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Perché non sappiamo ancora convivere con la diversità e la disabilità?


La nuova puntata di ‘Streetphilosophy’, la serie di ARTE dedicata ai nuovi stili di vita dei giovani europei, cerca di capire perché il nostro comportamento cambia in presenza di persone diverse da noi

Sia che vada in spiaggia, dal dottore o dal panettiere, tutti fissano uno come Paddy Jahn. Nonostante sia attore, modello e persino musicista – ha suonato la batteria e la tastiera in gruppi punk, heavy metal e thrash metal –, la prima cosa a cui pensa chi lo incontra è la sua altezza. «Gli sguardi sono moltissimi. A volte non solo mi fissano, mi indicano, fanno battute. Oppure mi fanno foto o video di nascosto», dice. Non c’è niente di semplice nella vita di Paddy. «Se vado a prendere la posta, la buca è un po’ troppo in alto. Se voglio prendere un caffè, il banco è in alto. Anche fare la spesa è un problema, non sai quante volte sono rimasto appeso al congelatore».

Perché il nostro comportamento cambia in presenza di persone diverse da noi? E come si confrontano con la diversità le nuove generazioni? Esiste un punto d’incontro tra chi si vuole aprire ad ogni costo al multiculturalismo e chi invece vuole chiudersi? Sono queste le domande a cui cerca di rispondere, raccontando la storia di Paddy e molte altre, la nuova puntata di Streetphilosophy, la serie di ARTE che, attraverso le storie dei bar notturni di Berlino, cerca di scoprire stili di vita alternativi. Potete vedere l’episodio in cima all’articolo.

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