‘Élite’, Nano e Carla in redazione a Rolling

Sono venuti a trovarci i due 'cattivi' della nuova serie Netflix. Classe alta contro classe bassa, momento d'oro della serialità spagnola e la resurrezione di 'Bella ciao'.

Credit: Filippo Ferrari


Non sono più gli anni di Grecia Colmenares e della fascinazione per quegli interminabili drammoni latini e questo onestamente è stato un bene per tutti eccezion fatta per Rete 4. Su un’altra linea, pur sempre iberica ma più continentale, l’ultimo biennio ha visto l’esplosione assoluta di produzioni di alto livello, con La Casa de Papel in testa e, da qualche giorno, anche l’ultima nata in casa Netflix: Élite. Per chi non l’avesse ancora vista si tratta di un teen drama dalla notevolissima ampiezza contenutistica – si toccano quasi tutti i nodi esistenziali del passaggio pubertà-adolescenza – da un buon livello di scrittura e da un cast davvero ragguardevole, con tre transfughi della Casa de Papel (Denver, Rio e Alison) e una nuova leva di volti sconosciuti perlomeno in Italia tutti all’altezza del compito. Una delle attrici più interessanti, Ester Expósito – classe 2000, incredibilmente dotata – e il più noto Jaime Lorente – Denver nella Casa de Papel; Nano in Élite – sono passati questa mattina in redazione.

Parlateci dei vostri personaggi, Carla e Nano.

Ester: Carla è la ragazza perfetta, figlia di una nobile spagnola che si occupa della cantina di famiglia. Chiaramente è felice di appartenere alla classe più alta del Paese ma nonostante questo decide di ribellarsi, pur senza arrivare a mettere in discussione la sua appartenenza sociale. La sua è una ribellione un po’ capricciosa: le piace il potere e la sensazione di muovere i fili delle vite altrui, per questo motivo ingaggia un ménage à trois con il suo fidanzato storico, Polo, e il nuovo arrivato nel collegio che frequenta, Christian, un ragazzo di classe bassa. È un personaggio che all’inizio quasi tutti rifiutano ma che mano a mano conquista gli spettatori.

Jaime: Io sono Nano, il fratello maggiore di Samuel nonché il miglior amico di Christian. Sono appena uscito dal carcere con un debito fortissimo contratto all’interno che condizionerà le mie vicende all’esterno, al punto che mi innamoro di una ragazza che può aiutarmi a uscire dai problemi economici. Il problema è che è la stessa ragazza di cui si innamora mio fratello minore e da lì parte toda la locura.

Il macrotema principale di Élite è probabilmente un riflesso di quello che si è visto nel dibattito spagnolo negli ultimi anni, dagli Indignados dell’11-M fino alla comparsa di Podemos e oltre, vale a dire l’opposizione tra classe alta e classe bassa.

Ester: Sì, classe alta e classe bassa sono un riflesso delle diseguaglianze che si osservano nelle società contemporanee.

Jaime: Esatto, il tutto rafforzato dalla miriade di storyline secondarie che affrontano praticamente tutti gli snodi dell’esistenza di un teenager medio. La cosa che alla fine viene messa in rilievo da Élite è la necessità di ascoltarsi e rispettarsi reciprocamente: alla fine siamo esseri umani in cerca d’amore e qualsiasi soluzione passa attraverso l’amore. In più è vero che c’è un rifiuto iniziale dei ragazzi ricchi nei confronti dei ragazzi poveri ma poi il confronto diventa scambio e alla fine è evidente che i problemi sono comuni a tutti e non è detto che chi ha più denaro sia più felice, anzi.

Il momento d’oro della serialità spagnola è cristallizzato dalla decisione di Netflix di aprire il primo centro di produzione europeo a Madrid. Che cosa significa?

Jaime: Lavoro per un sacco di gente! (ride, ma non alla Denver, ndr)

Per Élite si parla di una seconda stagione o è presto?

Ester: Spero di sì o me muero! A parte gli scherzi ci sono buone possibilità perché il finale è molto aperto e la serie sta avendo un successo più alto delle aspettative.

Jaime: Il finale è aperto perché il tuo personaggio è quello di una manipolatrice cattivissima…

Ester: Que noooo!!!

Chiudiamo l’incontro raccontando che in mattinata a Roma gli studenti in manifestazione hanno fatto un flash mob contro il Governo travestiti da personaggi della Casa de Papel e quasi non ci credono: «Ma davvero? Incredibile – si sorprende Jaime – La serie non ha avuto questo impatto politico in Spagna, anche se la decisione di Alex (Alex Pina, lo sceneggiatore) di inserire Bella ciao è stato un richiamo esplicito alla resistenza in questi tempi tormentati».