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Liu Xiaobo, l’uomo che sfidò Pechino a piazza Tienanmen


Il documentario del giornalista di ‘Libération’ Pierre Haski, distribuito sul portale di ARTE, racconta tutta la storia delle proteste della Primavera di Pechino

«La gente correva e gridava: hanno ucciso degli studenti laggiù. L’esercito non permetteva di entrare o uscire dalla piazza. Per evitare un massacro spaccai un fucile, un’arma semiautomatica, sulla stele. Sono stato fortunato a sopravvivere alla Primavera di Pechino. Molti altri sono morti. Provo da sempre un senso di colpa e responsabilità. Perché quegli studenti non solo sono morti, ma il governo continua a negare quanto successo in Piazza Tienanmen». A parlare è Liu Xiaobo, ripreso nell’ultimo incontro con la stampa della sua vita. Un incontro segreto organizzato fuori Pechino e durato più di un’ora che, insieme ad alcune immagini inedite ritrovate per caso su un hard disk, costituiscono il centro del documentario di Pierre Haski – storico corrispondente a Pechino di Libération e fondatore del sito Rue89 – girato per i 30 anni dagli eventi di Piazza Tienanmen.

Il filo conduttore che lega il racconto è una sedia vuota, il simbolo dell’assenza dell’intellettuale cinese imprigionato durante la cerimonia per il Nobel per la Pace nel 2008. Il film, reportage in esclusiva su ARTE, racconta tutta la storia delle proteste di piazza Tienanmen, la stesura della Charta 08, il manifesto per la democratizzazione della Cina, e gli ultimi giorni di libertà dell’uomo che sfidò Pechino. Potete vederlo in cima all’articolo.

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