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Rolling Mondiale: i risultati esatti delle partite di oggi

Niente da fare per Leo Messi, che però ha la grande opportunità di eguagliare il suo mito Maradona 24 anni dopo. Intanto la Francia prepara la grande festa sui Campi Elisi per la vittoria della Coppa

Foto via Facebook

Seconda giornata dei match in contemporanea per questo Mondiale russo, per la disperazione di chi nella vita non sa scegliere né vuole cedere alle lusinghe onnivore di Diretta Gol. Si decide il destino dell’Argentina e di decine di titolisti con la bava alla bocca per il prossimo gioco di parole che una eventuale debacle di Messi renderà disponibile.

Francia – Danimarca

Chi scrive aveva dato la Francia vincente su queste pagine e alla Snai, e, tenendo alla coerenza come un oplita spartano, insiste nel credere negli insopportabili galletti, nonostante le performance tutt’altro che travolgenti nei primi 180 minuti di gioco. Anche perché il turn-over di Deschamps manderà in panchina Pogba (diffidato, assieme a Matuidi), e il gioco dei Bleus è destinato a giovarne immediatamente. Impossibile per la Danimarca resistere con tutto il mondo contro: nessuno pare disposto a rischiare di sopportare la loro stucchevole solidità difensiva scandinava anche agli ottavi. Ecco quindi che al minuto 43 Dembelè si beve Stryger, Kjaer è in ritardo e il pallone si infila sul palo lungo. Nel secondo tempo entra Thauvin e chiude i conti, sui Campi Elisi cominciano i festeggiamenti per la vittoria. Dove non riuscì Napoleone, ci pensò Nzonzi.

Australia – Perù

C’è il giapponese Tagara al Var per questa sfida di rara intensità ambientata a Sochi, dove Stalin di curava l’artrosi e oggi l’ex interista Sainsbury svetta tra le nubi. Il Perù di “Enzo Paolo Turchi” Garega si è battuto con orgoglio fin qui e avrebbe forse meritato miglior sorte, non fosse che per le inedite formule chimiche che trovano un habitat sui capelli dei laterali biancorossi. Ma l’Australia, qualificata di default per questioni connesse alla deriva dei continenti, ha più esperienza in campo internazionale. E quando, all’alba del secondo tempo, il ct dei Socceroos si deciderà a giocare la carta Cahill, tutto sarà perduto per i simpatici andini. 1 a 0 e Australia agli ottavi, senza più nemmeno un Fabio Grosso a tramare contro.

Argentina – Nigeria

Attorno al Mondiale dell’albiceleste e della sua piccola stella Leo Messi è sorto in pochi giorni un nuovo genere letterario, e 15 instant-book colmi di zoonimi sono già sul punto di essere dati alle stampe. Sarà la grande riscossa fino al trionfo nel cielo di Mosca, oppure la caduta degli eroi, con il ct Sampaoli nuovo nemico del popolo come l’ammiraglio Fieldhouse ai tempi delle Malvinas? La seconda, con ogni probabilità, perché una squadra così allo sbando non si vedeva dai tempi del secondo governo Prodi, e lo psicodramma è una pulsione quasi irrinunciabile dalle parti di Baires. E così, dopo la Croazia, ecco un’altra bastonata sulla capoccia per i sudamericani. Musa, Musa e Iheanacho (che beffano il portiere Armani, chiamato al difficile compito di fare rimpiangere Caballero), poi Messi per il 3 a 1 finale, con la Pulce che finalmente riuscirà a eguagliare il suo scomodo mito Maradona, segnando un gol alle Super Aquile africane, e poi, come El Diez nel 1994, facendosi squalificare per doping (di Lexotan). Avanti la Nigeria, che nel frattempo riesce così a mandare in produzione un altro stock di ambitissime t-shirt.

Croazia – Islanda

Altra squadra schiacciata dalla retorica, quella islandese. Che riesce comunque a onorare la sua prima volta nell’olimpo del pallone con una vittoria contro le quinte linee croate, orfani di quello che sarebbe potuto essere l’abbacinante protagonista della serata di Rostov sul Don: Nikola Kalinic, di cui nessuno sa nulla, dopo la cacciata dal ritiro della selezione, anche perché a nessuno importa nulla. Segna Finbogasson nel primo tempo, chiude Rurik Gislason, bello da fare tremare i polsi.

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