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Lettera d’amore a Federica Pellegrini

Arrivata a 31 anni al suo ultimo mondiale e dopo aver conquistato l'ennesimo oro della sua carriera, possiamo dirlo: sei la più grande nuotatrice di sempre

Federica Pellegrini celebra la vittoria nei 200 metri stile libero a Gwangju 2019. Foto di Maddie Meyer/Getty Images

Federica Pellegrini deve diventate un aggettivo. Come l’omonimo Fellini, ci deve essere una parola, “pellegriniano”, che racchiuda in sé quel misto di grinta, progressione inarrestabile, capacità di recuperare, rimontare, stupire, di fascino, stile inossidabile, irrequietezza costruttiva, talento. Un modo solo suo di vestire i panni della campionessa, ovviamente con la sensualità che non ha mai nascosto ma con cui mai però ha abbagliato gli altri né tentato di farlo.

Federica Pellegrini ha la longevità di Carl Lewis, la capacità di andare oltre ogni limite di Michael Johnson, il cannibalismo di Phelps ma a differenza di tutti loro sa perdere. Con la stessa tenera forza con cui vince, con lo stesso orgoglio, a volte con le stesse lacrime e la stessa tonalità inconfondibile di voce. Di lei ricordo i due quinti posti olimpici, il momento in cui si assume la responsabilità delle sue scelte ma ricorda anche a tutti che essere tra le 5 migliori al mondo non è una colpa né un fallimento. E che non deve nulla a nessuno, men che mai ai nuotatori da piscina d’albergo che sui social le insegnavano tattica e preparazione. Non doveva nulla a nessuno se non a se stessa. “A me piace lavorare” ha esordito poche ore fa, commentando la vittoria, segnando con quattro parole la sua grandezza, il suo metro di giudizio (molto, troppo autocritico) verso se stessa. Il motivo per cui a 31 anni, un’età altissima per un nuotatore, le mette ancora tutte in fila.

Federica Pellegrini è eterna, se lo è detto da sola, perché la sua non è presunzione, ma consapevolezza. La stessa che l’ha portata a scegliere allenatori straordinari costantemente nella diffidenza altrui, la stessa che per farle combattere la noia le ha fatto affrontare sfide e distanze che tutti le sconsigliavano, anche se quei sei mondiali sui 200 la rendono la Mennea del nuoto. Anzi, molto di più. Forse non basta un aggettivo, forse serve intitolarle, quando si ritirerà, proprio i 200 stile libero.

Non sono lacrime Federica, è cloro, è acqua. Non sto piangendo per te, per l’ennesimo miracolo di una ragazza che, ora si può dire, è la più grande nuotatrice della storia del nuoto. Dentro ma anche fuori dalla vasca. Lo è per il suo essere donna senza compromessi, nei sentimenti come nelle gare, per la capacità che ha tra le corsie come sui social e davanti ai giornalisti di non nascondersi, di non essere ciò che tutti vorrebbero, ma solo ciò che è lei.

In piscina ho fatto decine di migliaia di vasche, Fede, inseguendo i tuoi stessi sogni (oddio forse non abbiamo la stessa passione per outfit, scarpe e accessori, lo ammetto). Ma non ero abbastanza bravo né abbastanza forte. Però so cosa vuol dire portare per chilometri i pensieri altrove mentre bracciata dopo bracciata diventi altro, conosco le troppe giornate in cui vorresti solo fare una gita con gli amici, so cosa vuol dire poter mangiare solo alcune cose e non altre, sempre. So anche quanto sia ingiusto quel massacro fisico che c’è prima di quelle sole quattro vasche che ridisegneranno tutto il tuo futuro ma che peseranno anche nel giudizio del tuo passato. So che le spalle da nuotatore, per quanto grandi, non bastano per reggere questi pesi. So che devi essere speciale, anzi unica per portarli con l’eleganza, l’apparente sfrontatezza, la bellezza con cui lo fai tu.

Oggi eri commossa perché, dicevi, era il tuo ultimo mondiale e 50 dopo 50 quasi non ci credevi a quello che stavi facendo. Io non ti credo. Perché in quel “pellegriniano” ci sono anche quegli occhi che non riescono a smettere di guardare al prossimo traguardo, alla prossima fatica, al prossimo limite da superare.

Fede, anzi mafaldina (c’è tutta la Pellegrini in quel nickname, quell’unione tra ribellione e disciplina, tra onestà intellettuale e ironia, tra intelligenza e determinazione), ti immagino sorridere di chi in fretta e furia sta risalendo sul carro della plurivincitrice, dopo avere impunemente giudicato le tue poche sconfitte e qualche post sui social.

Io ti ringrazio solo perché in anni in cui ogni giorno mi vergogno di essere italiano, per la politica malata e la società agonizzante, perché i valori che trasmette questa terra sono sempre più corrotti e marci, tu mi rendi orgoglioso di essere nato in questa penisola. Te lo confesso, quando vado all’estero e mi deridono dicendo mafia, bunga bunga e Berlusconi e ora assassini e Salvini, io rispondo “Federica Pellegrini”.

Grazie, di tutto.

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