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Magalli: «Sanremo è come la prima notte di nozze. Se fai cilecca te lo rinfacciano a vita»

Il Collegio che parte stasera, I Fatti Vostri, il Festival mancato, il rapporto con i social e i commenti su Salvini e l'Italia sovranista

Giancarlo-Magalli-intervista

Foto stampa

È uno dei conduttori che piace di più ai giovani. Non è un caso se i The Pills, in tempi non sospetti, lo hanno voluto nei loro video. Giancarlo Magalli è diventato un conduttore di culto. Insomma, non piace solo alle attempate casalinghe, ma riesce ad arrivare un po’ a tutti. Personalmente trovo fantastico il mix che unisce una faccia simpaticissima a una lingua tagliente. Eh già, perché il Magalli nazionale non le manda certo a dire, anzi. Lo dimostrano le battute sagaci che fanno sbellicare il pubblico. Un presentatore ironico, che non ha paura di perculare l’ospite.

Probabilmente è proprio questo suo humor, a piacere tanto ai telespettatori dell’ormai storico I fatti vostri. Il nostro Giancarlo, però, non è solo il padrone di casa dello show del mezzogiorno made in Guardì. È anche la voce narrante del reality Il Collegio che, da stasera, riapre i battenti alle 21:20 su Rai2.

L’inedito esperimento televisivo e (soprattutto) sociale catapulta, quest’anno, un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 17 anni nel 1968. Un anno speciale e ricco di cambiamenti: nelle piazze il mondo dei giovani è in subbuglio per rivoluzionare la scuola e la società. La voglia di rivoluzione che ha agitato i giovani di tutta Italia (e non solo) sarò protagonista anche del programma. Ma attenzione: nel tentativo di arginare l’onda del cambiamento, il collegio diventa ancora più severo. Provare per credere.

Giancarlo, perché ha tanto successo Il Collegio?
È un programma che riesce a piacere a tutta la famiglia. Trovano tutti qualcosa di interessante, che non è la stessa cosa per tutti quanti.

Be’ fammi un esempio.
I nonni inorridiscono e si scandalizzano per quanto sono ignoranti i ragazzi di oggi. Non sanno nulla: non studiano più la letteratura italiana, la geografia la sanno pochissimo, la storia men che meno. Contemporaneamente i ragazzi si stupiscono per come era la scuola dei nonni. Per loro sembra la preistoria dell’umanità.

Immagino si stupiscano anche i genitori.
Loro si stupiscono perché vedono ragazzi come i figli che hanno crisi di nervi se tolgono loro il telefonino o che scappano per non tagliarsi i capelli. Fanno infrazioni che costano care pur di non andare a dormire nell’ora prestabilita. L’intolleranza verso la disciplina e la dipendenza dalla tecnologia, spaventano i genitori. Lo penserei anche io. Ognuno ha un motivo per guardarlo. I ragazzi, poi, seguono la parte reality perché, tra questi coetanei protagonisti, nascono simpatie, amicizie e amori. Anche quello diverte perché alcuni di ‘sti ragazzi sono carini, altri sono delle pesti. È divertente seguire le vicende personali e sentimentali.

Quest’anno il programma è ambientato nel ’68. Che ricordi hai del tuo ’68?
È stato un vero ’68: avevo preso la maturità classica un anno e mezzo prima. Ho dato due o tre esami e cominciarono le contestazioni, le proteste, le cariche della polizia. Andare all’università era un’impresa: ti picchiavano quelli di sinistra, ti picchiavano quelli di destra, ti picchiava la polizia, ti tiravano i lacrimogeni. Succedevano cose anche gravi. Alla facoltà di fronte alla mia, a Legge, tirarono giù uno dalle scale e lo ammazzarono.

Tu manifestavi?
No, io cercavo di evitarli e vivere tranquillamente. Ma non ci riuscivo, dovevo stare a casa. Allora decisi di togliermi di torno il militare, visto che lo avevo rinviato per studiare. Così sono partito per andare a fare l’ufficiale nell’esercito. Però il ‘68 era arrivato anche nella società non studentesca, c’erano moti operai, ad esempio.

E…?
Mi ritrovai, da militare, nei moti di Battipaglia, dove ci furono morti tra la polizia, tra gli scioperanti. Mi ritrovai con la Saint-Gobain, a Caserta, con gente che la voleva distruggere e la prefettura. Quindi il ‘68 me lo sono fatto da militare, perché venivo assegnato all’ordine pubblico: me ne andavo in giro con il carrarmato a presidiare le strade di Battipaglia o Caserta. Il ’68 me lo sono sentito tutto sulle spalle. E anche le prime avvisaglie degli anni ’70, quando sono arrivate tante cose nefaste come il terrorismo e le Brigate Rosse.

Come si traducevano queste avvisaglie?
Cominciavano a rubare le armi ai militari, aggredendo le sentinelle. Erano primi indizi dei movimenti terroristici.

Ora passiamo al tuo mestiere, alla tv. Molte testate, dopo la conferenza stampa del Direttore di Rai2 Carlo Freccero, hanno titolato sulla chiusura dello storico I Fatti Vostri.

Io con Freccero ci parlo, oltre a essere il mio direttore è mio amico e, quindi, sapevo benissimo come stavano le cose. Quelli che tu definisci giornali, non sono giornali per niente, sono delle finte agenzie di stampa che pubblicano notizie farlocche sui social e su internet, sensazionalizzandole al massimo per avere più click. Il famoso click bating, no? Per vendere più cara la pubblicità. Ma non hanno nulla di giornalistico, sono degli sciagurati che scrivono «A pochi mesi di distanza dalla morte di Frizzi, Carlotta Mantovan ha un nuovo amore». E la gente che deve pensare?

Eh, che deve pensare?
Che si sia consolata con un altro uomo. Poi clicchi, vai a leggere, vedi che si è data all’equitazione e il suo nuovo amore è il cavallo con cui si allena. Allora li vorresti picchiare. Bisogna sempre creare un titolo esagerato, anche a costo di renderlo falso.

Ok, ma tornando a Freccero?
Freccero non ha mai detto che chiuderà I Fatti Vostri e Detto Fatto. Ha detto che sono ottimi programmi, condotti ottimamente, ma che sono più adatti al budget di Rai1 che al povero budget di Rai2. Era un tentativo o di risparmiare o di farsi aumentare il budget. Me lo ha detto anche lui.

E com’è finita?
Sul budget non l’ha spuntata, ma Guardì gli è venuto incontro, alcuni costi sono stati limati e il programma è serenamente in palinsesto per la prossima stagione. Io non mi sono mai spaventato perché sapevo come stavano le cose. Freccero voleva gli rimanesse un po’ di budget per testare trasmissioni nuove e sperimentare, che è la sua specialità.

Ma tu ci sarai nella nuova edizione dei Fatti Vostri?
L’idea è quella. Il problema è il tetto dei compensi perché, facendo tante puntate, arrivo a un certo punto che dovrei lavorare gratis. E non è il mio obiettivo di vita. Stiamo vedendo come sistemare questa cosa. Però, se si risolve, è già confermato, da parte loro. Io aspetto di capire cosa succede e, poi, confermo anche io.

Hai detto che Freccero vuole sperimentare. Ti ha proposto qualcosa?
Freccero, che è un fiume in piena, mi ha parlato di un programma con Giovanni Benincasa (celebre autore tv, ndr), ma non ho capito che programma sia. E fino a qua, non ci sarebbe niente di male.

E qual è il problema?
Che non lo ha capito neanche Giovanni Benincasa. Mi ha detto che non sa nulla. Vedremo.

Senti ma che mi dici del battibecco in diretta con Guardì?
Dopo 30 anni abbiamo anche il diritto di dirci le cose. Senza insultarci, perché nessuno ha insultato nessuno. Però – se ogni volta che sbagliamo mezza parola, lui con quel cavolo di altoparlante ci redarguisce e fa: «Dovevate fare una cosa sola: seguire il copione» – per la par condicio, se sbaglia lui e mi manda un filmato mentre sto parlando, bloccandomi il discorso, io dico: «Vi dispiace mandarmi il filmato quando ho finito di parlare?». Non era una lite, ma un rimbrotto meno grave di quelli che fa lui a noi.

Come ti spieghi il fatto di essere un conduttore di culto?
Sarà segno che sto per morire. (ride, ndr) Il pubblico non l’ho mai dato per scontato. Mi sono sempre chiesto chi è che mi guarda e perché mi guarda. Non ho mai ritenuto che, facendo una certa cosa di successo, bisognasse sempre fare quella. Ho cercato di cambiare.

Scusa ma come fai con I Fatti Vostri? Non mi sembra l’emblema del cambiamento…
Anche nei Fatti Vostri, che è un programma immutabile, cerco di dare diversi livelli di lettura. Dico certe cose che capiscono solo i ragazzi, certe cose che capiscono solo le nonne. Insomma cerco di fare contenti tutti quelli che mi guardano. Forse, la gente, sente che parlo proprio a loro senza pontificare. Questo forse fa simpatia.

E cosa apprezzano, secondo te, i giovani?
L’ironia, il cinismo. La cattiveria. A loro piacciono e piacciono anche a me. Le cose che dico e faccio hanno caratteristiche che li divertono. Una parte mi segue su Facebook e su Instagram.

A proposito di social, lì sei un vero idolo.
Sì, anche se è un pochino rallentato perché è un mondo difficile (ride, ndr). Mi piace interagire, ma non ho mai fatto la pagina pubblica.

Perché?
Non mi interessa.

Vabbè, ma ci sarà un motivo.
La pagina pubblica è come lasciare la porta di casa aperta. E poi dire: «Che bella festa, c’erano mille persone». Sì, però ti hanno distrutto casa, ti hanno rubato l’argenteria e ti hanno violentato la cameriera. Io ho il mio profilo Facebook con i miei cinquemila amici.

Solo?
Poi ne ho altri 150mila che sono follower, ma conosco abbastanza Facebook da non lasciare la porta aperta. Questo non fa contenti gli smaniosi che si vantano per le cifre, che magari dicono «Io c’ho due milioni di follower». Certo, ma la metà ti odiano. Meglio avere pochi amici e selezionati, come nella vita. Che poi mi possono seguire lo stesso, solo non possono commentare se non li autorizzo. Non voglio passare le mie giornate a bloccare e cancellare gente.

Si vociferava di un tuo passaggio a Mediaset. Sfumato?
Non è sfumato, ma è legato al problema del tetto sugli stipendi: mi fa arrivare a Primavera, avendolo già quasi saturato, con l’impossibilità di ricominciare a settembre. Visto che non posso stare fermo dico: «Ok, va bene, riprenderò con la Rai a gennaio, quando ripartirà il tetto. Ma magari, nel frattempo, se mi offrono qualche altra cosa, la faccio». Non sto a casa fermo.

Con chi lavoreresti?
Gli amici della Gialappa’s che, continuamente, mi chiedono di lavorare con loro. Lo farei con grande gioia. Bisogna vedere se coincide: se io a settembre non potessi lavorare e loro, a settembre, facessero un programma, lo farei volentieri. Poi, a gennaio, ritornerei ai Fatti Vostri. Però è tutta teoria, non si sa ancora come andranno a finire le cose. E non è Mediaset che mi lusinga, ma degli amici che ci lavorano. Come Ricci, che è un altro amico con il quale vado molto d’accordo. Non è l’azienda in sé.

Hai già avuto modo di fare qualcosa con i gialappi.
Sì, ci siamo sempre molto divertiti. L’ultima cosa che abbiamo fatto è stata Milano-Roma: abbiamo riso con le lacrime agli occhi. E poi, per aver fatto Milano-Roma con Giulia Salemi spero mi diano un risarcimento. Una fatica…voglio una pensione sociale, per aver passato 8 ore con la Salemi.

E che avrà mai fatto?
Era completamente folle, parlava di tutto e di niente, non si riusciva a tenerla su un discorso, l’unico discorso di cui parlava volentieri era sé stessa. Poi a 130 km/h, sull’autostrada, metteva le quattro frecce, mentre io guidavo, a rischio di causare tamponamenti chilometrici. Ha una mente a parte. Abbiamo riso tanto con lei.

Arriviamo a Mi gioco la nonna. Quel flop non te l’hanno proprio perdonato.
È stato una leggerezza da parte mia. Era un format su cui si poteva lavorare e renderlo molto divertente. Poi è successo che non c’erano gli spazi: è andato in onda tre puntate, ognuna in un giorno diverso, la gente non sapeva dove vederlo. A questo si aggiunge che il format non si poteva cambiare e doveva rimanere come l’originale tedesco, che era orrendo. Però, insomma, si può sbagliare una volta. Pippo Baudo dice che il nostro lavoro è come il Giro d’Italia. Non bisogna vincere tutte le tappe, basta mantenere una buona media. E io credo di averla tenuta.

Ma ti senti un po’ sottovalutato? Dimmi la verità.
Io faccio un programma importante, su una rete importante, lo faccio con successo. Solo che, per il mio carattere, mi piacerebbe fare anche qualcosa di diverso.

Tipo?
Un game, ad esempio. Se in estate mi dessero Reazione a catena sarebbe come andare alle terme, mi rigenererei. Vorrei fare qualcosa dove si ride, ci si diverte, si cazzeggia, quello un po’ mi manca. Prima, mentre facevo I Fatti Vostri, facevo anche Papaveri e papere, Mille lire al mese, I cervelloni e Fantastica italiana.

Che poi ti hanno tolto.
I cervelloni lo diedero alla Ventura e lo chiusero dopo due puntate. Fantastica italiana a Massimo Lopez e Mara Venier e chiuse dopo una puntata. Questo grazie al nostro – non rimpianto – direttore Del Noce.

Che ora è in Portogallo.
La sta bene: c’è il mare, il fado, non paga le tasse per la pensione. Là deve sta’.

Senti, l’ad della Rai, Salini, vuole aprire la nuova direzione Rai Format, per riappropriarsi della creatività.
Magari. Le idee ormai le brucio appena mi vengono perché mi spiace vederle appassire e morire. Tutto quello che si vede in tv sono format acquistati dalle varie società di produzione. In Rai non c’è più né l’abitudine né la capacità di valutare idee. Ne ho portate tante, ma non si sa a chi darle.

Cioè?
Non c’è più la persona preposta a esaminare le proposte. E se trovi uno disposto a guardarla ti fa, con uno sguardo vuoto: «Ma non c’è un numero zero? Non c’è un dvd da vedere?». Ormai sono abituati a giudicare le cose solo se le vedono già fatte da altri. Giovanni Salvi (ex vicedirettore generale della Rai, ndr) non li ha mai visti prima, i programmi. Leggeva l’idea e capiva se era buona o no. È per questo che sono spariti gli autori. Un po’ perché alcuni sono morti, come Castellano e Pipolo. Ma se anche fossero vivi, nessuno accetterebbe le loro idee. Non c’è più questo tipo di atteggiamento. Ben venga un settore format dove chi ha qualche idea la porta e la discute. Potrebbe succedere questa cosa fantascientifica…

Quale?
Che invece di comprarli li vendiamo, i programmi. Pensa che cosa strana potrebbe accadere.

Il Festival di Sanremo è appena finito. Tu hai condotto il Dopofestival, ma non ti abbiamo mai visto all’Ariston.
Ci sono andato vicino, ma poi hanno deciso che ero troppo ironico.

Davvero? Chi non ha voluto?
Il comune era d’accordo, la Rai era d’accordo, i discografici dissero di “no”.

Come mai?
Avevano paura che prendessi in giro i cantanti su cui avevano investito. Questa non è una cosa contro di me, se guardi la storia del festival vedrai 13 conduzioni di Pippo Baudo, 11 di Mike Bongiorno e una sola di Corrado. E non è che Corrado fosse un piccolo presentatore: era bravissimo, ma era ironico e questo non piaceva. Raimondo Vianello ne fece uno solo e fu pure querelato.

Querelato?
Aveva fatto delle battute divertentissime e lo querelò Ivana Spagna perché fece la canzone E che mai sarà, molto simile a E io penso a te di due anni prima. Raimondo, per scherzo, la presentò dicendo il titolo della canzone che aveva già partecipato. Spagna precisò: «Non è quello il titolo». E lui disse: «Ah, hai cambiato il titolo? Brava!». Geniale.

Ok, ma perché lo querelò?
Lo querelò dicendo che non aveva vinto per colpa di quella battuta. Quindi pensa tu che cavolo di atmosfera ci può essere per uno che fa lo spiritoso.

Be’, però c’è gente come Bonolis e Chiambretti che lo hanno presentato.

Bonolis e Chiambretti si sono portati le vittime da casa: Valeria Marini e Luca Laurenti. Non puoi esercitare l’ironia su altri. Poi, ripeto, non è che io c’ho tutta questa voglia. Sanremo, sicuramente, è una medaglia ed è equivalente ai rapporti sessuali nella prima notte di nozze.

Vale a dire?
Se ti comporti bene è normale, se ti comporti male te lo ricordano per tutta la vita.

In questi giorni ho visto che molti hanno ricordato Fabrizio Frizzi, in occasione del suo compleanno. Anche lui non ha mai condotto il festival.
Eh, gli avevano tolto pure Miss Italia, sempre il presidente neoportoghese.

Ti ricordi quando te lo proposero? Quando avresti dovuto presentare Sanremo?
No, credo ci fossero gli pterodattili che ancora volavano nel cielo. Tra il ‘91 o il ’92, penso.

Ma qual è stata la tua più grande delusione lavorativa?
Ho fatto una Domenica in che andò benissimo. E il minimo sarebbe stato rifarla.

Invece?
Invece l’altro genio che era Saccà, decise altrimenti. Non per motivi di qualità, ma perché ci avevo discusso. E quindi, per rappresaglia, ha fatto del male all’azienda. Come il marito che si taglia gli attributi per fare dispetto alla moglie. Per fare dispetto a me, mi ha tolto un programma. Gli anni successivi Domenica in è andata molto peggio, ci sono voluti cinque anni perché si riprendesse. Quella è stata una delusione, pensavo di continuare a farla.

Vabbè, ma avrai avuto anche tante soddisfazioni. Dimmene una.
Diventare collega di persone cui ero ammiratore, come Corrado, Bongiorno, Baudo e Mario Riva. Addirittura Bongiorno fece un panegirico dicendo che ero bravissimo e che la Rai doveva sfruttarmi di più. Rimasi a bocca aperta. Con Baudo ho finito per farci coppia. Queste sono state esperienze piacevoli. Trovare amicizie con le persone che erano i miei miti.

Ti faccio un po’ di domande random. Che rispondi a chi dice che sei un sovranista che fa endorsement a Salvini?
(ride, ndr) Non ho fatto endorsement a Salvini. Mi hanno chiesto se era razzista e ho detto che era un protezionista. Un protezionista non è un liberista. Anzi, è l’opposto. La differenza è che il razzista dice «Non entri a casa mia perché sei nero», mentre il protezionista dice «Non entri a casa mia perché è casa mia. E lo decido io se entri». A lui è piaciuto, ma io ho detto solo la mia opinione non volevo né elogiarlo né criticarlo.

E sul sovranismo che mi dici?
Sono andato a fare un’intervista a una manifestazione, dove c’era di mezzo Alemanno, perché l’attuale compagna è una mia vecchia amica, che mi ha chiesto questo piacere.

Che ne pensi dell’affaire Cuccarini-Parisi?
Sono due persone molto diverse, entrambe molto determinate, ottime professioniste e caparbie. Sicuramente la Parisi ha un brutto carattere, su questo non c’è dubbio alcuno, io ci ho lavorato. A volte diventa cattiva, rintuzza. Lo vediamo da quando è tornata: non fa che litigare con tutti. Per carità, anche Lorella è determinata. Però la cattiveria, forse, è più caratteristica di Heather.

Ti volevano far diventare Presidente della Repubblica? Mediti un futuro politico?
No, no, per carità. A parte che continuano a dire, sbagliando, che io mi ero candidato. Una signora sui social ha scritto: «Questa signore che pretendeva di diventare presidente». Non mi è mai passato per la mente. Sono stato nominato in un sondaggio del Fatto Quotidiano e i giovani, visto che erano usciti nomi della vecchia nomenclatura, hanno detto che ero meglio io. Questa cosa ha creato un’onda, e alla fine del sondaggio ho avuto 24mila voti, il doppio di Rodotà. In aula ho avuto due voti soli, per fortuna. La politica la puoi fare se hai o la preparazione o il pelo sullo stomaco. E io non ho nessuno dei due.

E della tua presunta love story con una ragazza molto più giovane, poi prontamente smentita?
Ho dovuto scrivere come stanno le cose. È un’amica affettuosa, con la quale mi sento spesso, ma l’ho vista due volte. È venuta ospite in trasmissione a raccontare la sua storia personale e della violenza che ha subito. Mi ha colpito per la serenità e il coraggio con cui è riuscita a parlare di questo. Ci siamo scritti un paio di volte su Messenger, ci siamo sentiti al telefono, io sono andato una volta a fare una cosa dalle parti sue, verso Brescia. Ci siamo visti a pranzo dai suoi genitori, nulla di romantico. Poi lei è venuta a Roma per questioni relative ai suoi processi e abbiamo preso un caffè al Sant’Eustachio. Questo non vuole dire che io non le voglia bene, le sono affezionato, ma non è una storia d’amore. Mi sarebbe piaciuto superare Berlusconi, ma anche se mi fidanzassi con lei non ci riuscirei.

Ah no?
Io e lei abbiamo 49 anni di differenza, mentre lui e la sua fidanzata ne hanno 51. Rimarrebbe primo in classifica.

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