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Nelle puntate precedenti della F1, più o meno dal 1979 a oggi

Francesco Mandelli, nell'attesa dell'inizio del GP 2016, ci spiega quello che si deve sapere sulla disciplina in cui "un manipolo di ingegneri telecomandano delle automobili con le carene piene di adesivi"

Lewis Hamilton agli albori della sua carriera automobilistica

Il 20 di marzo prende il via sul circuito di Albert Park a Melbourne, Australia, il sessantaseiesimo campionato del mondo di Formula 1, disciplina motoristica dove un manipolo di ingegneri telecomandano delle automobili con le carene piene di adesivi che girano in tondo. Vince chi arriva primo. Ah dimenticavo, a bordo delle macchine ci sono dei piloti, ma non fanno granché.

Queste parole potrebbero sembrare quelle di un detrattore di tale disciplina sportiva. Tuttavia, il qui presente intento a battere dei tasti davanti ad uno schermo, è un grande fan della Formula 1. Sì, perché questo è un mondo fantastico fatto di eroi, di sfide, di drammi e champagne, di macchine incredibilmente belle nonostante gli sponsor, è un mondo dove la storia è scolpita nell’asfalto, le sfide tra Lauda e Hunt, Senna e Prost, quel giro scellerato dove Villeneuve e Arnoux duellano senza esclusione di sportellate, a Digione nel ’79, Mansell che a Città del Messico, all’Hermanos Rodriguez, con la Ferrari sorpassa all’esterno Berger all’ultima curva… Che macchina la Ferrari 641 F1 del 1990, progettata da John Barnard, indimenticabile per la sua forma a Coca-Cola, per via delle pance di raffreddamento molto curve. Peccato che si spaccava sempre…

Sono passati tanti anni da quei duelli col cambio manuale. Adesso ci sono volanti complicatissimi da cui si può cambiare la mappatura del motore e di altre componenti della macchina. Si dice addirittura che la Mercedes abbia un bottoncino che permetta ai piloti di fare un giro al massimo, migliorando molto la prestazione cronometrica, ma solo uno, altrimenti esplode la casa di Toto Wolff. Questo per farvi capire, intanto, quanto la Mercedes sia attrezzata bene.

Veniamo infatti ai giorni nostri. Ci siamo lasciati ad Abu Dhabi a novembre, e le cose stavano così: Louis Hamilton campione del mondo piloti per la terza volta in carriera, ma in caduta libera visto che da Austin, con la certezza matematica del titolo in saccoccia, non ha più vinto. Ma un po’ lo capisco perché alla fine è come se avesse lasciato le briciole al compagno di squadra, Nico Rosberg, detto Nico Rosbif.

Nico Rosbif ha impostato la stagione passata in questo modo, cioè ne ha prese tante quando contava vincere, poi quando non contava più niente ha cominciato a spingere. Bravo! Bella mossa Nico. Detto questo spero che, se quest’anno ci dev’essere ancora una mercedes davanti, allora preferisco sia quella di Rosbif, il più milanese di tutti i piloti. Nico infatti ha vissuto a Milano e quindi nelle interviste parla tipo «Boh guarda zia, le gomme sono un po’ pacco su sto circuito ma la macchina è una bbbomba quindi ciao paliaccioni vi batto tutti figa», e quindi alla fine mi sta simpa.

Le Ferrari un po’ dietro, secondo me con un distacco misurabile in due buoni decimi al giro, poco nel mondo reale, un’infinità in Formula Uno. Sebastian Vettel, quattro volte campione del mondo con la Red Bull, al primo anno con la rossa ha vinto tre GP ma soprattutto ha ridato vita a una squadra i cui nervi erano logori dal rapporto con Fernando Alonso. Grazie a lui la Ferrari è tornata ad essere la seconda forza del mondiale, quasi sempre a podio, regolarissimo, pochi errori (Messico da dimenticare), quasi capolavoro a Spa con le gomme vecchie tanti giri e Grosjean dietro che non riusciva a passarlo perché Seb gli dava due decimi solo all’Eau Rouge.

Insomma, stagione d’esordio perfetta, all’altezza del suo predecessore ed eroe in rosso Schumacher (#keepfightingmichael). Con lui il compagno di squadra Kimi Raikkonen, mai davvero in palla anche se comunque rimane il miglior compagno di squadra possibile per Sebastian Vettel. Dietro questi quattro piloti per due scuderie, il mucchio selvaggio composto da Williams, Red Bull, Force India, Toro Rosso e a volte la Lotus (quest’anno tornata Renault). Dietro, in fondo, ma proprio in fondo che arrancano, Manor e Mclaren, scuderia storica e blasonata con alla guida due campioni del mondo, ma con un motore Honda che purtroppo non andava e ha dato un sacco di problemi.

Stacco. Immagini di un inverno gelido, una landa ghiacciata spazzata dai venti artici, una Formula 1 che per tre mesi si eclissa e non fa parlare di se, con i piloti al mare e le macchine nei garage. Boh, non lo so… facciamoci del male.

Stacco. Si riparte belli frizzanti dai test di Barcellona, dove le squadre provano le vetture in pista prima della stagione, per vedere un po’ le forze in campo, per scoprire un po’ le carte, per studiarsi un po’, per farci sentire l’odore succulento della sfida… sarà riuscita la Ferrari a colmare il gap con la Mercedes? Riusciremo ad evitarci il terzo mondiale a senso unico di fila, con i due argento là davanti e un puntino rosso in lontananza e noi a spaccarci i maroni sul divano?..boh, non lo so.

Apparentemente la Mercedes sembra spaziale, è il terzo sviluppo di un progetto vincente, provano soluzioni molto estreme come il muso a “squalo”, una piccola modifica aerodinamica che rende il muso simile a quello appunto di uno squalo (andare a vedere scambio tweet con Renault). Addirittura hanno girato solo con gomme medie per un totale di 1200 giri. Un’infinità, senza che si rompesse niente se non il cambio di Hamilton l’ultimo giorno, ahimè magra consolazione per noi ferraristi. Il Team Principal Ferrari, Maurizio Arrivabene, sembra sicuro che a Melbourne ci siano grandi possibilità di avere una macchina in prima fila, ribadendo però il concetto del “testa bassa e piedi per terra” che aveva coniato per la rinascita della stagione 2015 – slogan che il bresciano ha fatto scrivere su una targhetta all’interno delle giacche della squadra. Ma anche quella è pretattica secondo me. In risposta al fatto che i piloti della scuderia diStoccarda si sono presentati con dei cappellini tipo cuffia di lana da rappuso.

Io ho la sensazione che le Mercedes siano ancora davanti ma che sia loro che Maranello si siano tenuti indietro qualcosa, per fare pretattica, per stuzzicarsi. O almeno è quello che mi va di pensare. Per concludere non possiamo non parlare della pantomima del cambio del format delle qualifiche. Prima si cambia, poi non ci sono i cronometri, poi ci sono di nuovo e quindi si parte subito… È assurdo che un organo importante come la FIA aspetti il mese prima del campionato per fare un cambiamento strutturale così importante, cioè che cazzo c’avevate da fare tutto l’anno da fare? Comunque, il format nuovo a fatto storcere il naso a piloti e spettatori, con un’eliminazione ogni sette minuti, in modo da creare casino e sperare che le carte si mischino. Sono curioso di vedere che cosa succederà a Melbourne, non vedo l’ora che cominci. Per il momento aspetto riguardandomi Donington ’93, se sapete di cosa sto parlando.

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