allred. Perché sei stata ispirata a fare quel film?
Siamo una compagnia di donne e vogliamo essere coinvolte nel maggior numero possibile di progetti incentrati sulle donne. E volevamo raccontare la storia su una donna che stava dalla parte giusta della Storia.



È una sorta di parafulmine culturale che è stata parodizzata in show come I Simpson e South Park. Speravi di mostrare un altro lato di lei?
È stata parecchio denigrata. Le persone suppongo che sia una puttana dei media, e fino a quando non la conosci non capisci davvero. Crede in tutto ciò per lui lotta, combatte e fa un lavoro straordinario. Quando pensi al caso Cosby e al numero di donne che ha rappresentato in quel periodo … Voglio dire, ha cambiato la legge – non sta succedendo solo in TV.

Come hai gestito il sessismo in precedenza nella tua carriera?
Se ero in una stanza e gli uomini a cui ci rivolgevamo guardavano solo David e (il produttore) Kevin (Bright), cercavo di essere attiva nella conversazione e di non farmi respingere o minimizzare. Ma ho avuto parecchie esperienze con la misoginia. Non ne puoi fare a meno in questo business. Se un misogino gestisce un network e ti fa delle osservazioni, quelle osservazioni arrivano inevitabilmente da quella prospettiva.

Un esempio che ti è capitato?
Quando stavamo girando il pilot di Friends, il direttore di rete al tempo ha detto che Monica ha avuto quello che si meritava per aver dormito con qualcuno al primo appuntamento, e cioè che il tizio ha rotto con lei. Alla fine hanno fatto un piccolo sondaggio tra il pubblico delle prove generali e una delle domande era: “Avendo dormito con un ragazzo al primo appuntamento, pensi che Monica sia a) una prostituta, b) una sgualdrina, c) una facile ?”

All’incirca in quel periodo una giornalista mi ha chiesto com’è stato lavorare per qualcuno viene dal mondo dello sport, e ho detto che non potevo rispondere ufficialmente ma che è stata dura lavorare per qualcuno che ha tendenze misogine. La giornalista l’ha pubblicato. Lui l’ha scoperto e si è arrabbiato parecchio.

Ci sono state conseguenze?
Gli ho mandato un enorme cesto pieno di assorbenti, lacca per capelli, collant, smalto per le unghie … qualsiasi cosa potessi pensare, per dire: “Questo per aiutarti a entrare in contatto con il tuo lato femminile”. E lui mi ha mandato una giacca di pelle Harley-Davidson per aiutami a entrare in contatto con il mio lato maschile. Ecco come è stato risolto. È stato un brutto momento, ma è finita bene.

Pensi che ci sia meno sessismo esplicito a Hollywood adesso?
Credo che ci sia più consapevolezza e maggiore volontà delle donne di parlare. Non credo che la sensazione che sia un club per soli uomini sia davvero cambiata. Il massimo che possiamo chiedere in questo momento è “che si comportino meglio”.

Hai nuovi show in cantiere?
Sì, stiamo sviluppando con un paio di cose. Abbiamo appena terminato una sceneggiatura basata su uno dei miei libri preferiti degli ultimi 15 anni, We Are All Completely Beside Ourselves di Karen Joy Fowler. E abbiamo venduto un pilot a TNT. Quindi si sta muovendo qualcosa.

Sei stata molto ferma nell’affermare che non ci sarà una reunion di Friends. Perché?
Ci sono diversi motivi. Uno, lo show riguarda un periodo della vita in cui gli amici sono la tua famiglia. Non è più quel momento. Tutto quello che faremmo è rimettere insieme quei sei attori, ma il cuore della serie sarebbe sparito. Due, non so quanto bene ci farebbe. Lo show continua ad andare alla grande, la gente lo adora. Una reunion potrebbe solo deludere.

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