Fenomenologia di ‘Made in Italy’, da serie pop a culto (anche) di nicchia | Rolling Stone Italia
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Fenomenologia di ‘Made in Italy’, da serie pop a culto (anche) di nicchia

Dopo il successo su Amazon Prime Video, è arrivata su Canale 5 la serie dedicata al mondo del fashion milanese. Ecco le 5 cose che la rendono imperdibile

Il cast di ‘Made in Italy’

Foto: Taodue/Mediaset

La ‘anti’ Margherita Buy

Margherita Buy eterna nevrotica? Non solo, non più. Basta dare ruoli un po’ diversi ai nostri interpreti, e possono regalare grandi sorprese come i colleghi americani. Per esempio: nella serie dedicata alla nascita dell’alta moda italiana tra anni ’70 e ’80 (già disponibile su Amazon Prime Video e ora in onda su Canale 5), Buy può addirittura diventare una perfetta Miranda Priestly. La reference sembra scontata, visto il caschetto argento e la carica di direttore – vabbè, caporedattore – di un patinatissimo magazine di moda (Appeal: nome cultissimo già di suo). E anche considerato il rapporto che la sua Rita Pasini, questo il nome del personaggio, instaura con la nuova editor Irene Mastrangelo (Greta Ferro), ragazza di periferia che dimostrerà di essere molto di più della sua eterna sottoposta. Unica licenza: a differenza di Miranda, (Marghe)Rita ha molto più cuore. Siamo pur sempre su Canale 5, signora mia.

La chiave comedy per raccontare la Storia

La storia della moda ha il passo della commedia. Ma anche la Storia con la maiuscola, tra brigatisti (ebbene sì) e una Milano sempre più da bere. L’intuizione dell’ideatrice e produttrice Camilla Nesbitt, alla guida col marito Pietro Valsecchi del colosso Taodue (la “maison” di Checco Zalone, per capirci), è stata quella di raccontare un pezzo d’Italia d’epoca in una chiave che solitamente le fiction nostrane rifuggono. E invece i toni più scanzonati risultano anche i più efficaci per mettere a segno un racconto fresco e sentimentale (ma mai soap) che ha però sempre in mente la cronaca vera. Per la tv generalista: chapeau.

La miglior supporting italiana in circolazione

Fiammetta Cicogna con Maurizio Lastrico. Foto: Taodue/Mediaset

O quasi. Certo è che c’è una nuova “non protagonista” da tenere d’occhio, nel panorama italiano sempre poco rinnovato (soprattutto tra i volti femminili). Ma Fiammetta Cicogna potrebbe ambire anche a ruoli da “leading comedian”, vista la verve con cui veste i panni di Monica Massimello, redattrice peperina di Appeal nonché BFF di Irene. Un personaggio leggero, da perfetta chick lit, ma anche a suo modo tenero e struggente. Un Telegatto come miglior supporting della stagione, presto!

La filologia fashionista

I fashionisti di Instagram hanno fatto gli gnègnè (almeno all’inizio). Ma il mondo della moda ha invece riconosciuto da subito la capacità di Made in Italy di ricostruire fedelmente l’universo che vuole raccontare. Certamente con qualche libertà (il mitico “rosso Valentino” cambia il suo pantone con troppa elasticità), ma con l’occhio di chi conosce brand e stilisti d’antan e sa riportarli in vita. Mettendo in campo anche nomi dimenticati (Walter Albini, interpretato da Gaetano Bruno, il vero iniziatore di tutto il “sistema fashion” milanese) e piazzando cammei indimenticabili: vedi la comparsata della fake Miuccia Prada al centro sociale (!), da brava ragazza chic di sinistra.

Le guest star

Margherita Buy e Raoul Bova, alias Giorgio Armani. Foto: Taodue/Mediaset

Raoul Bova è Giorgio Armani. Enrico Lo Verso Ottavio Missoni (e Claudia Pandolfi sua moglie Rosita). Stefania Rocca “indossa” l’inconfondibile caschetto di Mariuccia Mandelli, meglio nota come Krizia. Quello che sulla carta sembrava puro trash, sullo schermo (incredibilmente) funziona. Sarà che le partecipazioni dei nomi “famosi” (sia in fatto di attori che di personaggi) sono ben amalgamate nella trama. O sarà che l’effetto Bagaglino Fashion Week fa simpatia. Pare che persino Re Giorgio abbia apprezzato il suo ritratto: se è piaciuto a lui, chi siamo noi per storcere il naso.