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Valentino, Totti e quella paura di smettere

Il Doc ha ammesso di non voler dire addio dopo aver dato tutta la sua vita alla Moto Gp, ma ha subito rilanciato: “Ho altri 10 anni per correre in macchina, nei rally, o magari alla 24 ore di Le Mans”
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Valentino Rossi ha 38 anni e ha conquistato nove titoli mondiali. Foto: GEPA pictures/ Daniel Goetzhaber

L’idea di dover smettere mi spaventa”. Le parole straordinariamente sincere di Valentino Rossi confermano quello che tutti gli appassionati sportivi hanno vissuto in prima persona durante l’addio di Francesco Totti al calcio. Dire basta fa paura. Non dopo quanti successi, milioni e copertine: lasciare il proprio mestiere è un salto nel vuoto che neanche dei monumenti dello sport sanno gestire.

Il pilota di Tavullia, 38 anni e 9 titoli nelle varie categorie del Motomondiale, è stato chiarissimo: «Ho paura all’idea di smettere». Il perché è allo stesso tempo semplice e complesso: «Sarà difficile trovare qualcos’altro perché la MotoGp è tutta la mia vita».

Sostituendo il soggetto e “Roma” con “MotoGp”, il significato è sostanzialmente uguale a quello delle parole di Totti nel suo discorso strappalacrime alla fine di Roma-Genoa del 28 Maggio 2017, l’ultima gara della venticinquennale carriera del Capitano.

Totti e Valentino, due leggende dello sport tricolore, che hanno portato l’Italia ai massimi livelli nel calcio e nel motociclismo, accomunati nell’atto umano di avere paura. Loro che nulla di umano hanno nella visione dei milioni di tifosi che hanno seguito le loro gesta.

D’altra parte non serve essere campioni per capire come l’ignoto possa far paura: ancor più quando per 20 anni o più si ha ben chiaro il proprio scopo nella vita e il passo successivo sia verso l’inesplorato.

Un altro esempio che lo testimonia è quello di Roy Jones Jr., fenomenale campione del mondo in quattro categorie di peso differenti nella boxe (dai medi ai massimi) ancora sul ring a 48 anni suonati, che lo scorso febbraio ha vinto l’incontro numero 65 della sua infinita carriera, il 47° per ko.

Per non parlare di Felipe Massa, che pur non avendo mai vinto un titolo come Rossi, Totti o Jones, vanta 15 anni di militanza in F1, uno dei circus più competitivi dello sport Mondiale.

Il brasiliano della Williams, aveva detto stop alla fine del 2016, ma non ha esitato nel rientrare al posto del compagno Valtteri Bottas, improvvisamente passato alla Mercedes dopo l’inaspettato addio del campione del mondo Nico Rosberg. L’ex ferrarista – undicesimo nella classifica piloti del 2017 – avrebbe voluto continuare anche nel 2018, ma la scuderia aveva già deciso di non rinnovargli il contratto, una storia simile a quella di Totti.

Massa ha dichiarato che non sarà la fine della propria, cosa che ha fatto poi anche Rossi, in un’intervista recente a Radio Deejay: «Quando sono spaventato dal fatto che potrei iniziare ad avere una vita normale, penso che avrò altri 10 anni per correre con le macchine», altra grande passione di Vale. «Mi piacerebbe fare dei rally, oppure la 24 ore di Le Mans».

Forse, il destino di certi campioni, è quello di spingersi sempre oltre i proprio limiti, e Rossi sembra aver ancora intenzione di farlo: «Il primo obiettivo per il 2018? Il Mondiale, poi il podio; il terzo, invece, concludere le gare». Ma in questo caso ‘concludere’ ha tutto un altro significato.

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