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Ricciardo: «La Formula 1 è diventata noiosa, prevedibile, senza sfide»

A pochi giorni dal Gp di Monza, il pilota Renault si racconta a tutto tondo, dalla passione per la musica a quella per il surf, fino al suo futuro lontano dalla pista: «Tra cinque o dieci anni smetto, è uno sport difficile da amare»

Daniel Ricciardo

Foto: Getty Images

Sorride sempre, Ricciardo. Anche quando non capisce una domanda, quando non sa cosa rispondere o quando sa che è meglio non parlare di quanto successo in Formula 2 a Spa. Sorride. A volte dimostrando la sua solarità, a volte invece nascondendo le sue vere emozioni. Lo incontro al Centro di Guida Sicura di Lainate, Daniel ha 30 anni è italo-australiano e il prossimo GP è quello di Monza: «Mi ricordo la prima volta qui, il pubblico mi ha circondato. È sempre caloroso in Italia».

La stagione è stata complicata fino a questo momento, con alti e bassi. Ricciardo e Renault non sono riusciti a trovare un rendimento costante, ma le sue aspettative sono comunque alte e nel prossimo futuro vuole ambire al titolo iridato: «Entro cinque anni voglio puntare a vincere il Mondiale. È il mio obiettivo. Invece, nel breve termine credo che siamo migliorati molto e continueremo a farlo, soprattutto per quanto riguarda l’aerodinamica, che sarà anche il focus per il 2020. Dobbiamo trovare un miglior bilanciamento tra carico e velocità. Sono in un grande team, con una storia di successi e questo lo si sente sempre».

Per domenica, a Monza, le aspettative sono alte, soprattutto se dovesse piovere. «Ho visto le previsioni del meteo – dice Ricciardo – e sembra che possa piovere. Speriamo, così c’è più possibilità di fare un bel risultato e di creare una gara divertente e imprevedibile».

Ricciardo a bordo della sua Renault. Foto: Getty Images

Siamo a una roundtable, che detto così sembra quasi un nome di un programma culinario televisivo, e invece no, significa che siamo più giornalisti a intervistare il pilota della Renault, ma a me di power unit, aerodinamica, velocità e pit stop me ne frega fino a un certo punto. Io voglio sapere cosa piace e cosa non piace davvero a Daniel. So che ama la pizza, che conosce l’inno italiano più di quello australiano e che non vede l’ora di guidare a Monza, ma quali sono le altre passioni di Daniel? Ricciardo mi guarda, sorride e mi risponde, inizialmente in italiano, «la musica. Mi piace tanto la musica. Non suonarla, ma ascoltarla. Amo farlo, mi trasmette grande emozione. E poi mi piace guidare le moto. Mi piacciono tanto, mi diverto andare in motocross. Soprattutto musica e moto».

Ma scusa, sei australiano, sei un atleta e non ti piace surfare? «Ah, già – mi dice ridendo Daniel – surfing, yes. Però i miei genitori non mi hanno portato tanto al mare, anche se abitavamo a cinque minuti dalla spiaggia, perché avevano paura degli squali. Non sono andato spesso a surfare, ma le volte che l’ho fatto mi è piaciuto tanto anche se non sono tanto bravo».

Quali sono le emozioni che provi prima di entrare in pista e che cosa pensi la sera prima di una gara? «La sera prima cerco di rilassarmi, guardo la tv, ascolto musica e cerco di non pensare alla gara, altrimenti non riesco a dormire e a riposare». Ma c’è una canzone, una band, che ascolti più spesso? «Dipende da come è andata la qualifica del sabato. Se parto davanti, nelle prime file, cerco di ascoltare musica che mi rilassa, tranquilla, che mi permette di concentrarmi. Se invece parto dietro, ascolto musica grintosa, aggressiva perché ho bisogno di energia. Però mi piace tutto: metal, rock, hip hop, elettronica. Ascolto tutto».

Cosa diresti alle persone che dicono che la Formula 1 è noiosa? Ricciardo ci pensa un attimo, mi guarda, sorride e mi risponde: «Hanno ragione». La risata è contagiosa, ma ci tiene a precisare: «Ho sempre guardato la gare, le amo, guardavo Schumacher. Ma sono cambiate. Mio padre guarda quattro giri, dopo la partenza, e poi va a fare un pisolino perché sa cosa succede. È questo il problema, non sono noiose ma prevedibili e per questo spesso è difficile amare questo sport, perché manca la sfida. Non è sempre così, per fortuna, ma spesso è prevedibile e capisco il pubblico che pensa che sia uno sport noioso».

E dopo le corse cosa farà Ricciardo? Chiede un collega. Il pilota Renault è uno di quelli che sa esattamente cosa vuole dalla vita: «Da vecchio voglio trascorrere il mio tempo nella mia fattoria in Australia. Corro per altri cinque o dieci anni e poi mi dedico a questo. Basta con queste macchine – dice ridendo in italiano – non credo di voler rimanere in Formula 1, voglio fare altro e stare tranquillo».

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