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Carlo Conti: «Non conta solo l’Auditel, diamo al pubblico un segnale di ripartenza»

Il presentatore simbolo di Rai 1 lancia il nuovo programma ‘Top Dieci’, che pone fine alla serie di repliche andate in onda durante il lockdown, e rispedisce al mittente le critiche alla conduzione dei David di Donatello

Carlo Conti

Foto: Iwan Palombi

È uno dei conduttori di punta di mamma Rai, ogni suo programma è sinonimo di successo, amatissimo dal pubblico e fuori da ogni tipo di gossip e pettegolezzo. Carlo Conti è quello che si può definire una persona competente e preparata, ma è anche il primo conduttore a rompere il muro delle repliche portando, sull’ammiraglia Rai, un nuovo show. Domenica 14 giugno parte Top Dieci, divertente varietà che troverà la sua collocazione ogni venerdì in prime time. Ne parliamo con l’anchorman che offre anche una personalissima analisi del piccolo schermo. Sanremo compreso.

Top Dieci cosa sarà?
Un pretesto per fare qualcosa di nuovo e uscire dalle tante repliche forzate di questo periodo. Diamo un segnale di ritorno alla normalità con un format sul quale stavamo lavorando. E che potevamo adattare alle restrizioni di questo momento.

Che si traduce con…?
Abbiamo tolto il pubblico, l’orchestra, il balletto, le squadre numerose. È un modo per fare varietà e giocare con la musica.

Ecco, come si struttura il programma?
Giochiamo con le classifiche: tutto può essere messo in ordine, dalla decima alla prima posizione. Ci saranno le hit parade classiche dagli anni ’60 a oggi, ma anche altri tipi di graduatorie, come gli oggetti che vengono maggiormente smarriti sui mezzi pubblici, i nomi scelti per le bambine con un parallelismo tra passato e presente. Oppure i più bravi rigoristi di tutti i tempi. Sarà lo spunto per lanciare filmati e commentare quello che vedremo, grazie alla gara tra due squadre formate da tre personaggi famosi.

Il cast è fisso?
No, ogni settimana cambieremo e i personaggi di ogni formazione avranno un denominatore comune.

Vale a dire?
Una delle squadre della prima puntata è formata da Christian De Sica, Alessandro Siani e Serena Autieri. La chiamerò la squadra dei principi abusivi perché hanno partecipato al film Il principe abusivo, appunto.

Top Dieci è un format originale italiano o un franchise?
È un format sul quale Magnolia aveva chiesto a me e ai miei autori di lavorare. Negli altri Paesi è solo musicale, la nostra rielaborazione italiana l’ha trasformato, estendendolo a diversi aspetti, forse perché siamo più curiosi o forse perché abbiamo una casistica maggiore. È un modo per rievocare la storia del nostro costume e i cambiamenti che ha avuto.

La tv dopo il Covid-19 è cambiata per sempre?
Credo che, piano piano, tornerà come prima. In questo periodo si sono usati molto di più i telefonini, aspetto che, credo, finirà. Il lockdown ha, però, accelerato le varie opportunità di vedere la tv, come Amazon Prime Video, Netflix, Disney+. Una fetta di pubblico, che prima non lo sapeva, ha cercato alternative. E ha scoperto un mondo. 

Forse per questo lo share in generale è molto cambiato. Se prima un 15 o un 16% era un dato basso ora non è così.
Adesso è un buon risultato. Basti pensare che anche mia zia di 80 anni si fa il suo palinsesto. Oggi non aspettiamo facciano il palinsesto per noi. La gente ha scoperto i canali oltre il numero nove del telecomando. Nell’offerta odierna, quasi a ogni ora c’è una partita. Un pomeriggio, ad esempio, mi sono visto Italia-Argentina del ’78. Cosa impensabile qualche tempo fa. Ormai, in ogni momento, si trova quello che piace.

Tale & Quale Show ritornerà in autunno. Qualche anticipazione?
È ancora presto, ma ci stiamo lavorando. Abbiamo un piano A e un piano B. Il primo prevede il pubblico in studio e la tranquillità delle trasformazioni con tutta una serie di attenzioni, dividendo, ad esempio, le sale di trucco e parrucco. Il secondo ha le maglie più larghe, se le restrizioni si ammorbidiranno.

Foto: Iwan Palombi

Parliamo di Sanremo. I tre festival che hai condotto hanno aperto una breccia, recuperando la sintonia con le radio, cosa che poi hanno seguito gli altri conduttori…
Credo sia stato un momento storico di un nuovo, grande fermento musicale. Ho visto di recente una foto di Sanremo Giovani del 2016 e c’erano Francesco Gabbani, Ermal Meta, Irama, Mahmood. L’anno prima, tra le Nuove Proposte, figuravano Giovanni Caccamo ed Enrico Nigiotti. C’era senza dubbio una certa effervescenza artistica, i talent, il web, la discografia hanno aggiunto proposte interessanti e tutto un nuovo mondo come Achille Lauro o Ultimo. Una nuova realtà che anche Baglioni e Amadeus hanno portato all’Ariston. C’è stata una ripresa di ascolti e raccolta pubblicitaria, che è tangibile con una certa vivacità nella stessa città di Sanremo.

Ma ci ritorneresti?
Prima di tutto non è una cosa che decido io. Poi ho fatto il triplete alla Mourinho e non è stato facile cercare di riuscire a superarsi sempre. Mi sono divertito, Sanremo è una seconda casa, ma sentivo molto la responsabilità della scelta dei brani dei Big. Se mi fermassi a tre festival andrebbe benissimo: per la mia carriera basta e avanza.

Se ti chiedessero di tornare, invece?
Vedrò il momento, se avrò le energie e la voglia. Deve arrivare nel momento giusto. Non ho mai rincorso le cose, nella mia carriera.

Si parlava, qualche tempo fa, di un’edizione dei Migliori anni condotto da te, il compianto Fabrizio Frizzi e Antonella Clerici. C’è un progetto simile da fare con la Clerici?
No, con Antonella ci siamo divertiti moltissimo alla finale dello Zecchino d’Oro: entrambi abbiamo una leggerezza e un divertimento a fare il nostro mestiere. È stata una festa bellissima.

Quindi nulla…
Non è semplice, sono abituato a condurre da solo. Sono un battitore libero.

Hai condotto la cerimonia di premiazione dei David di Donatello. Non sono mancate le critiche. Lo show è stato accusato di essere troppo noioso…
A me hanno detto il contrario. Di solito alcuni artisti, essendo un premio prestigioso, magari si irrigidiscono un po’. In questa occasione, invece, si sono lasciati andare, si sono visti i parenti nell’inquadratura casalinga. È stata un’esperienza forte e specialissima. Fare uno show senza nulla è stata una sfida unica come Con il cuore – Nel nome di Francesco presentato con Gianni Morandi. Momenti irripetibili, spero. Significherebbe che siamo definitivamente tornati alla normalità. E poi sai cosa?

Cosa?
Queste cose bisogna farle, in questa fase non ci si deve preoccupare troppo degli ascolti, ma dare al pubblico un piccolo segnale di ripartenza, come farò con Top Dieci.

A questo proposito facciamo qualche classifica. La top 3 delle canzoni della tua vita?
Tutte le sfaccettature dei Pink Floyd, Imagine di John Lennon e The Carpet Crawlers dei Genesis.

I tre conduttori che saranno i big di domani?
Alessandro Cattelan, Federico Russo e Alvin. Tutti molto bravi.

Il tris di programmi che invidi alla concorrenza?
Trovo affascinante Chi vuole essere milionario? che Gerry Scotti fa con maestria assoluta. Ha cambiato il modo di intendere il quiz, scardinando il meccanismo classico, togliendo il tempo, il pulsante e mettendo le opzioni di risposta. Poi C’è posta per te lo trovo di una perfezione assoluta nella varietà di emozioni. E inserisco anche Striscia la notizia.

I tuoi programmi preferiti di sempre, invece?
Canzonissima, Rischiatutto e la Corrida fin da quella radiofonica di Corrado.

Sei anche autore di Ora o mai più: ti aspetta un futuro solo da autore e magari anche produttore?
Produttore no, io posso semplicemente fare il capo progetto come faccio ancora con L’eredità. Fa parte del mio mestiere, non mi pongo il problema se uno show lo condurrò io oppure no. Anzi, ho tanti progetti nel cassetto, col mio gruppo di lavoro, fatti per essere condotti da altri.

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