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Andrea Lattanzi, nessuno si salva da solo

Dopo un’adolescenza difficile, lui è stato salvato dal cinema prima (il folgorante esordio con ‘Manuel’) e dalle serie poi (‘Summertime’, che gli ha fatto fare il salto di popolarità). Ora racconta la sua storia da film. Fino al monologo davanti a Carlo Verdone che ha cambiato tutto

Andrea Lattanzi scattato in esclusiva per Rolling Stone

Foto: Fabrizio Cestari. Total look: MISSONI AW 21

Poi magari, un giorno, qualcuno dirà “Te la ricordi la stagione ’20/’21 dove, tra un lockdown e l’altro, sono spuntati un mucchio di nuovi attori?”. Per esempio, da Summertime – la serie balneare romagnola di Netflix, di cui si sta girando la terza stagione – è saltato fuori Andrea Lattanzi, faccia spigolosa, occhi espressivi, un po’ un Vincent Cassel dei tempi dell’Odio. Il suo attore preferito è Elio Germano, la parte “glam” del mestiere lo diverte ma gli interessa poco («Di solito mi vesto da Humana Vintage», dice) e lo mandano in bestia quelli che pensano che nella vita l’importante è avere tanti follower.

Scoperto dal cinema (Manuel, Sulla mia pelle), ha avuto la sua grande occasione proprio con Summertime. Ma non si fermerà più di tanto a mangiare piadine. A breve sarà protagonista anche del thriller La svolta, che vede nel cast altri due interpreti, Ludovica Martino e Brando Pacitto, che arrivano dalle serie italiane di nuova generazione.

Foto: Fabrizio Cestari. Total look: MISSONI AW 21

Compi 29 anni il prossimo 31 luglio. Quindi, se dico che sei un attore emergente, mi butti giù il telefono?
No, non mi dispiace, anzi ringiovanisce. Non mi sento arrivato e non credo che mi sentirò mai arrivato.

Hai iniziato sei anni fa. Qual è la tua storia?
Hai tempo? Guarda che è lunga e movimentata.

Meglio!
Ok, allora. Verso i 16/17 ne ho combinate un bel po’, causa i molti demoni che mi porto dentro. L’unica cosa che mi faceva stare bene era guardare le serie e i film. Mi immaginavo al posto degli attori. Ho smesso di studiare, sono andato a fare mille lavori: McDonald’s, pulizia nelle case, roba così. E poi mi sono iscritto a dei corsi di recitazione. Nessuno ha mai creduto in me, nessuno tranne mia madre, che mi diede i soldi per il mio primo book fotografico. Avevo 16 anni, mi si stringeva il cuore perché sapevo quanti sacrifici stava facendo per me, e le ho detto: “Ti giuro, questi soldi non sono buttati”. Da quel momento tanti no, tante porte in faccia, poi due anni a Londra e uno e mezzo a New York. Sognavo di andare all’Actors Studio. Ci passavo davanti tutti i giorni senza avere il coraggio di entrare.

Ma non vorresti fare lo sceneggiatore? Qui dentro c’è un film.
Infatti, prima o poi, la mia storia la vorrei raccontare, condividerla con i ragazzi che hanno bisogno di un po’ di coraggio per andare a prendersi quello che sognano. Vabbè, si vedrà. Andiamo avanti?

Andiamo.
Ultimi giorni a New York, ho praticamente finito i soldi, per tre notti dormo in strada, attaccato alla valigia. Entro all’Actors Studio e scopro di non avere nulla di quello che serve: non ho la green card, non ho la residenza, e soprattutto non ho più nemmeno un dollaro in tasca. Quindi torno in Italia: prima di partire, vedo su Internet una manifestazione organizzata da RB Casting alla Festa di Roma. C’era da portare un monologo in romano. Lo studio in aereo e il giorno dopo sono lì. In giuria ci sono Lina Wertmüller, Carlo Verdone, Daniele Luchetti. Il tipo prima di me ha portato il mio stesso testo (Er fattaccio der vicolo der Moro, un successo di Gigi Proietti, nda) e non doveva essere il primo, perché Verdone lo stoppa dopo venti secondi. Sto per andarmene, penso che è finita senza manco iniziare, ma chiamano il mio nome.

Foto: Fabrizio Cestari. Total look: MISSONI AW 21

Momento decisivo.
Decido di restare. Verdone mi chiede che cosa porto. Io lo guardo seriamente e dico: “Lo stesso monologo di quello di prima, però a me non me devi ferma’. Fammelo finire”.

L’audacia di chi non ha niente da perdere.
Infatti. Il giorno dopo mi chiamano: sono tra i finalisti. Stacco. Ho vinto io e, dopo, quella manifestazione non l’hanno fatta più.

Crederci sempre, arrendersi mai, come dicevano quelli.
Determinazione e costanza sono le uniche cose che contano. Se non credi in quello che fai vuol dire che non è davvero quello che vuoi.

Che cosa vorresti più di tutto?
Lavorare all’estero. Allargare gli orizzonti.

Hollywood?
Mi basterebbe già l’Europa. Ci sono tanti grandi registi in Europa.

Le piattaforme, grazie alle serie, stanno creando uno star system che il cinema non è riuscito a mettere in piedi per anni.
Vero. Però non illudiamoci troppo: non tutti i ragazzi, magari selezionati a scuola, riescono ad andare avanti dopo un buon ruolo in una serie. Vengono catapultati senza basi in un mondo complicato. Si rischia di cadere e di farsi parecchio male.

Ma per ora sei contento di come stanno andando le cose? Quei famosi soldi della mamma sono stati davvero ben spesi?
Sì, e io adesso posso aiutare lei. Sono strafelice per quello che mi sta succedendo. Questo lavoro mi ha salvato la vita.

Foto: Fabrizio Cestari. Total look: MISSONI AW 21

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