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Bang Yong-Guk, il sopravvissuto del K-Pop che ha portato una major in tribunale

La nuova puntata di ‘Tracks’, la serie di ARTE sulla cultura underground, racconta l’assurda storia della boy band Best Absolute Perfect, una rivoluzionaria compagnia di teatro fiamminga e il futuro del neo-kuduro

«È un dio». «Tutto quello che non riesco a dire, e a volte neanche a provare, è nelle sue canzoni». «Fa quello che fa per mostrarti che anche tu ne sei capace, e puoi farlo». Siamo a Parigi, e queste sono le voci di alcuni giovani fan in fila per un concerto. Questa volta, però, non aspettano di ascoltare un grande cantautore della tradizione francese, o una star americana, ma Bang Yong-Guk, il re del K-Pop.

Giovane, bello e leader di una delle boy band più amate del genere – i Best Absolute Perfect –, Bang Yong-Guk sembra avere una vita perfetta. La verità, però, è diversa. Nel 2011, quando aveva solo 21 anni, firmò un accordo di sette anni con la sua etichetta discografica: sembra l’inizio di un sogno, ma il giovane musicista non sa a cosa sta andando incontro, e si pentirà presto della scelta. L’etichetta, infatti, non solo lo costringerà a ritmi di lavoro massacranti, ma intascherà tutto il denaro guadagnato dal gruppo, costretto ad accontentarsi di uno stipendio fisso di circa 400€.

Tre anni dopo, stressato e sempre più soggetto ad attacchi di panico, Yong-Guk decide di andare in tribunale. Alla fine si trova un accordo, ma il musicista non ne vuole più sapere e decide di lasciare il gruppo. L’anno scorso, alla fine, realizza il suo sogno: dire addio al suo capo e tornare a suonare. La troupe di Tracks, la serie di ARTE sulla cultura underground, ha seguito la sua data parigina. Nell’episodio, oltre alla storia del re del k-pop, ci sono Alexandre Franchi, autore della serie “deformata” Happy Face, la compagnia teatrale rivoluzionaria e “sovradimensionata” degli FC Bergman, e Pongo, la nuova star del neo-kuduro. Potete vederlo, come sempre, in cima all’articolo.

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