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5 motivi per non perdere ‘Romulus’

Dal super cast guidato da tre talenti emergenti alla sigla cantata da Elisa: ecco perché dovete vedere la serie di Matteo Rovere. Rigorosamente in protolatino

Francesco Di Napoli, Andrea Arcangeli e Marianna Fontana in 'Romulus'

Foto: Sky

Il cast guidato da tre talenti emergenti

Come si compone un cast di protolatini? Facendo scommesse. Il bello, poi, è vincerle. Se la consacrazione vera è quella di Francesco Di Napoli (alias lo schiavo Wiros), per cui non era scontato un futuro “fuori Napoli” dopo La paranza dei bambini, Andrea Arcangeli (il re in pectore Yemos) si riconferma uno dei giovani volti su cui cinema e serialità italiane possono davvero puntare (sarà infatti Roberto Baggio nel già attesissimo biopic). E, dopo Indivisibili e il passaggio in solitaria da Capri Revolution di Mario Martone, Marianna Fontana si divide definitivamente dalla sorella Angela e mette a segno con la sua Ilia una perfetta revenge vestale (con look Xena). Ma è nel cast di contorno che Rovere & Co. si tolgono tutti gli sfizi, assegnando i personaggi giusti ai volti giusti (e spesso poco utilizzati). La più nota è forse Ivana Lotito, ancora in versione villainess dopo essere stata la moglie di Genny Savastano in Gomorra – La serie (vedi più avanti). Ma i supporting sono tutti di razza: Vanessa Scalera, già Imma Tataranni (un cult!), è la mamma dei promessi re; Sergio Romano (L’onore e il rispetto, Squadra antimafia) è il vero bastardo della situa; Gabriel Montesi (visto in Favolacce) il capoclan dei boschi. E poi c’è Yorgo Voyagis, il veterano greco caro ai cinéphile: che ritorno regale (indeed).

La follia di Matteo Rovere (il protolatino non è mai stato così figo)

Già pareva folle girare un kolossal sulla fondazione di Roma in protolatino. Eppure Matteo Rovere aveva ragione, e con Il primo re ha portato il cinema italiano dove mai era arrivato. Poi, visto che ormai ci avevamo fatto un po’ su l’orecchio, in protolatino ha deciso di girarci pure una serie: non più due ore di dialoghi e monologhi in questa lingua arcaica ricostruita con l’aiuto di professore ed esperti, ma OTTO. E ha avuto ragione di nuovo. Sicuramente un sforzo senza precedenti per gli attori, ma una chicca che rende ancora più epica la storia per il pubblico. Fatevi un favore: non guardatela in italiano.

La produzione monumentale (e “poco italiana”)

Ormai gridiamo tutti al miracolo quando una serie italiana sembra “poco italiana” (cit. Stanis La Rochelle). E invece Romulus è italianissima, tanto da remixare gli elementi del mito di Roma capitale per cercare la complessità storica dietro le origini la leggenda di Romolo e Remo. Ma è invece americana (o almeno quello che “americana” tutti intendiamo, cioè raffinata, attenta ai dettagli, innovativa) per la sfida di girare nella natura (vedi Apocalypto, o pure Revenant), l’imponenza produttiva da kolossal o da peplum della Hollywood sul Tevere di una volta (la ricostruzione delle città della lega di Alba), il tour de force fisico e mentale a cui si sono sottoposti gli attori. Insomma, il tentativo di spingersi oltre i limiti, e di rendere la serialità italiana “alta” qualcosa di riconoscibile ovunque. Per non essere paragonata – finalmente – più a niente e nessuno.

La sigla cantata da Elisa

 

 
 
 
 
 
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c’è stato un errore ed è stata caricata una versione con un audio massacrato, questo può accadere quando si reposta. Ci tengo tanto al mio lavoro e a quello dei miei collaboratori, in questo caso di @ricky_zio_carioti e @andrea_ringo_rigonat che hanno mixato questa sigla. Ho preferito sostituirlo non appena me ne sono accorta, nonostante abbia davvero apprezzato i tanti commenti positivi. 💗🙏🏻 …. Shout!!! Finalmente vi posso dire che è stato un grandissimo onore lavorare a questa sigla per Romulus di @matteo_rovere, l’ho prodotta e arrangiata a casa mia durante il lockdown ed è stato molto emozionante. Conosco questa canzone dei mitici Tears for Fears fin dall’infanzia, quando mia sorella me la faceva sentire a palla in cameretta e la ballavamo come se non ci fosse un domani! 💗 Un ringraziamento speciale al mio amico @daviderossimusic per i suoi archi meravigliosi che abbiamo scritto insieme in una distanza che in fondo non c’era tra Monfalcone e Copenaghen. 🙏🏻💗🦄🌸🦋 @skyitalia @tearsforfearsmusic #Shout #Romulus Posted @withregram • @skyitalia L’inconfondibile voce di Elisa interpreta “Shout” dei Tears For Fears nella sigla di #Romulus. Non perdertelo stasera alle 21.15 su Sky.

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Di solito, dopo averle sentite la prima volta, le sigle delle serie tv le skippate, vero? Probabilmente non vi succederà con quella di Romulus, nonostante sia la cover di una canzone strasentita. Cioè Shout dei Tears for Fears, che però – nell’interpretazione che ne dà Elisa, nuda ed essenziale come i suoi esordi brit-rock – suona incredibilmente come una cosa nuova. Ed è capace di rappresentare al meglio il mood della serie, classica e contemporanea insieme, e a sua volta quasi una “cover” del film più ambizioso di Matteo Rovere. Un’esegesi troppo spinta? Ascoltare per credere. Adesso però la vogliamo anche su Spotify, Elisa.

Il vibe alla Game of Thrones

Romulus non sarà la nostra Game of Thrones, come ha sottolineato anche Rovere, perché c’è una realtà e una ricerca della plausibilità storica di cui ovviamente la serie fantasy tratta da George R.R. Martin non si deve preoccupare. Ma il vibe è simile: mondo arcaico, costumi, complessità della trama e soprattutto la combinazione “sangue, violenza, intrighi, tradimenti, sesso”, che ha reso GoT di culto. Romulus ha pure la sua Cersei Lannister: la Gala di Ivana Lotito, pronta a tutto pur di conquistare il potere. E la sua Arya Stark: Ilia, il personaggio interpretato da Marianna Fontana, che da vestale si trasforma in guerriera assetata di vendetta. Chissà chi ci sarà sulla sua kill list.