Rolling Mondiale: forza Croazia, ma vince la Francia

L’umanità è davanti a un bivio, vincerà “una nazionale completamente autoctona”o il “melting pop” francese? Senza troppo interesse per la geopolitica, in questi casi, scegliamo i vicini dell’Est. Ci andrà male, come sempre

Il dado ormai è tratto. La posta in gioco è massima, la distruzione oppure il rifiorire della civiltà che è stata di Platone e Giulio Cesare, di Leibniz, Nietzsche e Paolo Bargiggia.

È stato quest’ultimo, con un tweet, a mettere a fuoco lo scontro finale che avverrà questa sera alle 17 al Luzhniki Stadium di Mosca, dove si sfideranno per l’ultimo atto della Coppa del Mondo Croazia e Francia. “Una nazionale completamente autoctona, un popolo di 4 milioni di abitanti, identitario, fiero e sovranista: la Croazia, contro un melting pop di razze e religioni, dove il concetto di nazione e Patria è piuttosto relativo: la Francia”. Così ha inquadrato il match il popolare esperto di calciomercato di Mediaset, in un post divenuto presto celebre e censurato dalla sua stessa azienda (con infinito rispetto per le altrui policy, ma in passato era mai capitato di dare un’occhiata all’account del vostro?).

Dunque ci siamo, e l’atmosfera nel pianeta è quella fintamente pacifica prima dell’arrivo del nuovo mostro distruttore di Dragon Ball.
E, come con Vegeta in occasione del suo primo approdo sulla Terra, io scelgo di tifare Croazia. Le motivazioni non sono esattamente quelle del collega. Perché mi piace Perisic e decisamente meno Pogba. Perché in vacanza a Krk mi sono divertito di più che in Costa Azzurra. Perché dovete ridarci la nostra Gioconda (no, quello no. Scherzavo).

Fatta la mia scelta, come la solennità e la connotazione geopolitica che è stata imposta all’evento richiedono, faccio esercizio di coerenza. Siccome chi scrive, sin dal primo calcio d’inizio del torneo russo – tra mille previsioni completamente sbagliate -, aveva decretato la Francia vincitrice, non mi tiro certo indietro ora.

I nostri vicini di casa del Nord sono una squadra clamorosa. Con una difesa fisica e solida (e, parziale sorpresa, anche due ottimi terzini), un mix di talento (Pogba, ahime), visione di gioco e km a centrocampo, e un paio di fenomeni di quelli veri davanti. I nostri vicini di casa dell’Est hanno fatto qualcosa che rimarrà nella storia, a prescindere dalla finale. Sono il più piccolo Paese dopo l’Uruguay ad arrivare fino in fondo, lo hanno fatto con un campionissimo e mezzo (Rakitic) e tanti ottimi interpreti, messi bene in campo e, indubbiamente, extramotivati. Il loro calcio non è stato sempre speciale, il loro approccio alle gare sì. E questo è un motivo in più di simpatia, anche se la gioia per gli occhi di ama il calcio la danno gli Mbappé e i Griezmann.

Però la palla rotola dove il piede sapiente la fa andare, Beppe. E Pogba indovina la bordata da fuori area al 34esimo che indirizza il match. La Croazia non si dà per vinta, come sempre, ma gli argini Bleus resistono. Perisic prende l’ennesimo palo, Modric è ingabbiato dal solito impressionante Kanté. Mbappè a metà della ripresa se ne beve un paio e va sul fondo, Griezmann insacca e non esulta, perché gli piace un singolo dance di un dj croato. Al 90esimo c’è gloria anche per il neoentrato Fekir, che chiude i conti.

La Tour Eiffel esplode di colori, piovono fiumi di Moet & Chandon (forse non è del tutto pertinente, ma ho degli amici foggiani che lo chiamano “Mo’ esce Andonio”). Lloris e Giroud entrano nella storia con quella faccia un po’ così, da Fabio Grosso diciamo. L’umanità è salva. Forza Croazia, ma vince la Francia. Viva il melting pop.