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‘Genius: Aretha’ è il ritratto musicale e politico della Queen of Soul

Dal 4 giugno su Disney + la serie biopic in otto puntate. La creatrice, showrunner e produttrice esecutiva Suzan-Lori Parks e il coprotagonista Courtney B. Vance raccontano a Rolling Stone tutto quello che c’è da sapere

Cynthia Erivo è Aretha Franklin in 'Genius: Aretha'

Foto: Richard DuCree/National Geographic/Disney +


«La “mia” versione di Aretha Franklin non celebra solo la cantante, il genio e non ne mostra meramente il lato “felice” e di successo… Mette a fuoco l’arte, ma anche la vita. Il ritrovarsi madre a soli dodici anni e, poi, da adulta, oltre che star, personaggio politicamente impegnato. Vera portavoce per i diritti civili (fa il pugno chiuso a favore di webcam, nda)». Comincia così il nostro dialogo – via Zoom – con la creatrice della serie Genius: Aretha, Suzan-Lori Parks, prima donna afroamericana a vincere il premio Pulitzer per il teatro (nel 2002, con la pièce Topdog/Underdog).

«Il mio Paese, gli Stati Uniti d’America», osserva Parks, «ha un sentimento piuttosto confuso verso le persone nere. Forse la “nostra” Aretha metterà a disagio qualcuno, perché non ne celebra solo i trionfi artistici, la carriera e il successo. Era però nostro dovere inquadrare anche le ingiustizie razziali (e non solo) contro cui si è battuta tutta la vita. Se qualcuno si sentirà spiazzato, tanto meglio!». L’interessante serie biopic diretta da Anthony Hemingway, in 8 puntate, sarà visibile su Disney+ dal 4 giugno.

È la straordinaria attrice, cantante e musicista Cynthia Erivo a dare volto, corpo, soul e voce (tutti i pezzi sono stati cantati davvero, live, sul set) ad Aretha, maestosa autrice e interprete di brani che hanno segnato la Storia (non solo) della musica come Respect, Think, Border Song (Holy Moses), Son of a Preacher Man… l’elenco sarebbe pressoché infinito.

Dopo Einstein e Picasso, la terza stagione della serie Genius di National Geographic è dunque dedicata alla grandiosa Queen of Soul.

Genius: Aretha narra infanzia (fu bambina prodigio proprio nella musica), giovinezza ed età adulta di Aretha. Successi (la serie si apre con la sua incoronazione a Queen of Soul) e sofferenze (fu testimone sulla propria pelle di razzismi profondi). Vediamo tutto non in ordine cronologico. Passato e presente si fondono costantemente: la serie non ricostruisce solo la carriera artistica della grande musicista, ne ripercorre anche il ruolo determinante nei cambiamenti della Storia americana e la potenza rivoluzionaria ed “evangelica” dei testi. Aretha è stata infatti una figura chiave nella lotta per i diritti civili della comunità nera. Figlia del reverendo C.L. Franklin, i cui sermoni venivano pubblicati come album, tra canto, parlato e preghiera (un po’ come il reverendo James Brown in The Blues Brothers, in cui Aretha fu memorabile guest star). Fu amica e sostenitrice di Martin Luther King Jr.

Riprende l’autrice, showrunner e produttrice esecutiva Parks: «Con questo progetto abbiamo cercato di raccontare come Aretha sia stata molte cose contemporaneamente, sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista umano. Per esempio, musicalmente certo è la regina del soul, ma nella sua arte troviamo anche il gospel, il pop… Credo che questa serie ambisca a essere, a sua volta, tante cose insieme. Molte fotografie e dettagli d’epoca sono serviti al regista Anthony Hemingway, al direttore della fotografia Kevin McKnight, alla scenografa Jennifer L. Bryan come fonte d’ispirazione per trovare il look e l’immagine giusta. In ogni puntata c’è stata sempre grande attenzione ai dettagli. Quando Aretha viene incoronata con tanto di coroncina e fascia da miss, abbiamo studiato tutte le vere immagini esistenti del tempo e trovato ispirazione. Certo, ho sentito molta pressione, scrivendola, per varie ragioni. Aretha è una superstar mondiale e un’icona leggendaria della cultura afroamericana. Quasi in contemporanea alla nostra serie era in lavorazione anche un altro progetto sullo stesso personaggio (il biopic cinematografico Respect con Jennifer Hudson, nda). Io però sono abbastanza abituata alla pressione, fin da quando ero studentessa: il mio professore di scrittura creativa è stato un certo James Baldwin e tra i miei lavori, in passato, ho dovuto realizzare l’adattamento di Porgy and Bess a Broadway… Le sfide più difficili ti consentono a volte di dare il meglio di te. Ho studiato molto prima di scrivere. Vedi le mensole alle mie spalle (indica una libreria stracolma di libri e riviste, nda)? È piena di materiale sulla Franklin, libri, fotografie, articoli o interviste comparsi su Ebony, Jet, tanti giornali americani ed europei. Se mi avessi intervistato via Zoom un paio di anni fa, quelle mensole le avresti viste ricolme di altrettanti materiali ma su Billie Holiday (è di Parks la sceneggiatura di The United States vs. Billie Holiday, nda). Riesco a lavorare solo così. Ciò che mi ha aiutato più di tutto a trovare un mio sguardo su Aretha, ancor più di ogni materiale storico o dettaglio reale, è stata però la sua musica. Nella sua voce riuscivi – anzi, riesci – a sentire successi e fallimenti, gioia e dolore. E del suo modo di suonare il pianoforte? Riusciva a farlo cantare a sua volta… Era una badasssss piano player! Credo che Aretha rientri nella categoria “Genius” non solo perché ha rivoluzionato la musica, ma perché, come spesso accade ai “grandi”, ha ispirato e spinto molte persone a dare il meglio di sé artisticamente e umanamente».

Come ultima domanda all’autrice, chiediamo se sarà lei a scrivere anche la prossima stagione di Genius, incentrata su Martin Luther King: «Non sarò io a scriverla, ma sono estremamente contenta ed emozionata all’idea che al centro della serie Genius ci sia un’altra persona straordinaria e fondamentale per la nostra Storia e per i diritti degli afroamericani come il Dr. King».

Courtney B. Vance nei panni del reverendo C.L. Franklin. Foto: National Geographic/Disney +

Infine, ci raggiunge – sempre via Zoom – anche il coprotagonista Courtney B. Vance, che interpreta il padre di Aretha, il reverendo C.L. Franklin: «Per prepararmi, oltre alla sceneggiatura, sono andato a cercare tutto quello che potevo sul padre di Aretha. Ho letto libri e ascoltato molti suoi sermoni», osserva Vance. «Il reverendo Franklin fu una sorta di star nera dell’epoca. Le sue prediche venivano pubblicate in vinile. Ne ho rintracciate centinaia riversate in digitale e disponibili on line. Non dico di averle ascoltate tutte, ma quasi. Mi hanno aiutato molto a trovare, letteralmente, la voce giusta per il personaggio e anche il suo modo di modulare le parole e di cantare. Tenevo particolarmente a questo progetto, perché Aretha Franklin è stata fondamentale per la mia formazione. Molti di noi hanno una sorta di debito spirituale con Aretha. Sono nato a Detroit nel 1960, sono cresciuto ovviamente con la musica della Motown, ma anche con quella di Aretha, James Brown, Sam Cooke. Tra i bianchi ascoltavo Elton John e Cat Stevens… La musica di Aretha però ha sempre avuto qualcosa di più, musicalmente, vocalmente, ritmicamente e per la potenza dei testi. Ci ha letteralmente traghettato dagli anni Sessanta ai Settanta, un’epoca di scontri e profondi cambiamenti».

Il prossimo 4 giugno, in occasione dell’uscita di Genius: Aretha pubblicheremo anche la nostra intervista esclusiva con la divina protagonista Cynthia Erivo. Respect!