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Letraset: storia del font più amato dal punk

Il nuovo episodio della serie di ARTE ‘Ginnastica Culturale’ racconta la storia del “lettres transfert”, un sistema di decalcomania economico e accessibile che ha rivoluzionato l’estetica dei dischi punk

Alla fine degli anni ’70, prima dell’arrivo dei computer, c’era solo un modo per inventare copertine di album, riviste e loghi senza spendere denaro: il Letraset, o “lettres transfert”, un sistema di decalcomania che, con una penna e un foglio di carta, permetteva di ricreare i migliori font dei grafici professionisti.

Ma come mai questo semplice strumento tipografico ha finito per influenzare l’immaginario di tutto il movimento punk? La risposta è nel nuovo episodio di Ginnastica Culturale, la nuova serie di ARTE dedicata “all’esercizio dei muscoli della curiosità”. Attraverso le parole di Malcolm Garrett, il grafico britannico che ha ideato il logo dei Buzzcocks, e Daniel Miller, fondatore della Mute Records, scopriamo come il Letraset è diventato il font del punk. Potete vedere l’episodio in cima all’articolo.

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