Ammettetelo: ‘Emily in Paris 2’ è il vostro plaisir coupable | Rolling Stone Italia
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Ammettetelo: ‘Emily in Paris 2’ è il vostro plaisir coupable

Dal weekend a Saint-Tropez alla boss francese Sylvie: 5 chicche imperdibili della seconda stagione (che vi siete divorati in due ore, anche se non avete il coraggio di confessarlo)

Lily Collins nella seconda stagione di 'Emily in Paris'

Foto: Netflix

Scusate, sarà un nostro problema, ma abbiamo riso tantissimo all’idea che i francesi se la fossero presa per i cliché e gli stereotipi nella prima stagione di Emily in Paris. Perché chiaramente la ragion d’essere della serie era proprio quel modo frivolissimamente americano e “fantasioso” di raccontare la Ville Lumière – dai pains au chocolat al triangolo amoroso d’obbligo. La stessa Emily (Lily Collins) non doveva portare il suo “punto di vista americano” a Savoir, l’azienda partner francese del colosso marketing per cui lavora a Chicago? E abbiamo riso anche un po’ di chi si è messo a recensire serissimamente gli episodi: la trama prevedibile e inverosimile (come i follower di Emily che aumentano ogni ora così, quasi dal nulla), i personaggi piattissimi e, ancora una volta, i cliché a tonnellate. Noi a prendere Emily in Paris più seriamente di quello che è – una serie escapista, sì, ma con una confezione super glam e modalità una puntata tra l’altra come i macarons – non ci pensiamo nemmeno. Ma non abbiamo nessun problema a dichiararci orgogliosamente divertiti e appassionati dalle disavventure françaises di Cooper (vedere la seconda stagione per cogliere) et les amis. A differenza di mezzo mondo, che ovviamente l’aveva già bingiata tutta a due ore dall’uscita (è al secondo posto tra i titoli più visti su Netflix), ma non l’ammetterebbe mai. E allora, cari rei confessi emilyni, immergiamoci in questo parco giochi a tema parigino perché nei nuovi episodi ci sono almeno 5 chicche imperdibili.

Il weekend a Saint-Tropez

Foto: Netflix

E se la miglior medicina per dimenticare la notte di fuoco con lo chef Gabriel fosse una fuga romantica a Saint-Tropez (nella realtà Villefranche-sur-Mer) con Mathieu Cadault, nipote dello stilista-star di cui Emily ha conquistato la fiducia? Peccato che le cose non vadano esattamente come previsto, ma tra un giro in yacht, esclusive feste in villa con il limone facilissimo e serate nel club più quotato della Costa Azzurra, la nostra se la caverà anche stavolta. A parte i “soliti” look tra l’adorabile e l’assurdo, il vero, francesissimo insegnamento da imparare a memoria qui è: non provateci nemmeno a chiamare un francese al cellulare il sabato o la domenica, perché «il weekend è sacro, non si lavora». Un altro, delizioso cliché è servito.

Il dissing modaiolo e il fashion show a Versailles

Foto: Netflix

A Saint-Tropez mette radici anche l’esilarante guerra tra due fashion designer, il già noto e amatissimo Pierre Cadault e la sua nemesi Grégory. La causa è un trolley enorme con stampato sopra il volto gigantesco di Pierre, un nuovo prodotto ringarde che Emily ha il compito di far apprezzare allo stesso Cadault. Ne esce ovviamente un drama di marketing. Ma quando Grégory avrà bisogno di un aiuto per il suo show, Emily gli suggerirà il tema, “Let Them Eat Cake”, e la location, Versailles. Se lo stilista conclude la sua sfilata vestito da Maria Antonietta, Pierre, invitato da Savoir, si presenta nei panni di un clamoroso Re Sole dai toni pastello. Flamboyant.

Mindy in Paris

Foto: Netflix

Mindy, la vivacissima coinquilina e amica di Emily, figlia del re delle cerniere di Shangai (!) e scappata dalla Cina dopo il fiasco in un talent show (la sua backstory è già un capolavoro pop), era partita come la quota asian senza cui pare che Netflix non possa muovere un passo. Ma in questa seconda stagione sorprende, tornando, dopo la performance de La vie en rose al Jardin du Palais Royal nelle prime puntate, pure a cantare. Prima in un locale di drag queen, dove fa la dame pipi (voto 100) per potersi esibire in un brano a sera, e poi per le strade di Parigi insieme a una band di busker, ma sempre modaiolissima, esageratissima, dragghissima, ereditierissima. Fino ad avere una storyline (anche amorosa) a sé da far invidia alla nostra protagonista. Ashley Park è una presenza scatenata. A quando lo spin-off Mindy in Paris, caro Darren Star?

J’adore Sylvie

Foto: Carole Bethuel/Netflix

Il personaggio più cool? Sylvie, qui d’autre. Per gentile concessione della sua interprete Philippine Leroy-Beaulieu (già perfetta borghesissima moglie di Mathias in Chiami il mio agente!). Con le sue camminate da prêt-à-porter e le espressioni di elegante disprezzo per tutto ciò che Emily rappresenta, la boss d’acciaio di Savoir ha tutto il fascino di una donna piena di segreti, che la seconda stagione ha finalmente iniziato a svelarci. Dal passato in Costa Azzurra (e non aggiungiamo altro) alle sue passioni più recenti (vedi un fotografo olandese niente male e i croissant che porta in ufficio solo quando la notte prima si è “divertita”), Sylvie è un po’ la Samantha Jones di Emily in Paris, un’edonista ancora feroce e tagliente, ma che si sta piano piano ammorbidendo per svelare un cuore (nascosto) d’oro. Ed è probabilmente anche ciò che impedisce alla serie di diventare troppo zuccherosa.

La new entry Alfie

Foto: Netflix

C’è un nuovo belloccio a Paris, e forse anche nel cuore di Emily (no spoiler). Mentre la nostra cerca di barcamenarsi tra l’amicizia con Camille e l’amore per lo chef cucciolone Gabriel (fidanzato di quest’ultima), arriva Alfie: sorriso guascone, spavalderia e arroganza q.b., ma soprattutto un accento British to die for. L’incontro a lezione di francese (oui, Emily non ha ancora imparato mezza parola), il rapporto amore/odio e… Il bancario inglese figaccione è l’opposto della nostra protagonista: è arrivato a Parigi solo per necessità lavorativa e non ha nessuna intenzione di farsi affascinare dalle luci. Darren Star deve aver pensato: perché limitarsi al francesissimo triangolo quando ci si può divertire con un quadrato da cliché delle rom-com di tutto il mondo?