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La ‘ornitorinco revolution’ di Giovanni Scifoni

L’animale più ‘sfigato’ del mondo è al centro del nuovo libro dell’attore, autore, comico, youtuber esploso a 40 anni grazie al web e a serie come ‘DOC’. Ha tutto, tranne lo status di sex symbol: «Pazienza: sono sopravvalutati»

Giovanni Scifoni

Foto press

Senti un po’, Giovanni. Tu sei un tantino paraculo, vero?
Ma scherzi?!? Totalmente! Io sono un paraculo storico, come tutti gli artisti.

Finisce così (ma a noi piace iniziare da qui) la nostra chiacchierata con l’attore Giovanni Scifoni: un’intervista un po’ cazzara, forse, ma molto genuina. Il pretesto è l’uscita del suo libro Senza offendere nessuno: un romanzo/saggio, in libreria dal 18 maggio per Mondadori, dove Scifoni un po’ cazzeggia, un po’ dice cose intelligenti. Proprio come nel suo stile. Quando infatti non è impegnato sui set, Scifoni scrive, inventa, crea: i suoi pezzi sono sempre ironici, persino quando parla di fede, come nei video Il santo del giorno, o di lockdown, che ha ispirato la serie di RaiPlay La mia jungla. Per la verità all’elenco dovremmo aggiungere anche i podcast Miti, eroi e merendine e la pièce teatrale Dio è contento quando godo, ma, insomma, avete capito: Scifoni inventa un sacco di gag spassosissime, ipnotizzandoti con la sua verace parlantina. Ti spedisce in un vero e proprio “coma comico”, dove tu ridi beato con il moccolo al naso. Poi però, quando tutto finisce, ti sorprendi a pensare che quella battuta lì non era mica così sciocca… Sì, è vero: è quello che dovrebbe accadere (ma non accade) con tutti i comici. Scifoni ci riesce immancabilmente. E dire che, sulla carta, è un attore prima ancora che un saltimbanco.

Quindi, ricapitolando: tra il set di DOC – Nelle tue mani 2 e il successo della serie tv Leonardo, i podcast per la radio, i video su YouTube, una moglie e tre figli, hai deciso di scrivere anche un libro. Avanti: come si chiama il ghost writer?
No, davvero! (ride, nda) Nessun ghost writer, l’ho scritto io e, ti dirò, sono persino una persona molto pigra… Ora mi chiederai come fa quella povera donna di mia moglie a sopravvivere.

In realtà no. Alla peggio, niente quarto figlio.
Su quello, mai dire mai. Comunque la risposta è sì: mia moglie si fa un mazzo pazzesco.

Però, perdonami, continuo a non capire: che ti è preso per voler metterti a scrivere un libro, proprio ora che sei superimpegnato, e su un tema complicatissimo come il dialogo sociale, il pensiero dominante, la fede, i preconcetti?
Ma che ne so… Intanto qualcosa dovevo scrivere perché la Mondadori me l’ha chiesto. Anzi, ti dirò di più: all’inizio volevano un libro su San Francesco. “Ma che, siete matti?”, ho risposto. Non credo proprio che il mondo abbia bisogno di un libro su San Francesco scritto da Scifoni. Dai, siamo onesti! Tu entri nelle librerie e hai: sezione Romanzi, sezione Saggi e sezione San Francesco, perché da solo occupa uno scaffale intero. Quindi ho detto no, niente San Francesco. E ho pensato all’ornitorinco.

Prego?
Dovremmo lanciare una ornitorinco revolution (ride, nda). Hai presente?

No. E mi chiedo cosa ti sia successo da piccolo per arrivare a stendere l’elogio di un ornitorinco.
Da bambino ho visto un documentario che mi ha sconvolto e, per la verità, anche un po’ schifato. L’ornitorinco è un anti-eroe: il Fantozzi degli animali che, non a caso, non è protagonista di nessuna favola per bambini. Pensaci: ci sono il lupo cattivo, la pecora buona, la volpe intelligente, mentre l’ornitorinco non è pervenuto. D’altronde, come lo schieri? Non è né buono né cattivo. È un animale che vive esclusivamente in Australia, ma la fauna lo rigetta: tutti gli animali lo vogliono ammazzare, e lui sta lì, non sa come difendersi. Inoltre, anche se è un mammifero, fa le uova; i suoi cuccioli bevono latte, ma lui non ha le mammelle, quindi suda latte dalla pelle… Insomma, non sa proprio come organizzarsi. Non ha colori, non è il simbolo di niente. Dovremmo essere come lui.

Giovanni Scifoni con Luca Argentero in ‘DOC – Nelle tue mani’. Foto: Rai

Leggendo il tuo libro, pensavo: dato che oggi la categoria degli intellettuali è praticamente scomparsa, credi che l’unico spazio di riflessione rimasto sia quello alimentato dalla satira sociale e politica?
Oggi il registro del comico ha acquisito un potere assoluto: se fai ridere, puoi essere ascoltato. Diversamente, nessuno ti darà mai retta. Ormai infatti gli unici modi per dire (o non dire) qualcosa sono due: o fai ridere, oppure sei uno che litiga, fa scalpore e alza la voce.

Direi che vale anche per la politica…
Già. Quanto all’intellettuale, è una figura dimenticata perché ormai nessuno ci sorprende più. Per dire, una volta ti domandavi: “Chissà cosa pensa Pasolini su questo argomento” e, quando lui esprimeva la propria idea, era sempre qualcosa che ti lasciava di stucco. Ci si guardava negli occhi esclamando: “Chi si sarebbe mai aspettato che Pasolini avrebbe avuto questa posizione!”. Oggi invece il posizionamento ideologico ti precede: fai parte di un’area e basta. Quello è. Sappiamo già, prima ancora che si esprimano, quali saranno le opinioni di, chessò, Roberto Saviano, Mario Giordano o Fedez in merito ai vari temi, compreso quelli nuovi: ce lo anticipa il loro posizionamento. Semmai l’unica differenza sarà il modo, o la veemenza, con cui di volta in volta ciascuno esprimerà la propria opinione.

Nel libro rimarchi il dilagare della logica della tifoseria: bisogna schierarsi, sempre e comunque. Arriverà mai un futuro dove potremmo semplicemente rispondere “Non lo so”?
Sarebbe una meraviglia! Ma ci pensi? Se potessimo rispondere: “Che ne so? Boh!” o “Guarda, su questo argomento mi sono informato ma… sai che c’è? è troppo difficile”. La verità è che si ha fifa a rispondere in questo modo, o a essere incoerenti con se stessi, perché la tua fan base si aspetta che tu dica certe cose. Comunque accadrà, prima o poi: sicuramente succederà, in fondo stiamo parlando di una questione che dura solamente da millenni. Dall’epoca dei Fenici e degli Egizi c’erano quelli a favore della Dea Nut e quelli contrari. È di certo una robetta destinata a morire.

Veniamo a te: sei sempre stato un attore di talento eppure, a livello mediatico, sei esploso un po’ tardi. Come te lo spieghi? C’era qualcosa che prima sbagliavi e che adesso invece hai smesso di fare?
Eh, lo so. Sono bello stagionato, puoi dirlo: ho 45 anni… Comunque la risposta è facile: è merito dei social. La mia carriera è cambiata grazie ai video casalinghi su YouTube (Il santo del giorno, nda). In passato recitavo già in fiction di successo ma, quando debuttavo con i miei spettacoli a teatro, non vedevo un particolare incremento di pubblico dopo la messa in onda della serie tv. Traghettare il pubblico dal tv al teatro è complicatissimo. I social invece danno vita a una comunità che…

… sì, però per molti volti del web questa comunità non è bastata: una volta che sono passati in tv o al cinema, si sono schiantati.
Ah, France’! Non saprei rispondere a questa domanda senza dirmi che sono il più figo del mondo (ride, nda).

Già che ci siamo, facciamo anche un po’ di giustizia: quando si elencano i sex symbol di DOC, figurano sempre i nomi di Luca Argentero, Pierpaolo Spollon e Gianmarco Saurino, ma non il tuo. Come la mettiamo?
Ormai ho passato il turno…

Ma tu e Argentero non avete la stessa età?
Sì… Niente, secondo me la verità è che non ce la posso fare: non sono proprio un sex symbol. Probabilmente suscito più tenerezza nelle donne che altro (ride, nda). Ma va bene così, ci sono tanti altri ruoli interessanti, come l’amico scemo o il buon padre di famiglia. Il personaggio del sex symbol è sopravvalutato.

Giovanni Scifoni & family in ‘La mia jungla’. Foto: Rai

Da quando sei sulla cresta dell’onda, quanti amici insospettabili hai scoperto di avere?
Ma quello sempre! Basta che fai una comparsa in Don Matteo o appari in uno spot e il giorno dopo ti chiamano tutti per chiederti lavoro. La scena tipica è il padre che ti domanda di telefonare al figlio per dargli dei consigli: è ovvio che la richiesta sottesa in realtà è “Ti ricordo che c’è mio figlio, vedi che puoi fare per lui”. Comunque io di solito lo faccio, nel senso che chiamo e dico: “Ti do un consiglio: non chiedere mai consigli a nessuno. Se vuoi comunque te lo do io un consiglio: sarà durissima; probabilmente non hai talento, perché quello ce l’hanno in pochissimi; può essere che persone con meno talento di te faranno più strada, ma può anche essere che tu, con quel poco che farai, supererai le persone talentuose”.

Ma è tremendo! Tu hai mai ricevuto un consiglio peggiore?
Eccome! Il mio debutto a teatro fu, a vent’anni, con Paolo Poli e lui mi disse (qui Scifoni imita la cadenza toscana, nda): “Tu c’hai belle gambe, bei capelli: ti manca solo il talento. Però sei cattolico, quindi, secondo me, a TelePace ti prendono”. Mi ha letteralmente traumatizzato. Però gli devo comunque tantissimo: sono stato due anni in tournée con lui, che mi ha massacrato in tutti i modi, però mi ha formato. Ancora adesso prendo spunto da molte cose che sbirciai allora da lui, mentre stavo dietro le quinte.

Però, dai, diciamolo: il consenso cattolico rappresenta effettivamente un po’ un vantaggio. Esistono forse dei fan per definizione più fedeli?
Dici che sono fedeli? Non so. Sicuramente ogni artista ha il proprio pubblico ideale, che ti capisce più di altri, e quello cattolico è probabilmente il mio. Però mi impegno molto a tradirlo. Credo infatti che tradire le aspettative dei fan sia l’unico modo per sorprenderli e creare qualcosa di originale. Per esempio, con i video del Santo del giorno, io mi immaginavo di avere davanti a me un bambino ateo, non un fervido credente. La fede, inoltre, non è sempre un vantaggio. Come spiego nel libro, il tuo credo è anche un posizionamento ideologico e sai quante persone, amici, persino fidanzate, ho perso per questo negli anni? Tantissimi.

Vero è che, grazie a Papa Francesco, oggi è meno da sfigati dirsi credenti. Sbaglio, o nel mondo dello spettacolo sempre più volti si dichiarano cattolici o, come va per la maggiore, “spirituali”?
“Sono un cattolico non praticante” funziona tantissimo: va da morire, è come il sushi (ride, nda)

A un certo punto hai anche fatto un paio di servizi per Le Iene. Poi basta. Cos’è successo?
È stata un’esperienza bellissima, tutti mi hanno accolto a braccia aperte: gli autori, i conduttori, gli altri inviati… Però per lavorare con loro devi avere un talento che mi sono accorto di non avere. Io ho bisogno di finzione, di recitare, mentre alle Iene lo scontro è reale: l’inquietudine è vera, ti minacciano veramente, ti picchiano veramente… è una vitaccia! Per non parlare degli appostamenti: ho impiegato mesi per inseguire Salvini. Stavo acquattato nel cespuglio: nel cespuglio! No, no, non fa per me. Troppa fatica: sono un pigro, come ti dicevo.

Alcuni tuoi colleghi sono terrorizzati all’idea di non avere più idee. Anche tu condividi quest’ansia o te la sto facendo venire io adesso?
È il mio incubo. Da sempre. In questo momento, poi, sono terrorizzato perché vorrei darti delle risposte fighissime e creative, ma non mi vengono. Battuta a parte, è un’ansia costante anche perché noi viviamo nella tirannia delle idee: le idee non sono nostre, ma stanno nell’aria. Non è che vengono a te: semplicemente le cogli. È come l’odore del soffritto quando entri nell’androne delle scale: lo senti e capisci che è ora di pranzo. Quindi non solo ho paura di non avere idee ma anche che altri le abbiamo prima di me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho appena finito di scrivere la sceneggiatura del mio primo film da regista: sarà una commedia, ma di più non posso svelare. Anzi, come si dice sempre: “È una commedia che fa ridere ma anche riflettere”. Ora sono sul set di DOC 2 e poi mi vedrete in Il giro del mondo in 80 giorni: è una serie tv della BBC co-prodotta da Francia, Italia e Germania.

Un piccolo spoiler su DOC 2?
Certo, come no: muoiono tutti, ma poi Luca Argentero risorge e si innamora di se stesso.

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