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«Con Modugno storcevano il naso, come con Achille Lauro», parla il direttore d’orchestra Valeriano Chiaravalle

Quest'anno il Maestro sarà sul palco con Ghemon, Elisa, Giorgia e Fiorella Mannoia. Qui ci racconta i segreti del Festival, dagli arrangiamenti al supporto psicologico ai cantanti

Dirige l’orchestra il Maestro: Valeriano Chiaravalle. La formula, ormai parte irrinunciabile della liturgia sanremese, è nota a tutti. Vero. Ma chi è davvero il direttore d’orchestra? Cosa fa nella pratica? E, domanda necessaria: serve davvero così tanto la bacchetta che ci sventola davanti agli occhi?

Ne abbiamo parlato con il Maestro Chiaravalle. Diplomato in pianoforte al Conservatorio di Milano, compositore, arrangiatore oltre che direttore d’orchestra. Quest’anno porta in gara Boomdabash, Negrita e Ghemon. Tra i super ospiti Giorgia, Elisa, Fiorella Mannoia e il duo Tozzi-Raf.

Valeriano, ci spieghi chi è il direttore d’orchestra?
Colui traduce in “orchestrese” quello che è un brano nato magari mesi prima in uno studio di registrazione. Al direttore d’orchestra spetta tradurlo nella maniera più vicina possibile al prodotto che è stato concepito in origine. In qualche caso il direttore è coinvolto già nella fase di preparazione e produzione di un brano o di un disco. Spesso, gli viene chiesto di scrivere gli archi, per esempio, che è una cosa più complessa rispetto a fare le chitarre o il basso.

Perché?
Perché c’è dietro un know how che è lontano da quello dell’essere un musicista e basta. Devi avere un background classico. Aver fatto il conservatorio, in poche parole.

Quindi un direttore di orchestra deve saper suonare tanti strumenti?
In realtà, no. Come tutti i musicisti con estrazione classica, conosce bene un solo strumento, poi decide di specializzarsi nell’orchestrazione.

Il tuo strumento qual è?
Nasco pianista, ma non ho mai praticato.

Possiamo dire che applichi la musica classica al pop?
Sì, esatto.

E la bacchetta a cosa serve davvero?
Quella delle bacchette è in realtà la parte più visual, più scenica. Dietro, c’è tutto il lavoro con la band e con l’orchestra che c’è nella fase preparatoria.

Quanto dura questa fase?
“Le prove iniziano circa un mese prima. Per ogni singolo artista c’è una prova a Roma, due a Sanremo, una prova generale e poi l’esibizione”.

Cosa succede se sbaglia un direttore d’orchestra?
Noi la chiamiamo cozza, ovvero la cosiddetta dissonanza. Il nostro è tutto un lavoro di architettura, perché ogni musicista ha un suo spartito.

Ma è immediato l’errore per l’ascoltatore?
No, al contrario del cantante che stecca del nostro errore ci accorgiamo più che altro noi. Devi sapere che noi e tutta l’orchestra abbiamo delle cuffie che trasmettono il click.

Cos’è?
Una specie di metronomo che ci dà il tempo. Ecco perché se non muoviamo la bacchetta, in realtà, non succede nulla. Ovviamente, questo non avviene per la musica classica.

Come vengono scelti i direttori del festival?
Dagli artisti. In alcuni casi anche dai produttori o dalle discografiche.

Ma come si arriva dal Conservatorio a Sanremo?
I percorsi sono molti. Nel mio caso, ho fatto il maestro sostituto per Peppe Vessicchio da quando avevo 18 anni.

Cos’è il “maestro sostituto”, scusa?
È colui che coadiuva il direttore a portarsi a casa il lavoro, una sorta di co-pilota. Talvolta scrive quando il direttore non ha tempo, come una specie di ghost writer, anche se poi chi finalizza il prodotto deve essere sempre lui.

Tutti ne avete uno, quindi?
Noi che lavoriamo in tv quasi sempre sì, perché la macchina televisiva è complicatissima e i tempi sono tutto.

Quanta tensione c’è quando si sale sul palco?
Moltissima, Sanremo è sempre mostruoso. Infatti, il ruolo del direttore è anche quello di tranquillizzare i cantanti. Di solito lui conosce molto bene i musicisti e il cantante si affida.

E l’abbigliamento, come lo decidi?
Io scelgo lo smoking classico. Vessicchio mi ha sempre pregato di non cedere alle logiche televisive, sennò è un attimo finire con la giacca e i bermuda.

A proposito, ma dov’è Vessicchio?
Ci sono svariate motivazioni per le quali non c’è quest’anno, ma lui è il maestro di tutti.

Perché il pubblico lo ama così tanto, secondo te?
Per la fisicità, indubbiamente. E poi, lui è stato il primo direttore d’orchestra veramente pop, nonostante la sua enorme preparazione e conoscenza.

Ma i direttori di musica classica come vi vedono?
Non ci vedono, sono lavori diversi. Noi non sappiamo fare il loro, tendenzialmente, e viceversa.

Ma ha senso inserire nuovi suoni in un festival che, alla fine, premia sempre la tradizione?
Assolutamente, sì. È importante capire dove vanno i gusti del pubblico. Achille Lauro, per dire, ne ha uno e va rispettato. Sennò il festival diventa anacronistico. E ricordiamoci che quando Modugno salì sul palco a fare Nel blu dipinto di blu, furono tanti a storcere il naso. Come accadde per Tony Dallara. Così, per Achille Lauro, oggi.

Cosa è successo con la partenza del brano di Patty Pravo e Briga?
Sembra che il pianista abbia avuto un’impellenza e giustamente è andato in bagno. Anche i musicisti ci vanno.

Giusto. Sei ancora direttore musicale di The Voice of Italy?
Certo. Ricomincia l’8 aprile.

Morgan e Asia Argento fra i giudici?
Non so ancora, ma ci metterei la firma. Sarebbe fantastico per la tv, forse meno per la mia salute. Mi piacerebbe se ci fosse ancora J-Ax che è un persona splendida e non mi sarebbe spiaciuto avere nel cast uno come Masini che è molto preparato, visto che nasce come produttore.

Contento della conduzione di Simona Ventura?
Moltissimo. È perfetta per un programma strutturato come The Voice, può dare una mano a stimolare i coach che sono parte fondamentale del programma.

Perché, secondo te, The Voice non è mai decollato?
The Voice è il format più bello di tutti. X Factor è molto forte in Italia, ma nel mondo non ha la forza che ha The Voice che è il format più venduto. Il problema è che l’investimento che bisogna fare per avere dei coach veri è grossissimo e forse Rai2 non può sopportarlo.

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