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Le donne dell’ISIS non erano vittime, un documentario racconta la loro storia

La nuova inchiesta di ARTE raccoglie le testimonianze anonime di alcune donne dello Stato Islamico: 10 storie di oppressione, paura e violenza, sia subita che fatta subire

“Pensavamo che le donne dello Stato Islamico fossero solo vittime costrette ad obbedire ai mariti. Immagine troppo riduttiva. L’organizzazione terrorista le aveva integrate nel suo modus operandi. Quelle che hanno accettato di parlare, vivono per la maggior parte in Siria o in Iraq. Tutte si nascondono, cercano di dimenticare un passato doloroso e spesso vergognoso”. Si apre così Le donne dell’ISIS, il nuovo documentario di ARTE che raccoglie una serie di interviste ad alcune donne che hanno collaborato con lo Stato Islamico.

Quando il califfato ha conquistato Raqqa, Mosul e Deir Ezzor, la maggior parte di queste donne aveva un lavoro semplice, e una vita normale: insegnanti, infermiere, casalinghe… persone ordinarie trasformate (tramite il lavaggio del cervello) in agenti della polizia islamica, oppure costretta a lavorare negli ospedali dell’ISIS. Dieci di loro – alcune emigrate in Turchia, altre nascoste in Iraq o Siria – hanno deciso di testimoniare sotto anonimato, e raccontare l’oppressione e le violenze che hanno subito e fatto subire.

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