La notte di Salah

"If he scores another few, then I'll be Muslim too" cantano i tifosi del Liverpool, un bell'esempio di tifo che non vediamo l'ora di rivedere stasera, per la finale di Champions League contro il Real Madrid

Foto IPA


If he scores another few, then I’ll be Muslim too” è il nuovo canto dei tifosi del Liverpool ed è una perfetta ed iconica frase per fotografare tutto ciò che oggi rappresenta Mohamed Salah Ghaly. In una frase è condensata tutta la parabola di Mo, l’egiziano oggi simbolo del calcio internazionale, funambolo del pallone pronto a contendersi la Champions League che tra poche ore si giocherà a Kiev tra la sua squadra, il Liverpool e il detentore del titolo Real Madrid.

Mo Salah è prima di tutto un campione vero, che si è costruito lontano da casa, ha innalzato il suo livello nel campionato italiano (con Fiorentina e Roma) ed è esploso nel torneo più popolare e visto del mondo, la Premier League inglese. Salah è anche credente, non ha paura a mostrare la sua fede musulmana che non si limita alla sua tipica esultanza in ginocchio con gli indici delle mani al cielo, è devoto e praticante, rispettando meticolosamente i precetti e – grazie alle eccezioni della dottrina – ha deciso, non senza ripensamenti e un lungo summit con i preparatori del Liverpool, di interrompere il Ramadam nella giornata più importante della sua carriera.

If he’s good enough for you, he’s good enough for me.If he scores another few, then I’ll be Muslim too” è un bellisimo esempio di tifo, un’idea dei tifosi del Liverpool, un coro cantato sulle note di Good Enough, hit british degli anni ’60, ed è un coro semplice e non offensivo, riconosciuto senza imbarazzo dallo stesso Salah e divenuta virale; è soprattutto un bel messaggio ben riassunto da un’anonima tifosa inglese su Facebook “quello che hanno fatto i tifosi del Liverpool, che non è la mia squadra, è qualcosa di piccolo ma di cui la nostra società oggi ha bisogno, rompere barriere e unire nonostante le differenze – Mohamed Salah is the Egyptian King“.

Quel “Re d’Egitto” è uno dei tanti soprannomi che gli sono stati affibbiati, il più potente e altisonante è la “Quarta Piramide d’Egitto”, nickname tutti meritati per un giocatore che ha trascinato la sua squadra alla finale di Kiev, l’ultimo stage, quello giusto per fare un ulteriore salto di qualità, non solo perchè la sfida è contro il Real Madrid del plurivincitoreditutto Cristiano Ronaldo, ma anche perchè è un passaggio finale di stagione epica: Quest’anno Mo Salah ha infranto il record di ogni epoca per gol segnati in Premier League e ha portato praticamente da solo – a distanza di 28 anni – l’Egitto ai prossimi Mondiali di Russia, vincendo oltre 30 premi individuali compresa la Scarpa d’Oro come miglior realizzatore in Europa.

Comunque vada, anche nella sconfitta c’è solo da applaudire un ragazzo arrivato a questo punto della propria vita dopo aver fatto un percorso personale lungo e difficile, oggi è il primo giocatore egiziano a diventare una vera superstar mondiale di calcio d’élite e giocoforza è diventato il volto di un’intera generazione di giovani egiziani e di centiania di migliaia di altri connazionali. L’innamoramento per l’attaccante del Liverpool rappresenta “uno di quei rari momenti nella turbolenta storia recente dell’Egitto dove tutti sembrano essere in totale accordo su un individuo, sia in Egitto che fuori”, è in corso un’esplosione di riconoscimenti dentro e fuori dal campo per un calciatore che fino ad un anno fa era sportivamente chiacchiarato il giusto e che oggi è tra i primi 5 giocatori del mondo, non è esagerato e non è fuori luogo affermare che nel 2018 Salah è il volto, l’icona dell’Egitto.

E sappiamo di come l’Egitto stia attraversamdo anni difficili, duri e socialmente struggenti sotto un severo regime militare comandato dal generale Al Sisi; così Mo Salah in questo momento, come è normale che sia, gode di un notevole sostegno e ammirazione da parte dei politici e dei militari, lo coinvolgono in campagne contro la droga (come se la questione dei diritti umani o la sanità o il lavoro non fosse un’emergenza…), il suo volto adorna un murale nel centro del Cairo accanto al grande scrittore egiziano Naguib Mahfouz e alla più celebre cantante araba del ‘900, Umm Kalthoum. La storia di Mo di ascesa continua verso il successo partendo dalla povertà della provincia di Nagrig, sono una narrazione costante da parte dei mass media egiziani, un clamore che spinge sull’ambizione e i sogni del popolo che non deve pensare facendo i conti” con i migliaia di giovani che stanno scontando decine di anni nelle prigioni, con le libertà personali limitatissime, con l’economia che è un vero disastro: record di inflazione all time per l’Egitto nel 2017, oltre il 50% di disoccupazione femminile e oltre il 30% di non occupati tra i giovani sotto i 30 anni.

L’Egitto ha un tessuto sociale fluido, diviso e impaurito che riconosce il valore del campione e la sua vicinanza con il popolo, non a caso Mohamed Salah Ghaly è stato candidato autonomamente dagli egiziani alle recenti elezioni-farsa: lo hanno votato a milioni scrivendo il suo nome sulla scheda elettorale. Così si fa presto a diventare uno strumento di propaganda, negli ultimi mesi Salah è sulle pagine dei giornali di Stato ogni giorno e quasi quotidianamente viene ripetuta la storia di successo dal basso di Mo, in sintesi questa: “A 13 anni, per cinque giorni alla settimana, ogni settimana per tre o quattro anni, facevo questo viaggio: partenza ale 9 del mattino, cambiavo almeno sette autobus e arrivavo al campo di allenamento alle 14:00 o alle 14.30. L’allenamento era sempre alle 15.30 o alle 16.00. Finivo l’allenamento alle 18:00 poi tornavo a casa e arrvavo alle 22:00 o alle 22:30. Poi cena e a dormire. Il giorno dopo la stessa cosa. Non posso dire che mi era chiaro chee cosa sarei diventato ma mi sono sempre detto, ‘sarò qualcosa di speciale’. Venivo dal nulla, un bambino di 14 anni con un sogno. Non sapevo che sarebbe successo, volevo solo che succedesse”.

Il fatto che Salah non abbia mai parlato delle atrocità commesse in patria e che abbia donato 282.000 sterline ad un fondo statale – destinato a sostenere lo sviluppo economico della terra dei faraoni – lo hanno ovviamente reso non solo un “capitano del popolo” ma anche l’icona buona del Regime. Ma detto questo Salah rimane un giocatore di calcio che si sta focalizzando sulla sua carriera e sta dando tutto se stesso nel suo lavoro regalando ai suoi connazionali un po’ di positività in un clima di povertà e violenza dentro e fuori i confini, proprio la recente ondata di proteste nella confinante Striscia di Gaza e nei Territori Palestinesi hanno fatto girare la voce di una possibile presa di posizione del campione, in molti si aspettano un gesto, magari una t-shirt che Salah potrebbe sfoggiare durante o dopo la partita, personalmente non credo succederà, qualche anno fa si era rifiutato di stringere la mano ai giocatori avversari di una squadra israeliana, un episodio che fa tuttora parlare – soprattutto i giornali conservatori europei – ma su cui Salah non è mai tornato evitando sempre l’argomento, nonostante molti egiziani lo trovassero un encomiabile atto di sfida contro l’occupazione israeliana della confinante Palestina.

L’impressione è che come troppo spesso accade, un campione vero e un uomo integro vengono spesso esaltati, strumentalizzati e banalizzati. Questa sera si gioca una partita di calcio, una di quelle che tutti i calciatori sognano di giocare, Mo Salah come tutti gli altri vuole il successo. Una partita tra il Real Madrid, di nuovo arrivato in fondo per il quarto anno consecutivo e il Liverpool , una delle squadre che al pari dell’avversaria, ha fatto la storia del calcio e che va alla caccia di un trofeo che manca dal 2005, anno dell’incredibile finale di Istanbul vinta contro il Milan. E sarà una sfida tattica interessante 22 uomini gestiti da due allenatori che si sfideranno in un confronto di altissimo livello, con il mister dei reds Kloop che è sostanzialmente superiore a Zidane sul piano tattico, ma la fiducia che Zizou sta ottenendo dai suoi tanti fuoriclasse conterà anche nei momenti di difficoltà. Sarà partita destinata – almeno seguendo le statistiche di questa edizione – a divertire e con tanti gol, in attacco per i reds il trio Mane, Fermino e Salah che ha battuto il record di Champions League per gol segnati, record che apparteneva guardacaso al trio Benzema, Bale e Ronaldo, quest’ultimo l’incubo di qualsiasi avversario e leader all time per gol segnati nella massima competizione europea.

Cristiano e Mo, per la Champions, attraverso il Mondiale di Russia, per il Pallone d’Oro.

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