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Rolling Mondiale: i risultati esatti delle partite di oggi

Un triplo carpiato e un rigore bailado di Neymar non basteranno al Brasile davanti al Kakà della Serbia mentre la Germania passa per il rotto della cuffia nel girone dei ‘cattivi’

Neuer, portierone della Germania.

Messico – Svezia

Manna d’oro per i simbolisti, il girone F racchiude, in un colpo solo, innumerevoli richiami al calcio nostrano. Da una parte i ‘cattivi’, squadre che hanno segnato la storia pallonara italiana, tra l’evergreen Cermania, i grinch svedesi e l’imperturbabile faccione di Byron Moreno ancora per noi inscindibile dalla rappresentativa sudcoreana. Ma ecco che svetta un tricolore catartico a cui consegnare – almeno simbolicamente, appunto – i sogni azzurri. Il Messico, guidato dalla vera stella del Mondiale russo, Juan Carlos Osorio detto El Profe, ex-muratore per pagare gli studi a New York, spione fisso agli allenamenti dei Reds durante il suo master (appurato) a Liverpool. Nel suo stacanovismo tattico, al limite della psicosi, sono consegnati i sogni di un intero Paese, perché se La Tri è ormai a un passo dagli ottavi, c’è sempre da superare quella maledizione ancora in vigore dal Mondiale casalingo del 1986. A metà tra profano e sacro – ormai leggenda il suo appello “a quello di sopra” – Osorio scenderà in campo col machete tra i denti: vietato perdere contro i ragazzoni svedesi, perché se le Aquile – quelle teutoniche – schiacciano la Corea, allora si torna a casa. Un match con l’acceleratore a tavoletta fin dagli spogliatoi, con El Chicharito Hernández in preda a un raptus mistico e subito a segno, e un due a zero finale completato dal gioiellino Lozano.

Germania – Corea Del Sud

Alle prese con la innumerevoli variabili coinvolte nel passaggio del turno e i conseguenti gesti scaramantici, il c.t. tedesco Löw non sa più dove mettere le mani, con evidente imbarazzo dei suoi. Nella palese angoscia che sta attanagliando Joachim nelle ultime ore – decuplicata dalla presenza sulla panchina rivale del gemello asiatico, il mister coreano Shin Tae-yong – la squadra è ormai in mano al granitico Toni Kroos, unico figlio DDR in una Germania multietnica come mai ce la si sarebbe immaginata ai tempi del muro. Austero nel barocco madridista, direttore d’orchestra nel centrocampo della Nazionale, ancora in corsa grazie a una fiocina del biondo Toni contro la Svezia all’86esimo. Sarà proprio lui a sbloccare la partita, con un’assist al bacio per la testa di Werner; la traversa dalla distanza colpita da Ju farà tremare Berlino, ma per il resto nessuna emozione. Partita noiosa, uno a zero finale.

Brasile – Serbia

Match non consigliato ai deboli di cuore, perché in campo ce le si darà di santa ragione. Da una parte i bailanti brasiliani del capriccioso Neymar, dall’altra i colossi serbi del titano Milinkovic Savic. In una realtà ideale sarebbero i secondi a trionfare – sangue e sudore contro il sorriso da schiaffi dei verdeoro – ma l’ideale è destinato a rimanere utopico, almeno nel 99% dei casi. Questo match, purtroppo per O’Ney, andrà tuttavia a occupare quello spazio in cui tutti i Pippo Civati del mondo guidano una Repubblica platonica, da cui giocolieri e illusionisti sono banditi. I funamboli brasiliani cercheranno invano il loro 10, più concentrato in roboanti carpiati in area di rigore, e finiranno per ignorare Coutinho, illogicamente oscurato dalla stella del PSG. Cavalcata dai 40 metri di Milinkovic, controllo d’esterno, bordata nell’angolino basso e goal come il Kakà dei tempi migliori. Urlo a caso in area del 10 verdeoro, le alte sfere FIFA oscurano il var ed è rigore per il Brasile: rincorsa bailda, interno destro bailado, fuori decisamente poco bailado. Contropiede massiccio all’89esimo e goal di testa di Mitrovic, con il ‘Mineirazo’ che improvvisamente diventa la favola della buona notte da raccontare ai bambini.

Svizzera – Costa Rica

Provate a indovinare quand’è stata l’unica volta che Il Costa Rica è riuscito a passare i gironi di un Mondiale? Esattamente, contro l’Italia. Nel 2018 le aspirazioni calcistiche dei Ticos sono tornate ai valori soliti, e l’unico ricordo di Brasile 2014 è lo stipendio di Keylor Navas. Difronte ci sarà la Svizzera, già praticamente agli ottavi, ma galvanizzata dagli strascichi mediatici dopo la rivendicazione alata di Xhaka e Shaqiri. Per gli elvetici sarà una passeggiata, con quattro reti e doppietta proprio del folletto ex Inter, ma questa volta senza aquila che poi tocca spiegarlo a quei bacchettoni della FIFA.

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