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La diplomazia dei vaccini

Il nuovo documentario di ARTE racconta come la pandemia ha cambiato i rapporti di forza internazionali, tra egoismi, ambizioni e appelli alla solidarietà

L’arrivo della pandemia, già nella primavera del 2020, ha subito avuto delle conseguenze economiche e geopolitiche. Prima erano mascherine, bombole d’ossigeno e respiratori, improvvisamente beni preziosissimi che hanno dato forza agli stati e alle aziende che ne erano in possesso. Poi, ovviamente, è arrivato il turno dei vaccini, sviluppati in tempo record dopo una “maratona sanitaria”. 
Ma se la crisi imponeva una cooperazione globale, le principali potenze hanno preferito una politica vaccinale basata sull’autoconsumo, riservando cioè le dosi ai propri cittadini. È successo negli Stati Uniti di Donald Trump e poi nell’Unione Europea: le nazioni più “fragili”, invece, si sono dovute rivolgere a “Covax”, un canale di distribuzione di dubbia efficienza. La conseguenza diretta sono i bassi tassi di immunizzazione di quei paesi, una situazione che potrebbe contribuire allo sviluppo di nuove varianti. Quella indiretta, invece, è di natura geopolitica, con paesi che esportano vaccini nelle loro donne d’influenza. Il nuovo documentario di ARTE, curato da Gilles Cayatte, racconta egoismi, ambizioni e i nuovi rapporti di forza internazionali legati alla lotta alla pandemia.

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