Drusilla Foer: «Madonna è un prodotto, i Måneskin hanno talento e visione» | Rolling Stone Italia

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Drusilla Foer: «Madonna è un prodotto, i Måneskin hanno talento e visione»

A tu per tu con la più discussa delle conduttrici della 72° edizione del Festival: dalle colleghe presentatrici ai progetti discografici, da Achille Lauro a Lady Gaga. E poi Pillon, Adinolfi, la domestica Ornella. Un’intervista (davvero) senza filtri

Drusilla Foer in un ritratto di Serena Gallorini

«Ho rimandato il problema come idea, cerco di fare tutto per non pensare di andare lì». Drusilla Foer non nasconde un filino di tensione per la sua co-conduzione all’evento italico più importante dell’anno: il Festival della canzone italiana di Sanremo, che inizia domani, puntuale, su Rai 1. Lei sarà la regina giovedì 3 febbraio. Arriva dopo che, una volta annunciato il suo nome nella rosa delle presentatrici della manifestazione canora, gli articoli dei giornali si sono sprecati. Ma chi è? Cosa farà? Che messaggio porterà? Drusilla è Drusilla, prendere o lasciare. Donna elegantissima, fascino d’antan, sagace, tagliente, ironica, divertente. E piena di talento: dalle deliziose pillole web con spassosissime telefonate (memorabili quelle con la domestica Ornella) al recital Eleganzissima che continua a macinare sold out. Insomma, una come lei ci voleva proprio a dare una scossa alla kermesse. Siamo sicuri che un’artista come lei saprà stupire quando poserà i tacchi sulle assi del palco dell’Ariston. È lei la più rock della Città dei Fiori.

Drusilla, lei lo guardava il Festival?
Non l’ho visto fino a vent’anni fa: vivevo all’estero, ero una ragazza, mi sentivo libera da tutte le costrizioni sociali e dalla provincialità dell’Italia, stupidamente. Lo guardavo come fosse una cosa “da italiani” e mi sentivo internazionale, pensi che cretina che ero!

E poi?
Arrivata in Italia, gli amici, le cene, vedere la televisione, sentire la musica, commentare… C’è un tale potere aggregante su Sanremo, mi piace e mi unisco a questo senso di partecipazione. L’unica cosa che mi ricordo, partecipata dall’uomo, è lo sbarco sulla Luna, che era molto importante. Per cui eventi come lo sport, il calcio, Sanremo, l’Eurovision Song Contest – anche se mi fa un po’ fatica guardarlo perché sembra un circo – mi fa piacere vederli: sentirsi italiani, ascoltare l’orchestra che suona, guardare chi è sul palco emozionato… È bellissimo il Festival di Sanremo: pieno di investimenti, energie, speranze, musica.

Dei cantanti in gara ha sentito qualche canzone?
Confesso che voglio divertirmi come fossi sulla poltrona di casa, un po’ per allentare l’emozione. La mia idea è andare a vedere Sanremo a Sanremo, sul palco. Pensi la presunzione (ride, nda).

C’è qualche artista che, nelle passate edizioni del Festival, l’ha ispirata?
Sarò forse ovvia, ma quando Patty Pravo è apparsa con quell’abito di Versace, vestita orientale, per cantare quella canzone sublime che era Bambola

Era Per una bambola
Bravo, polemico.

Puntualizzavo. Ma torniamo a Patty Pravo.
Credo che quella partecipazione sia stata uno dei momenti più incantevoli dal punto di vista della rappresentazione del Festival. Mi piace quando non si porta solo musica, ma anche un’idea. Poi ci sono tante canzoni che ho amato, come Vacanze romane dei Matia Bazar. E l’anno scorso io pazza del gruppo glam rock Måneskin: fighi, bravi, talentuosi, si divertono, sudano, si baciano, tutto quello che mi piace nella vita. E poi ringhiano. Sono conquistata che i giovani si mettano addosso tutine d’oro e ci raccontino una storia. Mi piacciono Achille Lauro e coloro che cercano di sgretolare questa situazione stagnante, un po’ faticata, di un mondo che gira con stanchezza.

Foto: Serena Gallorini

Lei che idea porterà alla kermesse?
Io non ho molte idee (ride, nda). Ho piuttosto delle convinzioni. Cercherò di portare quella che sono, ciò che penso, le mie preoccupazioni. La fortuna che ho avuto, in questa carriera da anziana, è quella di essere ascoltata.

Perché, secondo lei?
Per la mia sagacia toscana, ma anche per temi che non manco mai di spingere, sulla comicità che porto, anche se mi definisco un personaggio più drammatico per il tessuto, la trama, che sta sotto ai miei pensieri. Ho già la ventura di portare delle cose senza dover verbalizzare o prendere posizioni che sono spesso più circoscritte: si hanno da fermi, mentre io saltello.

Molti sono felici di vederla all’Ariston.
Sono contenta dell’approvazione del mondo lgbtq+, così come del pubblico femminile, che non si sente in competizione con me. Sono felice per tutti coloro che sanno quanto tenga a dare ascolto a zone che sento stridere, di disagio e ingiustizia. Voglio essere la bandiera delle mie convinzioni. Chi è d’accordo con me, bene. Chi non è d’accordo con me, se ne può parlare.

Mario Adinolfi la stima, ma ritiene che la sua presenza sanremese sia ideologica e faziosa.
Anche Natalia Aspesi, cara, che è una donna che stimo per la sua arguzia e la sua penna. Cosa vuole che le dica?

Mi basta una risposta.
È fazioso anche mettere un bellissimo uomo a torso nudo a fare il ballerino o una bellissima donna che fa vedere le cosce e un tatuaggio sull’inguine. Definiamo fazioso.

Ecco, definiamolo.
Sanremo è un luogo in cui il direttore artistico cerca di esprimere dei contenuti attraverso le sue scelte. Amadeus, insieme a una concezione Rai compatibile – che è una televisione di Stato – cerca di portare sul palco della musica e delle visioni. Le posso solo dire che sono stata invitata al Festival e, quando si va su quel palco, penso ci sia un’Italia pronta a guardare chi c’è.

Quindi che mi dice delle osservazioni di Adinolfi & Company?
Hanno in sé una necessità giornalistica – e probabilmente lo avrei fatto anche io – per sollevare un po’ di polvere, un tentativo di mettere sul tavolo certe carte. Probabilmente sono stata scelta perché rappresento qualcosa. Come Ornella Muti perché rappresenta il cinema italiano, come Maria Chiara Giannetta e Lorena Cesarini perché star di serie tv e fiction molto contemporanee. Oppure Sabrina Ferilli, un volto molto aggregante. Si portano probabilmente dei simboli. È chiaro che, se non invitavano qualcuno di trasversale, avrebbero detto che noia, solo personaggi tranquillizzanti. Invitano una personalità estrosa e sfaccettata, e dicono che è stata scelta per tenere buono il mondo lgbtq+…

Conclusioni?
È questa ovvietà che, a me, non interessa. Mi venisse detto “Male Drusilla Foer, perché non è una professionista”, sarei quasi più contenta. Piuttosto che “Male Drusilla Foer perché rappresenta qualcosa”. L’hanno detto tutti, come la Aspesi, in modo un po’ impacciato, per portar fuori un tema. Forse ha ragione, forse no. C’è stato il coraggio, da parte della Rai, che è una tv pubblica, di portare un personaggio come me, avvertito come poco tranquillizzante da certi intellettuali. D’altro canto, un’altra fetta di giornalisti ha ammesso: “Ma sì, divertiamoci con la Foer, che, in fondo, è brava”. La Rai mi ha dato l’occasione di essere quella che sono.

Senta, ma se dovesse dedicare una canzone a Pillon e Adinolfi, quale sceglierebbe?
Che cosa sono le nuvole, interpretata da Domenico Modugno sulle parole di Pasolini. Hanno fatto musica con questo incontro tra la poesia struggente, crudele e abrasiva di Pasolini e la naturalezza e la scioltezza musicale di Modugno. Sono a Sanremo per portare un messaggio, fare il processo alle intenzioni è una necessità giornalistica per vivacizzare la propria opinione su una cosa. E di questo abbiamo tutti molto perdono – mamma mia, sono di una presunzione! – ma questo livello di polemica mi interessa il giusto.

Che mi dice delle sue compagne di avventura?
Ornella Muti carina da morire, ma non ho avuto ancora il coraggio di dirle che ha lo stesso nome della mia domestica. Siamo state a fare questo shooting di dieci ore e Naike, la figlia, ha portato del cibo cinese orrendo che abbiamo divorato come se non avessimo mangiato da dieci anni. Eravamo tutte unte, i nostri truccatori erano disperati, il tofu dappertutto. Ornella simpatica, umana, naturale, dallo sguardo dolce.

E la Ferilli?
La regina della festa, la mattacchiona, quella simpatica, che fa ridere, che ti chiede.

Arriviamo alla Giannetta e la Cesarini.
Carine, un po’ intimidite dalla situazione.

E lei?
Sembravo Gandalf, la vecchia zia grulla che tutti trattano come una zia grulla.

Drusilla Foer in scena con ‘Eleganzissima’. Foto: Serena Gallorini

Amadeus l’ha corteggiata molto per averla al suo fianco?
Ma c’è bisogno di corteggiarmi? Se mi chiamano domani per servire ai tavoli della fiera della salsiccia io ci vado. Ogni lasciata è persa, ma siamo pazzi? Amadeus mi ha chiesto: “Ti va?”. Io: “Sì, ciao”. Click. Tu, tu, tu… Non sono assolutamente una da corteggiare se uno mi offre un’esperienza nuova e affettuosa come questa: per un’italiana salire sul palco dell’Ariston è come, per un americano, farsi una doccia alla Casa Bianca, no? Gli ho detto subito di sì, senza pensare a niente.

Che tipo è Amadeus?
Serio, perbene e con idee molto chiare, anche bello assertivo. E molto gentile: sono rapita dalla gentilezza.

Ornella, la sua domestica, come ha preso la sua partecipazione alla kermesse?
È stata sgradevole e mostruosa come sempre. Ho annunciato: “Ornella, sa che mi hanno invitato a Sanremo?”. Mi ha risposto: “Non ne vedo il motivo”. Ma si può rispondere così? Mi fa: “Lei non è nessuno”. Hai capito, questa stronza? E la pago pure come un dirigente della Porsche.

L’ha aiutata, almeno?
L’ho tenuta fuori da tutto. Ora è di là in giardino che non mi considera, perché c’è Graziano (il giardiniere, nda). E quando c’è lui smette di fare qualsiasi cosa in casa. Comunque era molto stupita fossi stata presa addirittura in considerazione.

Rumors la volevano tra gli interpreti della competizione…
È un po’ birbone lei. Sto lavorando con Franco Godi, che è il mio produttore, a un disco di inediti, alcuni scritti per me da Mariella Nava, Pino Donaggio, Caccamo, Tricarico, e un inedito di Mogol del ’78. Bei pezzi, un bel progetto, e io lo vorrei fare.

Andare in gara, intende?
Non mi basta la co-conduzione, ambisco al papato, voglio gareggiare a Sanremo, cantare. Si organizzino, mi mettano come baluardo di tutte le bandiere del mondo, ma voglio competere a Sanremo.

Non mi dica che non canterà nella serata che la vede protagonista…
Ma cosa vuole che le dica? (lungo silenzio e poi una risata, nda)

Va bene, non insisto. Se fosse la conduttrice e la direttrice artistica, chi vorrebbe al suo fianco?
Gente brava. Mi piacerebbe farlo con registi tipo Virzì, che è uno simpatico. Oppure con tutte le grandi glorie del Festival.

Tipo Orietta Berti, Rita Pavone…
Patty Pravo, Mina…

Mi sogna un duetto con la Tigre di Cremona?
Sarebbe stupendo. Lei deve comprendere, sono una vecchia in preda del suo ego, con una visione distorta di sé stessa. Ormai posso dire quello che voglio, alla mia età. E credo, in generale, lo si debba fare sempre con gentilezza e civiltà. Ogni tanto qualche delirio di onnipotenza ce l’ho, eh… Io, veramente, fantastico molto.

Sì, eh?
Credo che, a quest’età, non ci sia più spazio per il desiderio, un nuovo amore… Si dà largo alle fantasie, al lavoro, ai progetti, visto che si dicono bischerate si punta in alto. Mi chiedessero “Vuoi vincere un Golden Globe?”, direi sì. Voglio poi vedere chi direbbe: “No, mi seccherebbe”.

Ma torniamo a un’ipotetica edizione condotta da lei. Cosa farebbe, oltre a invitare registi e personalità evergreen?
Certamente rimetterei i fiori, quelli che dopo due giorni sembrano la corona di un morto.

Dopo il Festival che farà?
Il mio staff pensa che sia Beyoncé, mi vogliono vedere morta: ho concerti fino ad aprile, penso abbiano capito sia l’unico modo per liberarsi di me. Mi prenderà un infarto.

Neanche un po’ di riposo?
Niente. Vado a Parigi per una cosa, poi vedo dei musicisti che devono duettare con me, poi Eleganzissima a teatro, forse del cinema. Sono già stanca e ho deciso di fare una cosa per volta: prenderò una vestaglia pratica per Sanremo. E poi vedrò cosa fare domattina, fino al giorno del Festival.

A un passo dalla consacrazione nazional-popolare sente ansia?
Se sentissi un po’ di panico, spero di pensare di essere alla fiera della ficattola, non posso immaginare di avere tutti quegli occhi addosso.

E come fa?
Un po’ mi difendo. Quando vado a teatro a fare il mio spettacolo non penso alla quantità del pubblico, penso al singolo. E questo mi permette di portare avanti lo show con la stessa integrità e onestà intellettuale che ci siano cinque persone o 1500. Quello che cercherò di fare è divertirmi, esternare ciò che penso, essere quella che sono. Che può succedermi? Se mi criticheranno vuol dire che andavo criticata, se diranno che sono stata brava vuol dire che me lo sono meritata. Essere nazional-popolare non è un’offesa, ma un valore: non è minimizzante piacere al popolo di una nazione.

Foto: Serena Gallorini

Un tassello che si aggiunge al fatto di essere un’icona gay. Mi vuole diventare come Madonna?
Sono di quella vecchia generazione noiosa, polverosa, per cui un’artista deve avere talento, sapere far qualcosa: ballare, cantare, recitare, scrivere, dipingere. Il talento è il senso e il privilegio di un artista, che porta a un altro privilegio: mostrare il punto di vista che deve essere evolutivo rispetto alla società dove si colloca. Madonna, da subito, si è posta come un prodotto.

Ah, proprio così…
È anche l’espressione di un edonismo, un’esteticità – nemmeno un’estetica – americana dove tu puoi raggiungere tutto quello che vuoi se hai la volontà, anche se non hai talento. Quella roba lì stinge ancora addosso perché soffriamo di una miopia artistica su tutti i fronti. Come le televisioni private hanno portato una tv che non educa, ma che dà quello che la gente vuole.

Conseguenze?
Questo per forza abbassa il livello culturale di una nazione, perché se vuoi la pasta con il burro, non saprai mai che ci sono dei meravigliosi spaghetti con le cozze che ti dico esserci. La tv di prima rideva di Franca Valeri, che era una comicità intellettuale, la gente di campagna si divertiva per le cose che faceva la Valeri, pensi che cervello fine, teso alla comprensione. Ora gli viene messo sul tavolo quello che vuole… Capisce come siamo andati rovinosamente in basso?

Ok, ma Madonna in tutto questo discorso come si posiziona?
Madonna rappresenta quella roba lì e seguita a esprimerla intervenendo sul suo corpo allineato con tutto quello che adesso c’è. Non ha mai inventato niente, si è solo attorniata di bravi collaboratori: c’era il momento del voguing e ha cavalcato quello, con Frozen ha seguito l’aspetto un po’ spirituale, poi l’impegno contro la guerra. Ha solo amplificato temi che c’erano e, se lei mi permette, se ho bisogno di un’amplificazione, compro un amplificatore, non mi affido a Madonna. Non sono disturbata da questa signora, poverina, che fa quello che vuole, non mi piace la visione dell’arte che ha prodotto. Magari ci sono ragazzi di dodici che, a malapena, sanno chi è Madonna, ma per fortuna sanno chi è Michael Jackson, Prince, Stevie Wonder! Quella roba lì sarà studiata nelle scuole di musica, Madonna no, forse sarà studiata in sociologia. Pretendo che un artista faccia dell’arte e quello è un prodotto. E non sempre un prodotto è arte.

Di Lady Gaga che mi dice?
Adoro Lady Gaga che, a un certo punto, la prendeva per il culo, a Madonna, la citava. E poi Lady Gaga è brava, mi piace la gente brava. Madonna non funziona più, con questo suo disagio di mostrarsi così. La cultura americana ha cercato di schiacciare quella europea – anche riuscendoci in certi casi – proponendo modelli con una visione progettuale, rispetto alla propria carriera, che non prendeva in considerazione il talento. Ecco perché quando arrivano i Måneskin hanno successo, perché di quello c’è bisogno: talento e una visione anche estetica. Basta che confluisca in un contenuto. Infatti ci sono i miei nipoti che ascoltano Jamiroquai, Bob Dylan.

Quindi non ci farebbe nemmeno una cena, con Madonna?
Ma che mi frega di andare a cena con Madonna se ho conosciuto la Magnani? Che me ne fo? Per me personalmente che punto di riferimento può essere? Ha fatto quel libro, un po’ scandaloso, ma c’era già la pornografia.

Chi è oggi Drusilla Foer?
Un’anziana signora che ancora è irrorata e tenuta in vita dalla curiosità, sempre disposta a cambiare e scalzare le proprie convinzioni laddove gli altri siano più interessanti e vitali. È una vanitosa che non vede l’ora di mettersi vestiti da sera e farsi bella per il popolo italiano, che ama moltissimo. Una signora che ha molta tenerezza verso sé stessa: sono colma di tenerezza e curiosità per la vita. Spero arrivi questo, insieme al sorriso e alla gentilezza. Più di così, oltre a essere una figa spaziale alla mia età, non posso portare.

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