Home TV & Serie Interviste TV

La grande fuga di Justin Theroux

Hollywood voleva renderlo un attore protagonista convenzionale, ma la star di ’The Mosquito Coast’ (ed ex di Jennifer Aniston) aveva altri piani

Justin Theroux in uno scatto realizzato a Brooklyn lo scorso marzo

Foto: Dana Scruggs per Rolling Stone. Grooming: Kumi Craig per Wall Group. Hair: DJ Quintero per Wall Group. Styling: Chloe J. Hartstein per Wall Group


«Ehi amico, scusami ma è proprio folle. È solo che… questo tizio è così interessante». Justin Theroux è a metà della risposta a una domanda sul prezzo della fama quando alza le sopracciglia e, il più furtivamente possibile, si gira per guardare la persona dietro di noi. Siamo seduti fuori da un caffè di Sullivan Street a poca distanza dall’appartamento dell’attore e scrittore 49enne, in quello che sembra il primo vero giorno di primavera a New York da secoli. Lui indossa la sua “uniforme”: un tipico mix Theroux-chic di stivali di pelle elegantemente consumati, una collana realizzata con un vecchio gettone della metropolitana, un bomber verde oliva e jeans skinny da top model anni Novanta. Non ha la solita maglietta vintage, familiare grazie a un milione di foto di Justin in giro per la città che abbiamo visto tutti su Internet. Indossa invece una semplice t-shirt blu che sembra sia stata lavata un milione di volte. («Se vuoi essere alla moda», dice, «compra 50 magliette su Canal Street e aspetta vent’anni»).

A distrarre Theroux dal parlare della sua carriera, della sua esperienza con la celebrità e dell’adattamento seriale di The Mosquito Coast (dal 30 aprile su Apple TV +), è la peggior caricatura di un newyorkese che ti puoi immaginare. Un uomo che sembra essere sulla sessantina è in piedi sulla soglia e urla per strada ai passanti, il suo accento è quello che ci si potrebbe aspettare da un personaggio da film accreditato come “Mafioso numero 3”. Nicolas Heller, amico di Theroux, regista e star di Instagram sotto il nickname di New York Nico, passa e conferma che si sente il tizio urlare a diversi isolati di distanza. «Chiedigli della sua giacca», dice Theroux sottovoce a Heller.

Heller si avvicina al tipo e gli domanda della sua giacca in stile quarterback con il logo di The Twilight Zone e un collage di personaggi intorno a un ritratto di Rod Serling (il creatore della serie, ndt). «L’ho trovata su eBay!», urla l’uomo a Heller, che chiede come e dove può acquistarne una. Theroux ora sta di nuovo fissando un punto davanti a sé, con un enorme sorriso sul volto mentre ascolta la conversazione. È una giornata calda e ha in programma di incontrarsi con Heller più tardi nel parco. È circondato dai volti che popolano un quartiere dove tutti lo conoscono e nessuno lo disturba, non c’è un paparazzo in vista. Praticamente siamo nel suo paradiso personale.

Un posto felice – un’idilliaca e lontana Shangri-La – è anche quello cerca che Allie Fox, l'”eroe” del romanzo di Paul Theroux del 1981, The Mosquito Coast. Se avete letto il libro o visto l’omonimo film con Harrison Ford del 1986, sapete come va a finire. Il lungometraggio su un inventore che, disgustato dal materialismo dell’era Reagan, trascina moglie e figlio nel profondo della giungla per vivere in un’utopia, non è stato un grande successo. Ma ha ancora un appeal che in qualche modo lo rende, come dice lo stesso Justin, una «proprietà» che uno studio potrebbe voler rivisitare. («Dio santo, questo è un termine che odio», aggiunge quasi con rabbia.)

Visto che è pure basato su un romanzo scritto da un parente stretto di Justin, si potrebbe presumere che sia un affare di famiglia progettato da Theroux. «Mi piacerebbe raccontarti una storia di nepotismo su come io e lo zio Paul stavamo prendendo il caffè e ci siamo inventati tutto il progetto insieme», dice ridendo. Invece l’attore è stato contattato da Neil Cross dopo che lo showrunner di Luther (e superfan del libro) era stato scelto per sviluppare Mosquito in una miniserie. I due si sono messi subito d’accordo e, a quel punto, ricorda Theroux, «ero stranamente nella posizione di poter chiamare mio zio e dire: “Ehi, indovina un po’? Sto girando l’adattamento del tuo libro!”».

«Ero un po’ intimidito, perché parlavamo di qualcuno che non solo conosceva il libro», afferma Cross a proposito di Justin, «ma che era cresciuto pure con le persone reali su cui si basavano Fox e la sua famiglia». La nuova versione di The Mosquito Coast aggiorna lo spirito di vivere fuori dagli schemi al XXI secolo, ma cambia anche radicalmente alcuni elementi del romanzo, aggiungendo personaggi e sottotrame che coinvolgono cartelli e misteriose reti sotterranee, e disegnando la storia di un padre che passa dall’essere un aspirante Robinson Crusoe al diventare un moderno colonnello Kurtz. Il che, si è poi scoperto, era pure in sintonia con ciò che Theroux voleva fare del personaggio.

«È più un dramma famigliare», racconta Theroux della versione Apple, prima di confessare: «Sembra sempre che io stia descrivendo una serie della ABC, quando dico che un bambino torna a casa dopo aver giocato a basket, papà gli porge un po’ di aranciata dal frigo e poi parlano di droghe. Ma quando ho chiesto a mio zio: “Perché hai scritto questo personaggio?”, mi ha spiegato di come, prima di dedicarsi il libro, si fosse interessato a Jim Jones, leader del Tempio del Popolo (un movimento laicale di volontariato, con connotazioni politiche socialiste e della chiesa dei Discepoli di Cristo, ndt). Allie non è basato su di lui, ma Paul è rimasto affascinato da questo ragazzo del Midwest che convince la gente a seguirlo nella giungla e, come ha detto lui, “creare il culto della famiglia”. Mi piace questa prospettiva».

«L’unica cosa su cui ci siamo trovati in disaccordo», ricorda Cross, «è stata fino a che punto il protagonista possa essere uno stronzo in ciascuno degli episodi». Il fatto che, su una scala di stronzaggine da 1 a 10, l’Allie di Theroux si aggiri stabilmente intorno a un 7 e, nonostante questo, il pubblico tifi ancora per lui, è una testimonianza della capacità dell’attore di vendere una varietà di personaggi senza fronzoli che dal “cattivo” vanno oltre. Ha interpretato villain stronzi (l’indistruttibile teppista irlandese in Charlie’s Angels – Più che mai), guru stronzi (il narcisista New Age in Wanderlust), stronzi in abito elegante (American Psycho), scrittori stronzi (Sex and the City:da non confondere con l’eiculatore precoce che ha impersonato in un altro episodio di SATC), scienziati stronzi (la miniserie Netflix Maniac) e mariti stronzi (La ragazza del treno e il film horror False Positive, in uscita a giugno negli Stati Uniti). Anche Kevin Garvey, l’eroe “comune” e spezzato di The Leftovers, ha avuto la sua parte di momenti tutt’altro che stellari.

«Ho fatto dei provini quando avevo vent’anni», afferma Theroux, ricordando i suoi primi giorni in teatro a New York, in cui andava in giro con Philip Seymour Hoffman e talvolta suonava in locali quasi vuoti off-Broadway. «Era più o meno così: il ragazzo entra, afferra la donna per i fianchi, le dice che la ama, si china, le dà un bacio appassionato. Era come arrampicarsi su uno scivolo acquatico: non c’era niente a cui aggrapparsi. Continuavo a pensare: “Non so come farlo. Non è proprio il mio”». Invece, Theroux ha cercato di trasformare il suo aspetto attraente e il suo senso dell’umorismo dark in ruoli più piccoli che poteva sovvertire, o che gli permettevano di giocare in campi più bizzarri. È stato fortunato ad avere una parte piccola ma fondamentale in Mulholland Drive di David Lynch, e considera ancora il regista un amico; ha aggiunto note di grazia distorte a personaggi ricorrenti in serie tv come The District e Six Feet Under. Ha lavorato parecchio e ha colorato fuori dalle righe, dove poteva.

Nel frattempo, Theroux ha anche iniziato a scrivere le sue sceneggiature e ha fatto il colpaccio con Tropic Thunder, una commedia del 2008 piena di star su un gruppo di attori che è convinto di girare un film di guerra, ma si ritrova nel bel mezzo di un vero conflitto civile. La perfetta combinazione di satira intelligente e demenziale sul mondo dello spettacolo (vedi il discorso ormai famigerato sull’andare troppo oltre con il Metodo) ha fatto guadagnare a Robert Downey Jr. una nomination all’Oscar e ha aiutato a inserire Theroux in un gruppo di comici che surfano sullo zeitgeist senza paura di essere estremi, sovversivi o assurdi. «Mi viene ancora chiesto se Tropic Thunder avrebbe potuto essere realizzato oggi», dice, riferendosi ad alcune delle gag più eccessive del film. «Non lo so, ma non avrebbe potuto certo essere girato negli anni ’50! Abbiamo centrato il momento giusto».

Theroux si è trovato improvvisamente in una posizione invidiabile ma strana: un belloccio da matinée con un’arguzia perversa, un secondo lavoro come sceneggiatore a pagamento (Zoolander 2, Iron Man 2), molti ammiratori e amici star del cinema e la capacità di giocare in modo scandalosamente divertente o davvero incasinato. Eppure si sentiva come un attore cult che Hollywood non aveva ancora capito bene come usare. Non era un volto del tutto sdoganato né di serie A, stava un passo indietro. E sembrava la velocità ideale per Theroux.

Nel 2014, finalmente, si è trovato a recitare il ruolo principale in un progetto tv importante: The Leftovers di Damon Lindelof, drama sulla scomparsa inspiegabile del 2 per cento della popolazione globale e su come coloro che sono rimasti indietro hanno tentato di raccogliere i pezzi delle loro vite. Non importa che fosse HBO; si tratta di una serie che dedica un intero episodio al poliziotto di una piccola città (interpretato da Theroux), che viene improvvisamente trasportato in un universo alternativo dove diventa inspiegabilmente un assassino che canta al karaoke nella lounge di un hotel. «E ho avuto modo di piangere parecchio», aggiunge. Non era Game of Thrones.

Justin Theroux con il resto del cast in ‘The Mosquito Coast’. Foto: Apple TV+

A quel punto, però, anche il profilo di Theroux era leggermente cambiato. E in realtà non aveva niente a che vedere con la sua carriera: si era innamorato di un’attrice, una che interpretava un personaggi di culto in una sitcom estremamente popolare negli anni Novanta, e che ha ha fatto pure film. Questo ha attirato l’attenzione dei media e, be’, se avete preso in mano una rivista, guardato la tv o anche solo vissuto sulla Terra a metà degli anni ’10, sapete bene il resto. Il corteggiamento, il matrimonio e il divorzio di Justin Theroux e Jennifer Aniston sono stati documentati molto bene, grazie a un milione di foto dal volto impassibile della coppia che cerca di godersi la quotidianità. È il tipo di esperienza scioccante che farebbe passare a chiunque la voglia di essere famoso.

«Sai, è interessante», dice Theroux quando viene fuori l’argomento. «In circostanze ideali, sei noto per quello che fai, o per i contributi che dai all’arte, alla letteratura, al cinema, qualunque cosa. Anche se una recensione è negativa, è un gioco che ci sta, va bene. Ma ci sono persone che sono solo curiose della vita privata degli altri e… penso che la cosa migliore da fare sia allontanare l’attenzione da tutto questo. Crea una nozione preconcetta di chi sei, che non è giusta. È frustrante, perché pensi: “Be’, John Updike non deve sopportare questa merda, anche se è un volto pubblico, e…”. Non mi sto paragonando a John Updike, eh», aggiunge con una risatina. «È solo molto strano. Circostanze ideali: le persone prestano attenzione al tuo lavoro. Circostanze non ideali: alle persone interessa soltanto la tua vita privata». Alza le spalle.

Tira fuori il telefono e scorre le immagini fino alla foto di un mercato all’aperto a Città del Messico: è lì che hanno girato l’ultima scena dell’inseguimento in The Mosquito Coast un anno prima, e proprio quando la produzione si è interrotta. «Forse non è il posto migliore per scoprire che è scoppiata una pandemia globale», osserva. Il giorno successivo era su un aereo per tornare a New York.

A parte una breve toccata e fuga la scorsa estate, Theroux è stato qui nel West Village da allora, cucinando molto e portando Kuma, la pitbull che ha salvato in Texas alcuni anni fa e che è ormai famosa su Instagram, a fare lunghe passeggiate («L’avrei portata ma impazzisce per gli skateboard, quindi sarebbe stato difficile fare la nostra chiacchierata»). Ha persino tirato fuori una vecchia sceneggiatura che aveva iniziato, una commedia, e sta valutando la possibilità di riprovare. «L’attore è il cameriere che serve il pasto, lo sceneggiatore è la persona che lo prepara», afferma quando gli viene chiesto perché gli ci è voluto un po’ per ricominciare a scrivere. «Serve molto più tempo in cucina, se non stai preparando soltanto un antipasto». Ma ora ha tempo, quindi perché no?

Intanto Theroux è ansioso di capire come andrà The Mosquito Coast, di vedere gli amici con tutte le precauzioni del caso e di tornare al lavoro. La situazione sembra molto più tranquilla nella sua orbita, anche se conti il tizio con la giacca di Twilight Zone che urla alla gastronomia in fondo alla strada perché fa scattare il salvavita e perdere potenza elettrica. «Gli uomini complicati sono fantastici da interpretare», dice mentre si dirige verso il Washington Square Park. «Che sia un protagonista, un supporting, qualunque cosa. Mi piacciono i personaggi difficili. Tipo Kevin Garvey: era molto tormentato, ed è questo che lo ha reso così divertente e catartico. E lo stesso vale per Allie Fox. Non è una persona facile. Non è un personaggio facile. A volte sarà odiato da qualcuno e amato da altri. Ma è questo quello che mi piace di lui. Queste sono le sfumature che voglio cercare».

Da Rolling Stone USA