Home TV Documentari

I lavori proibiti alle donne in Russia


Il nuovo documentario di ARTE racconta la legge russa del 1974 che impedisce alle donne numerose carriere professionali per costringerle a fare le madri. Nonostante le proteste, è ancora in vigore

Oxana Chevalier è un’operatrice subacquea della Protezione Civile russa, ma non può più lavorare. La nuova dirigenza dell’azienda l’ha costretta a restare in ufficio, obbligata da una legge elaborata ai tempi dell’Unione Sovietica e che crea ancora molti problemi alle carriere professionali delle donne russe. «Nella vita decidi di prendere una strada, e se ci riesci ti senti realizzata perché sei nel tuo elemento. Poi, all’improvviso, ti trovi un ostacolo come piombato dal cielo», dice Chevalier. «È demoralizzante, perché non sai come reagire. È una ferita che non ti riesci a spiegare».

La legge è entrata in vigore nel 1974 e aveva l’obiettivo di aumentare il tasso di natalità: per farlo, proibisce alle donne circa 450 professioni, tutti lavori pesanti. Niente taglialegna, comandanti di navi, macchiniste, le donne devono diventare madri. E quello che è successo a Chevalier non è un retaggio del passato: lo Stato russo ha riaffermato la legge più e più volte negli ultimi anni e, nonostante innumerevoli dibattiti e proteste, non è stata ancora abolita. «Per lo Stato sono lavori riservati agli uomini, viviamo in un sistema militarizzato», dice Chevalier. La sua storia è al centro del nuovo documentario di Sguardi sulla società, la serie di reportage di ARTE. Potete vedere l’episodio in cima all’articolo.

Leggi anche